Skip to main content

Full text of "Origine e gesta di Giovanna Darco per G. B. Crollalanza"

See other formats


ORIGINE E GESTA 

DI GIOVANNA 
DARCO ] PER G. B. 
CROLLALANZA 

Giovanni Battista Di 
Crollalanza 



Kf 

Uigriizcaby Google 




Oigilizafl by Google 



Digitizcd by Google 



Digitized by Google 



ORIGINE E GESTA 



GIOVANNA DARCO 

DEL PUÒ FESSONE 

<s. a. ttoMmit 

DA FERMO 
altohe della sronn militare di Fnt>eii 



S A il N i 

ripngrafia dql Gallami 



GIOVANNA DARCO 



Digilized by Google 



□igifeed t>y Google 



7 



ORIGINE E GESTA 

GIOVANNA DARCO 



<&. &. tErollalanjo 




NARRI 1862 

flIMUIU DEL GATTiM ELITI 

Propri** d,lt Autore. 



Proprietà letteraria. 



Digitized by Google 



ALLA MIA DILETTISSIMA PIGLIA 

OLGA 



L' abuso delle dediche è divenuto così sospetto 
da far credere sieno per lo più esse inspirate dalla 
speranza di bassi lucri o dal desiderio di accattare 
protezioni e favori. E la comune credenza su questo 
proposito non è priva affatto dì fondamento- Ma àvvi 
di più. La smania di riscuotere bugiarde lodi e di 
vedere il proprio nome in fronte di un' opera qua- 
lunque, il più possibilmente divulgato, a fine di esser 
tenuti per uomini di merito, o per generosi mecenati, 
seduce non pochi vanitosi ad accettare l'offerta di 
un'opera, e perfino a mostrarsene essi stessi deside- 
rosi, lo non voglio che questo libro, che ora pubblico 
per la seconda volta, possa far nascere sospetti e di- 
cerie per l'offerta che io intendo di farne ; quindi mi 
san proposto di dedicarlo a te, figlia mìa, persuaso 



6 

che nessuno potrà mormorarne. D' altronde io non 
avrei potuto trovare un nome che mi ' sia più caro 
del tuo, né una persona che /ihxxu arruglieri! più gra- 
ziosamente la mia ojferta. lo offro dimane a te que- 
sta mia operetta per darti novella prova del mio 
vivissimo amore, e per mostrarli che sebben lontano 
U padre tuo non pensa ette a te. 

La gloriosa storia dello virtù e gesta di Giovanna 
Darco ti sia eccitamento ad informare il cuore e lo 
spirito a sentimenti nobili, a generose azioni, affin- 
chè io possa un giorno andar superbo di essere V au- 
tore de' tuoi giorni e di aver provveduto utilmente 
alla tua educazione. 

Vivi felice ed ama sempre il 

Di Firenze 15 Agosto 1862. 



Tuo Affino Padre 
C. B. CttOLLALANZl 



Digitizcd by GoOgE 



CAPITOLO I. 



Deplorabile condizione della Francia alla morta di Carlo 
VI - Assedio d'Orléans - Il conte di Dunois - Fortificazioni co- 
struite dagl'Inglesi attorno alla piazza - Battaglia di Rouvraj 
o dello Aringhe - Condizione disperata dei difensori di Orléans. 

IPII 

Ijl^Yflla morte di Carlo VI il regno di Francia trova- 

fa: vasi sull' orlo della sua totale rovina; gl' Inglesi 
é regnavano nella capitale e in quasi tutla la 
Francia; il duca di Bedford, dichiarato reg- 
gente durante la minorità di Enrico VI ro 
d'Inghilterra, aveva ricevuto giuramento di fe- 
deltà dai primari magistrati ; il re legittimo, I' ultimo 
discendenle della stirpe dei Vaiola, chiamato per di- 
sprezzo dagl'Inglesi e dai Borgognoni il sedicente dal- 
fino, trovavasi, in età dì venti auni, privo della maggioro 



e più importatile parte del suo regno. La sua causa era 
affatto disperata, e sembrava dio la Francia tutta dovesse 
cader preda degl'invasori nemici. Questi fin dall' otto- 
bre del 1428 tenevano assediata la città di Orléans, i cui 
abitanti riconoscendo nollo sventurato monarca il rap- 
presentante della nazionale indipendenza opponevano 
agl'Inglesi un'eroica difesa. II sire di Guacourt, uno 
dei più valorosi banderesi del tempo, che era*i acqui- 
stata molta gloria nei campi di Rosbocq e di Nicopoli, 
era stato nominato dal re governatore militare di Or- 
léans. Questo bravo cavaliere, i siri di Villars e di Guitry, 
Pietro della Cliapelle, Coaraze, Xantrailles e una folla 
considerevole di prodi capitani seguiti da molti soldati 
si arano rinchiusi entro quella piazia giurando di sep- 
pellirai sotto le sue rovine anziché cederla all' odioso 
nemico. Gli abitanti di Orléans, non meno risoluti a di- 
fendersi, si erano tulli armati, avevano munito tutta la 
città di valide direse, eransi assoggettali spontaneamente 
ad una particolare imposta, e per nulla trascurare di 
quanto poteva servire ad afforzare la piazza, animali dal 
più grande patriottismo, a fine di renderne gli approcci 
maggiormente difficili, avevano demolito il bel sobborgo 
di l'ontcrau ed appiccato il fuoco agli altri sobborghi, 
sacrificando cor: perniivi so curng^io una gran parte dei 
propri averi. . 

La città di Orléans, fabbricala sulla destra sponda 
della Loira, erasi da circa cento anni considerevolmente 
accresciuta, ed era circondata di un recinto di forti mura 
c di torri. Aveva !a città nove porte e molte postierle, 



Digilizcd by GoOgfe 



Digitila! By Google 



CAPITOLO MIMO SI 

e il ponte piantalo fuori del recinto formava un pro- 
lungamento delle fortificazioni. Questo ponte retto da 
diecinove archi aveva una porta nel mozzo , e dalla parie 
della città era difeso all' ingresso da due forti torri le- 
gate fra loro da un forte muro. Dal lato del mezzodì la 
testa dì detto ponte era formata da un ammasso di torri 
chiamato le Torrette. La città aveva la forma di un 
para lei lo-gramma quasi perfetto, e le sue mura com- 
prendevano una estensione di mille lese. I suoi abitanti 
sommavano a circa trentamila divisi in otto quartieri, 
avente ciascuno un capo particolare cui erano tutti ob- 
bedienti e subordinati; laonde durante tutto il tempo 
dell'assedio regnò nella città l'ordine il ptù perfetto, ed 
alla fermezza di qtte' magistrali si deve principalmente 
attribuire l'eroica costanza di quegli abitanti e la sal- 
vezza di Orléans. 

11 conte di Salisbury, comandante in capo l'esercito 
degli assediami, ad onta della vigorosa ditesa opposta- 
gli dagli Orleariusi, erasi fin dal princìpio dell' assedio 
impadronito delle Torrette, il più forte baluardo della 
piazza. 1 difensori d' Orléans costretti a ritirarsi da que- 
sta bastiglia ne avevano costruita un' altra in mezzo al 
ponte sopra uu'isoletia chiamala la Bella-Croce. Da qua 
sto nuovo baluardo avevano continuato a molestare gran- 
demente gl'Inglesi, finché sir Guglielmo Clandsdale, 
sopracchiamato dai Francesi Glacidas, dopo aver passato 
a guado la Loira ed espugnata d'assalto la Delia-Croce, 
da quivi aveva dato cominciatriento alle offese controia 
'città medesima. 



IO GIOVMKA DAHCO 

La perdita delle Torrette aveva atterrito grande- 
mente i cittadini d'Orléans, ma per buona ventura il 
giorno appresso erano giunti a rinfrancarne il corag- 
gio ragguardevoli rinforzi condotti da Giovanni bastardo 
d'Orléans conte diDunois. il quale aveva risoluto di chiu- 
dersi nulla capitale della ducea del fratello, elio trova- 
vasi prigione in Inghilterra, per fargliela salva. Questo 
prode guerriero, sebbene inclinato ai piaceri e alle vo- 
luttà, era tuttavia operoso, audace e vaghissimo di gloria. 
Possedeva egli un cuor nobile, ed ora animalo dal più 
puro patriottismo. Ardente, impetuoso, intrepido nei 
combattimenti, sapeva all'uopo moderare il suo ardore 
e rendere il suo coraggio calmo e riflessivo. Il brillante 
successo da lui ottenuto sotto le mura di Montargis 
sopra gì' Inglesi gli aveva cattivalo tutta la fiducia del 
suo sovrano, il quale lo avea consideralo siccome il solo 
uomo capace di liberare la Francia dal giogo dell' Inghil- 
terra. Con luì erano venuti in Orléans il maresciallo di 
Boussae, il sire di Chabannes, il sire di Beuil, il famoso 
La Hire e il lombardo Valperga, i quali tutti avevano 
raccolto da circa millecinquecento uomini tra Francesi, 
Scozzesi, Italiani ed Aragonesi, e gli avevano introdotti 
nella' città assediata. Questo rinforzo aveva aumentato il 
coraggio e l'ardire dogli Orleancsi, lu cui speranze vie- 
in aggiorni e lite s' accrebbero per un accidente di cui fu 
vittima il conte di Salisbury. 

Quest'abile ed accorto capitano, disperando d'impa- 
dronirsi della città di viva forza, risolvetlc di rinserrarla 
entro un recinto di forti che posti a poca disianza gli 



GIOVANNI BASTARDO DI ORLÉANS 

CONTE DI DUNQIS 



Uigitizod by Google 



capitolo [-amo 11 
uni dagli alti-i renderebbero quasi impossibile l'ingresso 
in città delle -vettovaglie, e ridurrebbero ben presto la 
popolazione a crudelissima fame. Il Salisbury, a fine di esa- 
minare la gìacilura della piazza e riconoscer la posizione 
che occupar dovevano le bastiglie die proponevasi di 
fabbricare, era salito con alcuno dei suoi capitani sopra 
la più alla torre del baluardo conquistato, e nel mo- 
mento clic Guglielmo dì Glandolalo dirigevagli queste pa- 
role orgogliose: Guardate o sire; la vostra città vi 
giace dinanzi agli occhi: di qui voi potete osservarla 
quanto ella è grande, una cannonala tirata a caso dal- 
la città colpi la finèstra da cui stava egli riguardando, 
e fecene balzare una scheggia elio a Ini portò via la 
mela del volto, e gettò morto al terreno un altro cavalie- 
re che gli slava dietro. Il bravo Salisbury focosi trasferire 
a Mehuo sulla Loira, dove dopo di aver raccomand*alo 
agii altri capitani inglesi di proseguire can maggiore 
ardore l'assedio d'Orléans, mori in termine di olio 
giorni (a). 

llduca di Bedford, appena seppe la morte di Salisbu- 
ry, si diede cura di rimpiazzarlo colla scelta di un altro 
bravo comandante, e mandò a dirigere l'assedio d'Or- 
léans il conte di Suflblck, generale formato alla scuola 
di Enrico V, pieno di abilità e di coraggio, e non meno 
distinto per la nobiltà e generosità do' suoi sentimenti, 



' [a). Monstrelet- Cren. - Lib. II. Cap. 23,- Barante - Ui- 
itùire de: duci de floorjojiw - Tom.JII. Lib. II. [ias 13l>- 



12 GIOVANNA DAUCO 

al quale aggiunse Talbot, Scales , Roberto Heron, Lan- 
cellotm dell' ile e Gilberto di Halsates. Inviògli inoltre 
un rinforzo considerevole di (ruppe inglesi e borgognone 
condolle da Guglielmo di ftoclieforl , Ugo di Pral, Eu- 
stachio Gaudio, Goffredo di Lancy e Guglielmo di Bro- 
gliac. L'armata inglese noverò allora ben ventimila 
combattenti, ma il triplo di questo forze sarebbero slate 
necessarie per cingere strettamente la città e tenere le 
due rive della Loira. Il Suffolck, stimando il suo esercito 
abbastanza numeroso per oppugnare la piazza da amendue 
le rive del fiume , lo divise in due corpi , e lasciata una 
divisione sodo il comando del Glandsdalc ad ostro della 
Loira , si traslocò coli 'altra sulla spónda settentrionale, e 
•per avere una facile comunicazione col primo esercito 
fece erigere due ponti che mettevano capo all' isola di 
Carlomagno, assicurandoli con una forte bastila e ri- 
dotto. Volendo quindi il nuovo generale inglese seguire 
il piano del suo predecessore , fece costruire altre tre- 
dici bastiglie attorno alla città di fronte alle varie vie 
che vi conducevano, e legare fra loro con torri più pic- 
cole e con doppia linea di fossati. Ecco il dettaglio dei- 
la posizione di colali fortezze, estratto dalla Storio di 
Giovanna D'Arco di Lebrun di Charme tles (a). 



(a 1 . IIisloire.de Jeanne d'Are surnom/e la Puerile d'Or- 
Kans tirit des ics projtns de'rluratiwu, de cent quartini qualrc 
depositimi* de f«noini ocuittircs e des manuscrits dt la bibliulM- 
guc du rei de la tour de Landre» - Paris 1817. 1 




DigiiLzadbyGoogli: 



All' occidente furono piantati la bastiglia di Saint- 
Laurent - des - Orgcrilz cominciata i) 4 dicembre 1428 
sulla riva della Loira nel punto dove trovasi anch'oggi 
la chiesa di questo nome ; il baluardo a ridotto della 
Croce Boisèe ultimalo il 17 del susseguente gennajo e 
situato fra la città e la bastiglia di san Lorenzo nel posto 
dove oggi trovasi la crociera formata dalle strade Rose, 
Saint-Laurent, Tour-à Chaux e Croix-de-Bois; la basti- 
glia di Londra nel posto allora denominato i Dodici 
Pari; la bastiglia o il baluardo del Cnlombiero, così 
chiamata perchè sorgeva dove era il «olombiero Turpin 
che a lasciato ti suo nome ad una strada chiusa oggi 
ne! recinto della città ; e il baluardo delta Croce Morin 
situato probabilmente in quel posto che anche al pre- 
sente chiamasi là Croce, quasi all'estremità della strada 
del Colombiere 

Al nord furono erette la bastiglia Aro a di Aauen 
probabilmente. situata dirimpetto al!' antica porta. Ban- 
niere la bastiglia di Parigi ultimata il 15 aprile 1429 
fra Saint-Pouair e Saint-Ladre, oggi Saint-Paterne cSainl- 
Lazare sull' antica via di Parigi e dirimpetto alla porta 
Parisie . 

All'oriente fu costrutta il 10 marzo dello slesso anno 
la bastiglia di Saint- Loup o di Saìnt-Laud sulle ro- 
vine della chiesa di San Lupo oggi racchiusa nel recinto 
della città all' angolo delle strade degli Ebrei , delle Noci 
p di Saul' Aperto a poca distanza dal vescovato. Questa 
fortezza tramasi dunque all' est-nord dell'antica porta 
Borgogna a tiro di eannone della torre detta la Fau- 



14 GIOVANNA D.U\:,<> 

earmerie situala all'angolo dei bastioni, e precisa molilo 
dove trovasi oggi la crocevia formata dalle strade Saint- 
Kuvcrto , llurpois, Vescovato e Bourdon-Blanc. 

Al sud il 20 aprile ora stata eretta sulla riva sini- 
stra della Loira all' oriente delle Torrette c nel silo dove 
oggi sorge la chiesa di San Giovanni, la bastiglia di 
Saint-Jnan le- Biave. Gl'Inglesi da questo Ilio era usi, 
come abbiami visto, impadroniti della bastiglia delle 
Torrette, la quale sorgeva sull'amico ponte d'Orléans 
presso la riva sinistra della Loira nel punto in cui que- 
sto ponte formava una coda e rigirava un poco all'. est. 
Questa fortezza era difesa da due baluardi, situalo. I' urto 
dal Iato della città e l'altro dalla parte della campa- 
gna , c veniva considerata come imprendibile tanto in 
ragione della sua situazione circondata di acqua, quanto 
a causa della solidità ed estensione dello sue fortificazio- 
ni circondate di larglii e profondi fossati. Inoltre gl'In- 
glesi avevano dallo stesso lato fabbricato nell'ottobre 1423 
' la bastiglia defili Agostiniani nel posto dove anch'oggi 
sorge la casa dello stesso nome al sud e a mezza por- 
tata di cannone dal forte delle Torrette. , 

All'ovest di queste due bastiglie, sulla riva del fiu- 
me, e quasi dirimpetto a S. Lorenzo, Gii dai primi giorni 
di gennaio 1429 avevano gl'Inglesi fabbricalo un. ba- 
luardo cui avevano dato il nome di baluardo di Sabini- 
Privé, e nella piccola isola di Carlomagno, che fu poi 
trascinata dalle acque, avevano creilo, come si è dello, 
di sopra, un altro baluardo che con quello di Saint-l'rivé 
assicurava da questo lato il passaggio del. fiume. 



CAPITOLO PRIMO 18 

Per mettersi inoltro al coperto fra l'unii c l'altra 
di queste bastiglie, gli assedienti avevano scavato in mol- 
ti punti una specie di canale che circondava comple- 
tamente la città o ne rendeva l'accesso assai difficile. Né 
si limitarono a questa fortificazione le opere degl'Ingle- 
si, i quali avendo divisa l'armata in due corpi destina- 
ti ad agire l'uno sulla riva diritta e l'altro sulla sini- 
stra dei fiume, avevano formato tre campi o parchi, in 
cui le truppe che non occupavano le fortezze e i balu- 
ardi bivaccavano sotto baracche costruite con tronchi 
di alberi e coperte di stoppia. Uno di questi parchi era 
situato presso la barriera degli Agostiniani, il secondo 
presso quello di San Lorenzo e il terzo daccanto alla 
bastiglia di Parigi. 

Il comando dell'assedio era stato diviso fra i ca- 
pitani inglesi presso a poco nei modo seguente. Al nord 
il conte di Suffolch avea sotto i suoi ordini la bastiglia 
di San Lorenzo, il baluardo della Croce Boisce e quello 
dell' isola di Carlomagno; Polo e Scales occupavano le ba- 
stiglie di Londra e di ftouen da cui dipendevano ì baluardi 
del Colombiero c della Croce Morin; e Talbot aveva il 
comando della bastiglia di Parigi. Tutti questi capi pe- 
rò si riunivano spesso in quella di San Lorenzo per tener- 
vi consiglio sulle bisogna dell'assedio e per essere a 
portata di comunicare con quelli che comandavano dal- 
l'altra parie del fiume. La bastiglia di Saint-Loup era 
occupata da Tommaso Guerrait; i siri di Moulins e di 
Pomus comandavano in quelle degli Agostiniani e di San 
Giovanni ie Ulano, e il Glauidas comandante in panico- 



Iti GIOVANNA DA ItC 0 

lare la bastiglia delle Torrette dirigeva al sud della cit- 
là tutta la parte dell'assedio. 

Mentre gl'Inglesi si affaticavano alla costruzione di 
laute c si formidabili fortificazioni, assediati e assediatiti 
facevano prodigi di valore, eseguendo gli uni vigoróse 
sortite, e respingendolo gli altri con pari ardore e co- 
raggio. Giorno e notte le palle dell'artiglieria inglese 




piovevano sulla città o le inlimavano di arrendersi, ma 
gli Orleanesi, chiusi, assaliti e bombardati da ogni par- 
te, combattevano come leoni e respingevano tutti gli 
assalii degli assalitori. 

Audaci cavalieri francesi introducevano spesso nella 
città soldati e vettovaglie ad outa delle molte trincee 
vbe chiudevano ogni uscita. Così nel gennaio del 1529 



OigruzMD/Googk 



penetrarono cnim la piazza, risoluti di compungere le lo- 
ro forze a quelle del presidio, e di dividerne propizia o 
avversa la sorte. Intanto il duca di Bcdlord, venuto in 
cognizione che I' esercito assediarne difettava di viveri, 
aveva inviato un convoglio di pesce e di altre vettova- 
glie sopra cinquecento carri scortali da 1700 uomini, tut- 
ti arcieri a piedi,' riputati i migliori combattenti dell'In- 
ghilterra e posli'sollo la condotta di sir Giovanni Fal- 
sloff. 11 giorno delle Ceneri partì da Parigi il convoglio 
eolla maggior segretezza, ma i Francesi ne furono to- 
sto informali, e il conte di Clcrmont, che stava per muo- 
vere co! suo esercito da Blois per portarsi a soccorrere gli 
Orleanesi, risolvette d'intercettarlo per via, e data a que- 
st'uopo al conte Dunois la posta a Jenviìlc ei mosse colle 
sue truppe al luogo delle slabiliin convegno, dove la con- 
giunzione dei (ine esercì l i upemssi il df 1 1 febbraio. I più 
illustri guerrieri di Francia eraiisi uniti al Clcrmont cai 



Dunois per questa spedizione, e fra essi disliogucvansi i 
marescialli della Favelle e dì Boussac. il sire di Catari, 
il visconte di Touara, il sire di Bellevillo, Giovanni Stu- 
art comicslabilc di Scoria, Guglielmo d'AIbret sire d'Or- 
val, Giovanni di Slilhae, l.iovyimi <li Lcsgot , il famoso 
La Hi re seguiti di un gran numero di cavalieri di AU 
vergna, del liorbotiese, del Berry, del Poilou con tutti 
gli Scozzesi assoldali (tallii Francia. Tulle queste forzo 
riunite sommavano bene a (remila cinquecento uomini, 
fra quali eranvi mille cinquecento di buona cavalleria. 

Operatasi la cotiimmziorie dei due eserciti, il giorno 
susseguente i capi supremi vollero portarsi ad affronta- 
re il nemico die teneva la strada d'Ivry. All' appres- 
sarsi dei Francesi , il sire di Falstaff abbandonò questa 
via e andò ad appostarsi presso Rouvray, dove disposti 
in semicerchio i suoi carri ben serrati gli uni agli altri, 
e guernitili di arcieri e di palizzate nel modo stesso 
che Enrico V avea operato alla battaglia di Azincourt, 
aspettò di pie fermo il nemico. ,> Gli Scozzesi forma- 
vano I' avanguardia del conle di Clerment. Arrivando 
presso 1! accampamento inglese si meravigliarono essi 
grandemente perchè non si Tosse ancor data principio 
.ili *ì||i..-i In j ni ini -l'i -liiiea ..nipn ,[... unii yli 
nomini d'arme non- dovessero scendere da cavallo, ma 
gli Scozzesi non vollero soltomctlervisi; ed essi e i loro 
capitani misero piede a terra, il bastardo di Orléans (Du- 
nois) , Sanlrailles, l,a llirc e tulli quelli della guarnigione 
d'Orléans ne seguirono l'esempio; ma il combattimento 
ebbe principio con molto disordine e senza alcuna 



Digitized by Google 



capitolo rumo 1!) 
subordinazione/ Prima che il conte ili Clermonl fosse a 
portala di secondare l'attacco, prima che le colubrino 
avessero sufflè ien temente rollo il earrino dei nemici, gli 
Scozzesi slanctaronsi con impelo, e vennero a cadere 
sollo Ì lìti! strali .degli arcieri inglesi clic trova vansi al 
coperto dietro i loro carri e le loro palizzate. In questo 
frattempo^ Guasconi, elle erari ri mas li a cavallo, slan- 
ciatisi a tutta eórsa contro i balestrieri parigini, ma 
senza poter penetrare ne! loro recinto. Dopo un vivis- 
simo eombatlimcnlo furono essi respinti. Sconvolto cosi 
e disordinalo l'esercito francese, il Falsloff comandò ai 
suoi di fare una sorlila fuori dello steccalo; e allora 



landatada Simone Morhier, 
prevosto di Parigi, aveva 
onta che faecsso conside- 



I soli Sanlraille e La Jlire sfotterò snidi, o sostenne- 
ro con un centinaio di uomini risolini e coraggiosi 
I vittorioso nemico clic inseguiva e metteva in pezzi i 



[a) Barante - Ilistoire des duci de fiourjojne - Tom. III- 
Lib. IL pag. 138 



20 GIOVANNA DA11CO 

fuggenti. Frattanto il conte di Clermsnt giungeva col 
grosso della sua armala. Egli erasi fatto armare cavaliere 
quel giorno islessu dal maresciallo della Fayeltc, e tutti 
si attendevano da lui sublimi prove di valore clic vales- 
sero a salvar l'onore dello armi francesi; ma forse a mo- 
tivo cho erano stati trasgrediti i suoi comandi, ci non 
volle trar vendetta di quello smacco. Vide la sconfina 
e la strage dei suoi, e piuttosto che ripararlo si ritras- 
se invece dal campo senza ferir colpo e riprese la via 
d'Orléans, dove la sua condotta fu laeciata di vigliac- 
cheria. 

Tale fu l'esito della battaglia di Rouvray conosciu- 
ta sotto i! nome di Giornata delle Aringhe, perchè il 
convoglio condotto da FalstolT consisteva principalmente 
in barili pieni di questa specie di pesce di cui rimase 
coperto il campo, essendo siale le botti fracassate dalle 
artiglierie fanecsi. Accadde a Rouvray quello che era 
avvenuto a Crecy, a Pqitìers, ad Azi ricourt, in cui l'im- 
petuosità francese dovette eedere al suo slancio irrifles- 
si.o (a). ' ■ 

i Francesi che ebbero la sorte di scampare dalla 
carneficina di Rouvray rientrarono in Orléans a notte 
avanzata, e l'arrivo di cotesti guerrieri, la maggior parte 
feriti, produsse, la più grande costernazione negli animi 
dei cittadini, fra' quali non tardò a penetrare lo scorag- 
giamento o la divisione. Uomini, donne, fanciulli corre- 



te) Monstretel - CAron. - Uh. U. Cap. 56 - Chartier 
Hiftain di CharU VII. pag. 17. 



CAPITOLO Pili HO 21 

vano per le via della città mandando strazianti lamenti, 
e gridavano felici coloro che orano morii sul campo di 
battaglia perché eransi risparmialo il dolore di vedere' 
la rovina della patria. Il cerile di Clermonl, punto dai 
meritali rimproveri indireltiixli dagli Orleanesi, ritirassi 
colle sue truppe die non Lardarono a disperdersi per 
difetto di disciplina e di danaro; e la sua ritirata fu se- 
guita da quella di un gran numero di cavalieri e di 
scudieri, i quali disperavano di poter salvare la città as- 
sediata. Per cotal modo, mentre il numero degli assedianli 
aumentava di giorno in giorno, quello dei difensori di- 
minuiva sensibilmente. Il Dunois col maresciallo di Bous- 
sac e col Sanlraille furono i soli capi che giurarono 
rimaner fedeli alla sinistra fortuna di una città che non 
si sgomentava per tante sventure e che e rasi tutta con- 
sacrata alla causa del suo re. Il bravo e coraggioso Du- 
nois crebbe il rispellu e la gloria di colui che non 
Sapeva tremare in faccia ad alcun pericolo, e a tutti 
infondeva coraggio e rassegnai io ite. 

La sorte della città non oslanle era divenuta sem- 
pre più trista, e gli abitanti disperavano della loro sal- 
vezza perchè non contando più sopra esterni soccorsi, 
credevansl esposti alla potenza ognor crescente degl'In- 
glesi, i quali dopo un assedio di cinque mesi eransi fatti 
più crudi per una sì lunga resistenza. Nella loro dispe- 
razione gli Orleanesi pensarono adottare un partito che 
avrebbe impedito di farli cadere nelle mani degl'Inglesi 
loro mortali nemici. Ad «istigazione del Dunois, che 
voleva ad ogni costo calmare gli spiriti di quei spaveri- 



33 



.prender egli slesso in deposito la ciltf, di Orleans elio 
appartenevi! ad un suo cugino rimasto prigioniero in 
Inghilterra finn dalla battaglia di Azincourt, e di serbar- 
gliela fino a lanto che questi avesse ricuperala la libertà 
e fosso risolta la contesa intorno alla corona di Francis. 
Gli ambasciatori spediti a! duco di Borgogna stettero 
lontani duo mesi, e in questo frattempo la lolla fra 
gli assedianti e gli assediati dur.ò con mollo aoi ammon- 
to, c le angustie e la penuria della Jìda città, aumenta- 
rono più sempre, e ciò non pertanto que' prodi si bat- 
terono molle volle [incora in isplendidi combattimenti. 
Ha tanto loro coraggio doveva andar perduto, percioc- 
ché i deputati tornarono, ma senza aver nulla ottenuto. 
Il duca di Borgogna erasi mostrato pieghevole ai desideri 
degli Orleanesi, ma portatosi a Parigi onde farne la pro- 
postaal duca di Uedford retante d'high il terra, avcagli 
questi freddamente risposto non essere sua intenzione 
scuotere gli arbusti perchè altri prendesse gli uccelli, e 
che, Dio volendo, prenderebbe Orléans da sé medesimo c 



Chartier - Binàri <U Ciarlo VÌI. pag. 18 - Mon- 
Ckrtn. Cap. I.VIII. 



Digiiizcd &/ Google 



CAPITOLO] P1U3I0 23 

o dì un nuovo coraggio. Giurarono tulli 
di difendersi fino all'estremo, a lù nollo slessa che suc- 
cèsse al ritorno degli ambascia lo ri fu tentala una sorlita 
che ebbe in sui principio un favorevole successo. Un 
corpo scello di ardili guerrieri sorprese il gran parco 
degl'inglesi, uccise lutti quelli che vi si trovavanoe fece 
un immenso hottino; ma alla punta del giorno, quando 
vollero rientrare in eillà, furomi vi porosi in ente assaliti 



deva possibile che Carlo VII e i principi del sangue fos- 
sero da lauto di salvare Orléans e con essa il regno 
posto in sì grave pericolo. Il re di Francia disperava di 
radunare un nuovo esercito che ardisse accostarsi alle 
trincee degl'Inglesi, e non contando più sulla salvezza 
di quell'eroica ciltà, nutriva ben poca speranza anche ■ 
sul rimanente delle cose sue. Metà della Francia era ag- 
gravata dai giogo intollerabile dogi' Inglesi; tanta l'inso- 
lenza e la soperchici a dei vincitori che la nazione non 
vi si poteva rassegnare, e Carlo che vedeva il proprio 
regno in balia all'invasione di un nemico poderoso e 
vincitore, coltivava già il pensiero di ritirarsi co' suoi 
più fidi nella Linguadoca e nel Dalfinato, e difendersi in 
quelle lontane Provincie finché gli reggesser le forae^ 



24 GIOVAKKA* DARCI) 

„ Era finita ner Orleans, era finita per la Francia intera, 
c ia sorte futura dell'Europa e del monili) si sarebbe 
forse cangiala, se la Provvidenza non aresse fatto sor- 
gere nell'ombra uno di quegli esseri meravigliosi por 
il loro genio e per il loro destino clic di tempo in tem- 
po essa sceglie per essere gli stronfienti di quelle inat- 
tese rivoluzioni, che confondendo l'orgoglio dei vincitori 
della terra, sventa tutti i calcoli della umana saggezza 
c riconduce il pensiero dei popoli e dei re a piede del 
solo trono incrollabile e del solo polere che dura eter- 
namente (a). „ 



(a) Lebran de Charmeltes - //«taira ile Jeanne if Are 
surnomré la Poetile d' Orléans. 




Digitizcd &/ Google 



CAPITOLO IL 



Giovanna l'arco - Sila origine - Pnerwia - Sue ispirazioni 
e visioni' Si presenta al sire dì Baudricourt -Quindi a Carlo 
VII - Assume ti comando di un esercito - Introduce un con- 
voglio di viveri in Orléans - Suo ingresso in questa efttà - 
Prende d'assalto alcune fortezze esterne che sono in poter 
degl'Inglesi- Liberazione di Orleans. 



5ate alla musica epica, dice Carlo Nodier, la 
/scelta dell'invenzione la più toccante, la più 
meravigliosa, interrogale !e tradizioni le più 
imponenti che l'età dell'eroismo c della virtù 
abbiano lasciato nella memoria degli uomini; 
voi non troverete nulla che si avvicini alla semplice e 
autentica verità di un fenomeno dal XV secolo. „ tìto- 
vaksa D»nco! - Sull'orlo della sua rovina, la Francia 



2G GIOVANNA DARCI) 

non osa più opporre alla forza ile' suoi destini che una 
vana e debolissima resistenza. Le sue sorti precipitano 
senza riparo, il suo re sia per cedere alla forza pre- 
potente del l'infortunio, e la nazione invilita geme o ne- 
ghiltisce sotto il peso insopportabile delle proprie 
sventure. 

Ma Io spirito vacillante del monarca francese, l'av- 
vilimento della nazione e lo scoramento dei guerrieri 
dovevano essere riscossi dalla virtù e dal u« raggio delle 
donne, e la Provvidenza divina doveva servirsi di questo 
potente elemento per salvare la Trancia, il suo re e la 
fedele città di Orléans. La regina Maria d'Augii», prin- 



terra u,na fortuna più degna di lei 96 egli da codardo 

Queste due donne riuscirono a togliere Carlo VII dal suo 
fatai proponimento, e riscosso il mio eora;igio dall'amore 
e dalia ragione risolvette egli di contendere al sover- 
chiarne nemico il terreno palmo a palmo e perire con 
onore in mezzo a' suoi fidi sudditi anziché piegare la 
fronte senza gloria all'avversa fortuna. Una terza donna, 
un essere più sublime e singolare, una meravigliosa 
creatura sursc improvvisa a toglierlo d'impaccio, e fu 
eausa di una delle più singolari rivoluzioni di cui la 
storia faccia menzione. Giovanna d'Arco. Questa straor- 



DigitizGd by Google 



Digitizod by Google 



CASA DI GIOVANNA D' ARCO A DOMHEHV 



Oigitóed Dy Google 



Giacomo d'Arco (b) e ila Isabella Nomea, untili ma onu- 
sti agricoltori. Tulli i cronisti e storici di Francia sudo 
d'accordo noli' asserì re che i genitori dulia loro eroina 



[a) Anelli; al [ir 'senti; inni vedersi I' amile cosa nella lilia- 
li; nacque circa immillaceli tocinrju ani' anni sono la famosa Pul- 
zella d'Orleans; e si distingue dalle altre in ciò, clic conserva 
al disopra di un uscio fatto a volta l' antica immagine in pietra 
ili una donna inginocchiata cui capelli inni elianti sulle spalle, 
e quasi por intero coperta di scudo. Cotesto statuetta È in 
grau parte mutilata dal tempo, ma al disotto di lei si man- 
tengono tuttora in- buon essere Ire scudi incastrati nell'arcata 
della porto. Quello a destra rappresenta una spada nuda colla 
punta vòlta all'insù, che sostiene una corona reale ; quello a 
sinistra figura tre vomeri di aratro; in quello di meno all'in- 
vece osservatisi tu; itigli, aulico stinti ma di Francia, e al di 
sopra di essi un mazzetto di spighe e di (trappoli colla leg- 
genda: Viw In [ulivi' Vii a re Luigi : ed il numeri) dell'anno 
USI - GOBRB3 - La Pulzella tOrUant - opera tratta dagli atti 
del processo e dalle cronache cuiiteinpur.niec - dal tedesco - 
Milano 1838. Sambrunico - Vismara in 8. 

(b) 11 dotto Vallet de Viriville dopo lunglie e pazienti 
ricerche pubblicò nel 1839 una memoria nella quale con sode 
ragioni prova che il nome di famiglia di Giovanna fosso scritto 
con una D grande e senza apostrofe- Di fatti i cronisti con- 
temporanei nominano il padre di lei Jatebut Dttrcìtu e non 
ik Arca o de Areu. 



28 ■ '" (MOVIMI A DAUCO 

fossero questi due francesi di umile condizione, il primo 
de" quali dicono nativo di Sefonds presso Moulierender 
nella Sciampagna, a la seconda di Voullon villaggio non 
mollo distante da Domremy. 

Senza voler contradire apertamente all'universale 
credenza dei Francesi, i quali gelosi sempre della lor 
gloria nazionale potrebbero aver taciuto la vera origine 
di Giovanna, noi possiamo con qualche fondamento at- 
tribuire alla liberatrice della Francia un' origine ben 
diversa e tutta italiana. Difatto abbiamo appreso in 
un' antica cronaca manoscritta (a) posseduta dal Sig. 
Marchese Filippo Rinaldi di Bologna vedovo di una Mar- 
chesa Gbisilieri, ultimo rampollo del ramo bolognese di 
questa illustre schiatta (b), il quale a avuto la gentilezza 



(a) Vile di du/centotcnliselle uomini insigni deUa famiglia 
Ghisilitri famosi in santità, o in dollriua. a in anni cacale (falli 
più accreditali storici. Jl manoscritto anonimo È in foglio di 
pagine 326 numerate, adorno di disegni e figure, stemmi e 
fabbriche, e del ritratto di Giovanna Pulzella d' Orléans, di 
cui un fac-simile abbiamo nelle mani offertoci dalla squisita 
cortesia del sullodato sig. Marchese Rinaldi, e elle noi cifriamo 
qui inciso dal bravo artista bolognese Luigi Boreggi. 

(b) Esiste tuttora nella città dì Jesi un ramo della fa- 
miglia Chisilieri fondato nel 970 da un Islicro di cai sono 
rappresentanti il venerando Fra Alessandro Ball del sacro 
Militare Ordine Gerosolimitano gonfaloniere perpetuo di detta 
città e la di lui virtuosa nepote Signora Marchesa Antonia 
consorte deli' onorevole ed erudito Commendatore D. Vincenzo 
Vallemani Benigni, al quale dobbiamo esternar qui pubblica- 



RITSAIIO DI GIOVANNA D ARCO 

1Um DILLA CKOKACA GHISIUEBI 



I 



d'inviarci copia di alcune pagine ili essa die riferisBonsi 
a Giovanna, come questa celebre eroìna sìa figlia di ori 
Ferrante Giiisilieri, il quale emigrò da Bologna sua 
patria nel 1401 allorquando Giovanni Betitivoglio usur- 



mente la nostra gratitudine per le instancabili ricerche da 
lui con tanto generoso animo pratticatc a fine di fornirci di 
notizie e documenti riguardanti l'origine di Giovanna, che da 
esso colla maggior cortesia comunicatici anno giovato moltis- 
simo allo scopo nostro - La famiglia Giiisilieri e la più antica 
e forse la più illustre fra le nobili bolognesi, sendocht il ceppo 
del suo albero fu quel Ghislcro che da Bisanzio si portò a 
Bologna col vescovo San Petronio circaTanno 125 dell'era 
cristiana, e quivi fondo il ramo primogenito di sua famiglia, la 
quale può vantarsi di aver avuto nel suo seno due celebri 
pontefici, Onorio li c S. Pio V; un cardinale, Gerio o Ghi- 
slerio il quale fiorì circa il 123G; sette vescovi, molti buoni 
giureconsulti e una folta infinita di bravi capitani, fra i quali 
ci e forza nominare un Uberto che nel 1188 era capitano 
de' Bolognesi, un Sirescio die nel 1289 mori da prode in Ter 
rasanta alla prima crociata, un Bettino valorosissimo combat- 
tente che fiori nel 1314, un Giovanni che nel 1324 combatte 
con molta gloria nella gran guerra contro i Modanesi, un 
Domenico che nel 1328 si trovò al sacco di Pisloja, un Eri- 
glictto valorosissimo capitano il quale nel 1333 combattè con- 
tro i Modanesi, un Baldino che nel 1360 era connestabile 
de' soldati di Bologna, un Leonardo di Lippo che nel 1402 
era capitano supremi) delle truppe di Benlivoglìo, nn Braccio 
Fortebracci di Montone, il più famoso capitano di ventura 
del XV secolo, il quale s' impadroni della signoria di Perù- 



punitone i! governo si fece padrone di quella città (a), 
e portatosi in Francia, nacquegli coli in terra di esilio 
presso Lorena la famosa Pulzella. Abbiamo rilevato dalla 
sudetta cronaca che la moglie di lui si chiamasse Bar- 



gia, un Bonopartc elio nel 1413 fu capitano ÙV Guelfi contro 
i Ghibellini, un Carlo di Bonaparlc che nel 1550 combatlft 
per Casa d'Austria in Fiandra, un Ippolito di Giovanni di Jesi 
che ne! 1300 ero colonnello di Cosimo 1 duca di Toscana, un 
l'aula di Luciano elio nel 1370 militò col grado di capitano 
nell'armata novale di S. Pio V, un Alessandro dì Gualengu 
che nel 1044 era colonnello al servi/io della repubblica ili 
Venezia, un Sebastiano che nel 10150 militi) assai valorosa- 
mente in servizio del re di Spagna, un Ettore di Gualengo die 
nella y.'i:i.:ii.Ij inclà ikl tirul'j XVII militò per il papa e por 
l' Imperatore Ferdinando II, ed altri molti che per brevità 
noi tralasciamo. 

(a) Quoslu Ferrante parteggiava in patria pei Gozzadini 
contro i Ben ti voglio, ma prevalso il partito di questi, dovette 
irsene in Francia, nò più ritornò in Bologna. Altri però dalla 
sua famiglia vi ritornarono, fra i quali un Francesco clic nel 
1443 fu tra gli uccisori di Annibale 1 Ben ti voglio, padre di 
Giovanni li il .Magnifico. E fu allora clic tutti i Ghisilieri 
vennero caudali a furor ili popolo, che le loro case turunu 
arse e spianate, e clic la porta Sani' Isaia ( per la (piale fug- 
giruuo) fu murala pei decreto del Senato Bolognese, né più 
s'aperse die dopo 130 anni circa, cioè (piando eiello poule- 
lii-c epici Micìii'le Ghi-ilieri (clic si chinimi Pio V) ottenne 
egli dal Senato che venisse riaperta e elle i Ghisilieri potes- 
sero, volendo ritornare a liolugua. 



DjgitLzGd &/ Google 



ClOYJNKi DA IlCO 31 

lolomea Ludovisi la quale, olire a Giovanna, gli partorì 
in Francia altri due figliuoli, Giuseppe c Stefano, dì cui 
il primo ebbe per figlio e nepote Michele c Bonaparte, 
entrambi insigni guerrieri fondatori in Francia di quella 
casa che ebbe i feudi di S. Pietro nell'isola di Francia, 
di Sainl-Jeny nella Linguadoea c di Andcvillc nella Nor- 
mandia (a . E qui ci si potrebbe opporre che Ferrante 
Ghisilieri c lìartolomea Ludovisi non erano già Giacomo 
Damo e Isabella [ionica, nomi co' quali tutti i cronisti 
e storici francasi appellano i genitori di Giovanna. Sa- 
rebbe questa una buona ragione se si trattasse di discu- 
ter fatti di lempi a noi vicini; ma trattandosi di epoca 
remola in cui le fazioni infierivano non solo in Italia e 
in Fr.incia, ma in altra parli eziandio dell'Europa, qual 
meraviglia clic coloro i quali erano costretti emigrare 
per spirito di parte dalla loro patria stimassero cosa 
prudenti! lacere o cangiare il proprio nome per non 
essere esposti alle persecuzioni e alia vendetta de' loro 
nemici che in quei lempi potevano raggiungerli in qua- 
lunque luogo? Gli slessi antenati di Ferrante Ghisilieri 
ci offrono esempi di cangiamenti di easalo per consimili 
molivi, e noi sappiamo che quelli i quali emigrarono in 
Pistoja presero il nomo di Bracciolini, altri che anda- 
rono a Siena assunsero quello di Forlebraeei, e quelli 
in fine che emigrarono da Bologna pel tradimento fatto 
da Annibale Belili voglio e che ricovrarono in Roma pre- 



fa) {Ustoria Josqihi Botasti m . ediiioae ad Boceac. 



32 Giovanna mini 

sero quello di Consiglieri a fine di eludere le ricerche 
de' nemici; nome die mantennero finche salilo al Irono 
pontificio Pio V, questi obbligò nel l!i72 Giovar) Pietro 
Consiglieri a riprendere l'amico cognome di Ghìsilieri. 
È probabilissimo che Ferrante abbia assunto in Francia 
il nome di Giacomo Dareo, nome elio egli certamenlc 
non trasse, come taluno pensa, da un qualche paese 
vicino al luogo della sua eletta dimora, perchè come 
abbiam detto di sopra (vedi la nota b a pag. 27) i 
cronisti lo scrivevano Darcux e non De Arcu o De 
Arca, e noi sappiamo che nò allora né poi mai vi è 
stalo nelle vicinanze di Domremy un paese con questo 
nome. Inoltre il cognome o soprannome di Ilnmaa che 
gli storici danno alla di lui moglie avvalora assai la 
nostra supposizione o a meglio dire l'asserzione del 
cronista della famiglia Ghisilicri. Il nome di Tomeo si 
soleva dare nel medio evo in Italia e in Francia a tulli 
i pellegrini elle avevano visitato un qualche celebre 
santuario ed anche a coloro che avevano fatto lunghi 
viaggi; è quindi probabile che la moglie di Ferrante 
GbMieri avesse assunto il nome di Romeo, in forza del 
pellegrinaggio da ossa fallo dall'Italia in Francia, o che 
gli slessi Francesi avessero voluto con tal soprannome 
chiamarla per farne notare l'origino straniera (a). 



fa) Sembri non dissentire ila rjuesla nostra opinione il 
dolio e gentile nostro amico Eugenio Himlmiet di Orléans, 
autore accurato c famoso di belle opero storiche, il niiale 
censultalo da noi su uuest' argomento, cosi ci rispondeia in 



Digitizod &/ Google 



Cil'lTOLO SECONDO . 33 

Ma l'autore della cronaca italiana, in appoggio 
«Iella sua asserzione, ella due documenti che soli bastano 
a provare che la Pulzella d'Orléans sia d'origine ila- 
liana ed appartenga alla nobilissima famiglia GbMietf. 



Osta 27 agosto 1858 -« J« remarque quo cotte origine est 
probabili, la tradilion nous apprenant que la mòre de Jeanne 
s' appellali Rnme'e: Ics savants fraucais se soni exerces pour 
assigner l'origine He ce nom qu' on a toujours pris pour nn 
Sllrnom, ils onl eia la trouver dati« un pelorinage que tette 
femrae avait fait à Rome, Ics Pelerim da moyen ége se de- 
signant on Franco par le subriquet de Rame' pour indiquer 
qu' ìls avaieut fait le voyage. et pour entrer ainsi dans la 
corporation des Pelerins qui avoit droit à des secours public»; 
si la mère de Jeanne ètait italienne, le nom I' expliquerait 
beancoup plus tiaturellcmejit; pourricz vous me diro si te 
nom de Rumée. soli rcpandu dalli I' Italia ou s'il est uno 
quali fica tion ajoutfc il un nom! n 

Dopo eseguita la stampa del foglio e pagina antecedente 
abbiamo ricevuti! mi ln>ir<i]iUìt:i>li> del nostro gentile amico 
C. F. Vergnaud- Ho magnèsi ci.l titolo di tirarne» phitvsophiquc 
et impurtial des apparitimi.* it di: la untatoti divine de Jeanne 
D'Are ( Orleans 1801 in 8. ) nel quale egli dimostra proba- 
bile elle il nome Dm-co fosse originario dal villaggio Dare 
nel Barrois. situato non molto lungi da Scptfons dove si 
asserisce sia nato il padre della pulzella. Ma volendo pur per 
ipotesi ammettere I' origine francese di questa famiglia, non 
farebbo più ragionevole attribuirne il nome al suo stemma 
primitivo che rappresentava un arco d'oro con tre frecce? 
Veggasi in fine di quest' opera la nota relativa agli stemmi 
attribuiti o adottati dalla famiglia di Giovanna. 



31 GIOVANNA DAUCO 

Sono due epitaffi scritti l'uno in lingua francese da 
Claudina Brunaud e l'altro iu italiano tratto da antico 
manoscritto (a)- 

(a). Ecco i due epitaffi che trovansi trascritti nella 
Ptonaco da noi molte Tolte citata. 

EPITAFE DE JEANNE 
DITE LA PUCELLE D' ORLÉANS 

O gentile non ain, qni ile Mouse le bord 
Vit naitre de Ferrant ton illustre noblessc 
Du petit utrin loritain, la fortune et ton sorl 
S(eot Toìr ouvrer en toi, Tertn, force sagessc 
De Bourge le bon Ttoi comprìt sondain l'effort 
.Du secours d'Orléans, essai de hardìesse; 
Ta presente forca clialaui et forteressc 
Do Tyran bonrgoìgnon, qui par tout fuit la raort: 
Ton glaiTe flamboiant, semé de flenrs de lis 
Annonca la terrenr tbcz tous les ennemìs; 
Ferme Sur l'étrieni, come nne aulre Ilyppolilc 
Jonchas les champs de morts, renverras mis cn fuitc, 
Du proni Sennacherib, l'auge eiterrhinalcur, 
Preceda ta ju mente excita ton ardeur; 
Do Francois constemo, pour cooronner son Prince 
To scttìs de gnidon vers la ville de Retane; 
De là sans perdre tems rappellas sa valenr. 
Tu rilassa l'etringcr, reparas son malheur 3 
Mais l'ernie csbatric à moult grande proesse 



Digitized b/ Google 



CAPITOLO SECONDO 38 

In fine poi oncho l'albero genealogico della fami- 
glia Ghisìlieri, di cui ci ;'i favorito copia il gentilissimo 

Fn (oi ne rcspccIAt la coleste nonosse 
( Etranger qni quo soìt, va reduble lo pas 
Si tu no vcun vc-ir le plus triste trepas ) 
A ina laudili noe Paris vit son (toiaume en calme 
A Itonan lìt rliangcr tari lamier, on. la palme 
On sor ardent brasicr illustre ileccdat 
C est nìnsi quo vìctoirc è la Parque codat 
Quo le une de Ghieiiitr qui conloìt sur la scene 
Neut or pulir toni tomiwau, que les eanx de la Seitie 
La Franco ot 1" /(ode pleura» t de soeiuté, 
Car un n'avoient so trionpbor rimpìeté. 
Mais la renommee un jour qui prend: soin de la glorie 
De Janne les fan» [aita informerà Y Hisloire. 
EPITAFFIO 

p[ GIOTANHA DETTA LA FANCIULLA D'ORLÉANS 

Oriunda da Bologna in Italia. 

Ebbe pien di virtule il petto, e l'alma 
Giovanna al mondo tanto gloriosa 
Clic di valor esimio ottenne palma 
Sebben provò contraria sorte, et trista 
insiti dal tempo primo di sua vita, 
AllOT eli' esulo fu Ferrante Padre 
Ond' essa in basso stato fu nutrita 
Da Italia lungo e dà Bologna amata: 
E ancor clic livcssc di guerriere squadro 



A D**CO 

ed erodilo sig. Marchese D. Vincenzo Ghisilierì Valle- 
mani Rcnicm di lei, da noi consultato avvalora la 
probabilità della orìgine italiana di Giovanna (a). 

Comando, et degno raccogliesse lauio 
Ovunque tolse la sua mano irata 
Per la virtù, che in lui ripose il Cielo, 
Come moneta ponesi in tesauro. 
Por fu da invidia oppressa, e il mortai volo, 
Lasciar convenne ingiustamente uccisa. 
Onde l'onor dì Francia e del Re Carlo; 
Cosi morte che fu mai sempre prava 
Contro chi nacque, alfin tolse la speme 
Al bon sangue. Ghàilier che in lei serbava, 
(a) Ecco nn brano dell'albero genealogico della famiglia Ohisilieri. 
FRANCESCO Pretore 
1302 

FERRANTE il quale andò in Francia nel 1J01 



Gì ANN 



JSNA 1424 
insi^ ..jerriw» in Fm- 
,:ia 1. n: .jrsrà vii (baglio 
ili cai i '.oirhi; Gianni» 
■Mqne nel H09). 



Rijifo Ferrante FraJcosco Giovanni Niicplò 



□igitized by Google 



c y'i ryJ.o SECONDO 37 

Alla origine italiana nobile di questa eroina potreb- 
bero opporsi, e la sua umile educazione e !o stato misera- 
bile in cui vivevano i suoi genitori in Francia; intorno al 
quale |i]'0|Kksiin imi potremmo soggiungere die nulla 
avvi di strano, anzi sembra cosa naturalissima che Una 
famiglia dì esuli fosse caduta iu si bassa fortuna da aver 
bisogno del frullo delle sue fatiche per procacciarsi il 
proprio sostentamento, o che a viemeglio nascondere !a 
sua origine, a line di deludere le ricerche de' nemici, 
fosse slata costretta a vivere nella più umile condizione- 
E gli slessi Francesi non troverebbero certamente da 
replicare a queste nostre riflessioni se volessero avere 
in co usi deraziono quanto scriveva un loro dotto con- 
nazionale sul!" origine della Pulzella. Il Caze in una 
grand' opera intitolata: La vcrité sur Jeanne a" Are, 
ott èetaireùsemens sur son origine ( Parigi e Londra 
1819 volumi due) credette spiegare questo famoso pro- 
blema isterico coli' asserire che Giovanna fosse una figlia 
naturale del duca d'Orléans e della regina Isabella, e 
quindi sorella uterina del Dunois e del re Carlo VII. 
Suppose ingegnosamente il Caze nell'opera sua che que- 
sto fosse il segreto confidato da Giovanna al re a Chinon 
la prima volta die si presentò a lui, e che perciò, e 
in grazia delle sue virtù e del suo coraggio, la corte 
vedesse in lei un utile islrumento a conseguire il suo 
scopo. Appar dunque da ciò manifesto che l'umile con- 
dizione in cui viveva Giovanna per nulla si opponesse 
alla nobiltà de' suoi natali (a). Carlo Du Lys, uno dei 



(a). L'autore della Cronaca italiana cosi conclude. ■ Tutti 



38 GIOVANNA DAUCO 

suoi discendenti non solamente afferma che il padre della 
Pulzella fosse dì una buona, ricca ed antivu famiglia, 
ina rincora in una inchiesta diretta a Luigi XIII, egli 
domanda di essere autorizzalo a riprendere l'antico 
stemma di sua famiglia per inquartalo al nuovo datò 



dui H detti Kpitaffì la confessano della famiglia Gbisilieri. E 
quantunque molti altri autori da noi osservati che parlano di 
essa non gli (sic) dieno alcun cognome, tuttavia in mezza 
all' oscurità in cui tutti la lasciano chiamandola soltanto la 
pulzella d'Orléans ed uno- Giovanna Darco, eh' È il Sig. Ver- 
dier nel libro Bistaire de Franci, noi crediamo siili' appoggio 
dei due sudettì epitaffi poterla ritenere con sicurezza discen- 
dente dalla cospicua famiglia Ghisilieri di Bologna trasportatasi 
in Francia, lochè corrisponde ed alle epoche in cui ciò avvenne 
ed in cui essa Giovanna fiorì; e perche ancora trovasi regi- 
strato nel!' albero genealogico di detta famiglia e nelle memorie 
di casa Ghisilieri di Francia g. E un Guglielmo Marcano, il 
quale mollo prima di noi aveva esaminato la cronaca e I' al- 

pubblico diritto questa scoperta, cosi scriveva nella Gazzella 
universale de' teatri, di IttMotUra, musica e mode di Vienna » 
(9 e 10 dicembre 1835 ): o Fra i molti scrittori sulla Pul- 
zella, da me diligentemente esaminati, due la chiamano Ghi/ì- 
ìieri (il Sig. Marsano fece assai male di non citar le open? 
di questi due scrittori), ed uno solo, Verdier, nella sua 

.cognome acconti e. Insidiai ili nomii^i-l^ b Fanciulla d'Orleans. 
Dungue sostengono la mio tesi due. storici, duo epila fu e l'al- 
hero genealogico de' Gliìsilìeri o . 



Digitizcd 0/ Google 



CH'ITOLO SECONDO 39 

ai fratelli di Giovanna ila Carlo VII. (a). Noi però col- 
l'aver tentato dì provare che la origine di Giovanna 
Da reo sia slata italiana, non abbiamo avuto in animo di 
offendere l' amor proprio della nobilissima nazione fran- 
cese, nò di menomarne le glorie, che il nostro scopo é 
stato quello soltanto di porgere ai ricercatori delle 
storiche verità di anihedue le nazioni un bell'argomento 
sul quale polcr esc re ita re i lorn stadi, le loro ricerche, 
la loro critica. D'altronde la Francia va così superba 
di glorie militari da non temere confronti, né il meno- 
mamento della sua riputazione; e posto ancora che si 
potesse provare con evidenza e senza timore di essere 
contradetti che Giovanna Darco sia stata di origine 
italiana, non cesserebbe per questo l'eroina d'Orléans 
dì essere una gloria francese ugualmente che verrebbe 
da noi Italiani ritenuta per una gloria della nostra 

Riprendiamo ora il Ciò della nostra storia. I ge- 
nitori di Giovanna, nell'umile condizione in cui vivevano, 
non avevano potuto dare, a questa loro figliuola' che 
un'educazione conforme al Ipro stalo. Dicono i cronisti 



(b) Vedisi in fìnc dì quest'opera la nota relativa agli 
stemmi Darco. Dulys o Ghtsilieri, nella quale abbiamo por 
descritto qual tosse lo stemma primitivo che questo Giacomo 
attribuiva alla sua famiglia- Questa notizia servirà a conva- 
lidare ancor più la nostra asserzione sulla origine di Gio- 



. Digitizcdby Google 



40 GIOVANNA DiSCO 

che olia, (ledila alle faccende domestiche e a custodire 
le agnelle, non avesse appreso no a leggere rè a scri- 




„ mostrò lutlavia (cosi la cronaca Ghisilieri) quel 
sangue si nobile e vivace clic chiudeva nelle vene, im- 
perocché lino alli ili anni si esercitava nel corso, nel 
lanciar dardi, in seguir lepri, cervi ed nitri animali, 
spesso montava focosi destrieri, c pigliando un' asta 
faceva pròva dì romperla negli alberi, nè mai fu veduta 
in ozio ed esercitarsi che con valore, onde per questi eser- 
cizi divenne mollo robusta, sempre conservò gelosamente 
la propria virginità e mostrò grandissima onestà (a). „ 

(a). I "cronisti francesi riferiscono invece clic Giovanna 



[Jigiiized 0/ Google 



CAPITOLO SECONDO 41 

lira essa nata di un carattere riflessivo, intrapren- 
dente, ardito, sebbene il suo contegno fosse modesto, 
ed anco timido in apparenza. I-a sua costituzione era 
robusta e quasi eccezionale per il suo sesso. 

Giovanna era una buona Francese, e perciò non 
amava punto gl'Inglesi nè i Borgognoni, sendosi la 
discordie, in quei tempi sciagurati, introdotta parlino 
Tra le genti di campagna. 1 genitori di Giovanna, del 
pari ebe tatti gli abitanti del villaggio, parteggiavano 
per gli Armagnaccìii, e per conseguenza per Carlo VII, 
mentre gli abitatori di Masey, altro villaggio distante 
appena due leghe, erano tenuti per i più zelanti par- 
tigiani dei Borgognoni. Gli adulti di Domremy erano 
stali costretti piegare il collo sotto il giogo degl'Inglesi 
vincitori e soffocare gli affetti, ma i fanciulli volendo 
conservare il loro spirito di parte non avevano riguardo 
dì dichiararsi apertamente pel re di Francia e d'insul- 
tare, di provocare e dì venir alle mani coi fanciulli di 
Maxey ebe si vantavano di essere Borgognoni; laonde 



fosse una timida fanciulla e affatto, esercitata negli esercizi" 
viriti, dicendo che quando le fu imposta nelle sue visioni dai 
colesti messaggeri di accorrere in soccorso del re di Francia 
ella rispondesse loro: ftun tono che una ;jot'fro fanciulla che 
non sa condur guerra ni talir cavalli. Questo risposto pero 
non proverebbe elio la somma umiltà e la modestia grande 
di Giovanna, mentre a noi semhrn pili consentaneo alla ra- 
gione ^ più analogo ai fatti che sinmo per narrare 1' allenerei 
al racconto che fa i! cronista italiano della puerizia di questa 
prodigiosa fanciulla. 



42 «10VAKN* BURCO 

spesso avveniva clic in quelle puerili barulfe si versasse 
sangue, e i combattenti rimanessero assai malconci. 

Giovanna nella sua puerizia aveva veduto più 
volle i suoi fratelli ritornare insanguinati cogli altri 
fanciulli del suo villaggio dai combattimenti appiccati 
coi fanciulli "borgognoni di Maxey (a). La vergine di 
Domremy, che aveva allora dieciselte o dieciolto anni, 
dalla sua nascita non aveva veduto altra cosa Fuori 
dalla miseria del povero popolo di Francia, ed aveva 
sempre inteso attribuire alle vittorie degl'Inglesi e al- 
l'odio de' borgognoni lo stato miserabile in che quello 
gemeva, li perchè erasi anch'essa data allo spìrito di 
parte o di patria, e sénlivasi inclinata in cuor suo ad 
anelare la salvezza della Francia e la vittoria a Carlo VII. 
-Di costumi illihati e irreprensibili non s'era data sino 
allora a conoscere con alcuna singolarità, o perchè 

genio, o perchè il suo merito non comune non era stato 
osservalo dalla corta penetrazione di chi l'avvicinava. 
Allevala con sentimenti di odio profondo contro gl'ln- 
gl est, testimone dei guasti e devastazioni da questi eser- 
citate nel suo paese, non cessava Giovanna nella sua 
umile condizione di far voti al cielo per la liberazione 
della Francia e per la salute del re. Dotala di un sentir 
delicato e di una immaginazione ardente, credette che 
Dio avesse esaudito le sue preghiere e volesse servirsi 



(a) Uarante - Hìtloìre. ita dua de ifoiirjojnt. Tom. UI. 
pag. -Siìtaoaài- HislaircUs Francois. ParU VI. Cap. 3. 



DlgiiizGd by Google 



capitolo sncoriDo i:s 
liei suo braccio per discacciare gl'Inglesi da! suolo della 
Francia. Passava essa spesse i di e le notti in orazione 
ed offriva ghirlande e cesti di fiori alla Vergine, all'Ar- 




cangelo S. Michele, a Santa Caterina c a Santa Marghe- 
rita the aveva scelto per suo speciali prolettrici. Cui 
lener volta la niente a questi oneri soprannaturali, ella 
venne ben presto in tal condizione di spirilo da veder- 
seli comparire dinanzi e da udirne anche la voce. Un 
dì clic.se ne stava inginocchiata pregando la Madonna, 
una nube si parò a' suoi occhi, la quale apertasi sparse 
mollo lume e scopri i tre inviati del Signore, l'arcan- 
gelo S. Michele, Santa Caterina e Sanla Margherita, i 
quali le imposero di abbandonare la sua natia capanna 
e di portarsi dal re colla missione di salvare fa monar- 
chia. Korse col riandare giorno e uotle entro il pensiero 
le sciagure del proprio paese e col carezzar troppo la 
smaniosa voglia di stendere una mano soccorrevole al 



44 CIOVINNi DUCO 

suo sventuralo sovrano, l' inesperta fanciulla scambiò 
gl'impulsi deila passione per ispirazione del cielo e 
tradotte, pregando, aver delle visioni cudir voci di santi 




fi di angioli che l'esortassero a rialzare il Irono rove- 
sciato di Francia c a scacciare i nemici invasori. 

Propostasi Giovanna di obbedire alla, soa ispira- 
zioni; e alle sue visioni, risolvette di andare a raggiun- 
gere le truppe di Carlo VII per comunicar loro il suo 
slancio e la sua fede. Diciannove anni aveva ella 
compiuto entrante l'anno 1420; era bella, robusta, 
snella e dotata di un maschio coraggio. Credutasi 
destinata dal cielo a compiere una grande missione, si 
tacque i pericoli dell' impresa e si spogliò di quel con- 
tegno vergognoso elle suole essere d'ordinario compagno 
del bel sesso, della gioventù. e di un'umile condizione. 
„ Figlia della pace, chiamala alle imprese guerresche, 
dall'abituale conocchia spinta a cinger la spada, umile 
nell'interno dell'anima e al eospetto dei Santi di cui 



Digitizod by Google 



CAPITOLO SECONDO *5 

credcvasi strumento, ma sicura in faccia ai polenti 
della terra clic mai non aveva desideralo conoscere, 
prcsentossi al comandante di Vaucoulcurs chiedendogli 
di essere condotta al re (a). ,, Il sire di Baudricnurt 
la trattò dapprincipio assai Ire d da meni e, perchè egli, 
gentiluomo e uomo di guerra, non poteva risolversi a 
credere che una semplice fanciulla nata e vissuta sempre 
in campagna e che presentavasi a lui ce,' suoi poveri 
abili rossi da contadina potesse salvare Orléans, il re e 
la Francia. La sua insistenza pertanto fu cosi viva e 
lunga, che il tempo pareva si lardo a Giovanna come, 
a donna che aspetti di partorire, e perciò muovevagli 
essa le più calde preghiere affinchè per la salute del 
monarca fosse condotta a luì. „ Io deggio andarmene 
da lui (cosi diceva) perchè Dio così vuole; cotesla mis- 
sione mi fu affidala da parte del re del cielo, io vi 
anderò, quand'anche dovessi far cammino sulle ginoc- 
chia. „ Finalmente il lìaudricourt avvedendosi che la 
giovane aveva un so che di straordinario cesso alla 
tentazione di porla alla prova e premiselo di farla con- 
durre dinanzi al re che in allora risiedeva a Chinon. 

Cn giovane gentiluomo tocco dal suo coraggio e 
dalla sua virtù volle associarsi a questa impresa; Gio- 
vanni Novelomponl di Metz che si offerse di accompa- 
gnarla. Boudricourl le dà una spada, e ii popolo di 
Vaucouleurs la fornisce di un cavallo del prezzo di 
sedici franchi. Indossale vestimeli la virili entrante il 



(>) Canlù Scria universale Epoca XIII. Gap. 7. 



ciovìbkjI iunro 
febbraio del H29 parli ' Giovanna da Vaucouleors ac- 
compagnala dal sudetla Giovanni di Metz, dallo scudiero 




(n) lìoy - llùtoirji ttc Jeanne d'Arr Cap.. li, Pag. 53,' 



47 CAPITOLO SECOK&O 

alla fine dell' inverno a traverso strade vigliale d* 
un' infinità di fiumi profondi. Così per questo fatto cria 
poteva essere riguardalo come sopranna torà le e mira- 
coloso annunziavasi un' impresa del pari miracolosi e 
soprannaturale- 
Ma a Chinon, dove era giunta dopo aver sormon- 
tato lanli ostacoli, nuovi e più grandi ostacoli l'atten- 
devano ancora. Alcuni la prendono per una fattucchiera, 
nitri per una pazza, e lo stesso re esita a riceverla. 
Finalmente dopo ire giorni di aspettativa, o dopo di 
averla fot 'a esaminare .da dottori e da prelati, il re vi 
si determina, ma sul punto di riceverla, per fante prova, 
ci- sì nasconde Tra suoi cortigiani. Il conte di Vendóme 
introdusse Giovanna die si presentò con . molta, umiltà 
sebbene non si scorgesse in lei traccia alcuna di turba- 
mento, e benché il re non fosse vestito così sfarzosa- 
mente come gli altri che lo attorniavano, ella si diresse 
difilala a luì, ed inginocchiatasegli davanti abbracciando 
le sue ginocchia gli disse: „ Dìo vi dia felice vita, gentil 
re! „ lo non sono il re, o Giovanna, rispose Carlo VII, 
e additandole uno de' signori del suo seguito, aggiunse: 
ecco il re „ - Ha Giovanna senza punto sconcertarsi 
soggiunse tosto: „ Ah mio Dìo! gentil principe, siete 
voi e non altri. Io sono Giovanna la Pulzella (a), e Dio 



(a) Il nome -li pulitila è sinonimo ili vergine, e Giovanna 
lo aveva adunato pentì) aveva a i(io consacrato la sua ver- 
ginità. In quel (empii erano con ([desto nome appellate tutte 
le (annuii* di casta vita e il' illibati cut inni, e i! nome di 



48 GIOVANNA DARCO 

mi a inviato in vostro aiuto. So voi mi date gente, 
distoglierò l'assedio d'Orléans e condurrovvi a consa- 
crare a Rheims, conciossiaehé piaccia a Dio che i suoi 
nemici, gl'Inglesi, vatlanscne nel loro paese escile ri- 
manga a voi il reame. „ Ma il re esitava a prestar 
fede a queste parole. Giovanna, a fine di torglì ogni 
dubbio sulla sua missione, gli comunicò in presenza di 
confidenti giurali un segreto ignoto a lutti, meno a 
lui; segreto, cui una ispirazione del cielo poteva solo 
svelarle. 11 re rimase attonito e parve cedere al fascino 
di questa straordinaria fanciulla. 

Ma altre prove doveva sostenere Giovanna, cui fu 
forza solloporsi all'esame dei dottori, dei politici e dei 
vescovi. Essa risponde a (ulti e sembra che lutti ri- 
mangano vinti dalla forza di sue parole. Colle sue vive 



della su 
fieims , 



libri, non si deve crederla: „ Avvi un libro, ed e il 
libro di Dio, cui si deve credere più che a' vostri „ . 



versine impiosavasi soltanto por indicare Nostra Donna. Co; 
tempo il nome iì\ pulzella andò in disuso, e si è conservai 
soltanto parlandosi di Giovanna elio vico comunemente desi- 
gnala col nome di Pulzella d - Orleans, uvvero con solo ciucile 
di Pulzella. 



L'i j I z*:'j Lv Ci 



CAPITOLO SECONDO 49 

Nel tempo slcsso tutta la popolazione si dichiara per 
Giovanna. La sua santità comanda il rispetto; la sua 
dolcezza scendo direttamente al cuore; tutti quelli che 
l'ascoltano restano commossi fino alle lagrime, c i 
dottori, i giudici, gli esaminatori tutti ripetono: „ Questa 
fanciulla è I' inviata di Dio! „ 

Un raggio di speranza parve allora trapelare en- 
tro il bujo della disperazione in cui lutti gli animi dei 
l'rancesi inviliti stnvuni) scpoili. Sembrava che il cielo 
si fosse dichiarato in favore della Francia e le avesse 
steso palesemente il suo braccio acciò se ne valesse per 
vendicarsi de' nemici invasori. Carlo VII, non polendo 
più dubitare della divina missione di Giovanna, decise 
finalmente valersi de' suoi servigi e mandarla ad Orleans, 
giacché sembrava che Dio 'l'avesse appositamente spe- 
dila perquesto. Prima di recarsi all'esercito, la Pulzella 
ebbe dal re un'armatura compiuta e un piccol seguilo 
di armali addetti alla sua persona. Giovanni sire di 
Daùlon consigliere del re fu destinalo a condurla c a 
servirla come suo scudiero; Luigi di Conles erale stalo 
dato in qualità di paggio insieme con un altro genti- 
luomo; due araldi, Guycnnc e Ambeville, furono sotto- 
posti agli ordini suoi; o finalmente le fu dato per eap- 



50 GIOVANNA DAUCO 

de' quali teneva in mano un giglio, emblema della 
Francia, e Dio donavagli la sua santa benedizione. A 
un canlo della bandiera si leggevano queste sole parole; 
Jesus, Maria. Questo vessillo aveva la forma di quello 
di un gentiluomo comune, e nella coda che faceva lo 
stendardo propriamente detto, vedevasi dipinta 1' annun- 
ziamone di Maria: un angelo stava innanzi alla Vergine 
e le porgeva un candidissimo giglio (a). Era questa 
l'arma con cui Giovanna entrava arditamente laddove 
più fervesse la pugna. Tuttavia portava al suo fianco 
una spada di cui non si servì che ne' casi estremi, non 
volendo uccidere alcuno, e una piccola accetta. Più 
tardi sembra si servisse pur di una lancia e di una 
daga, poiché la citlà di Clermonl inviolle, nel mese di 
novembre 1429, due daghe pel suo uso personale (b). 



(a) GSrrcs - la Pulzella t OrUatu - Gap. XIII. - Il 
nostro eruditissimo amico M. Ve rfinauii -Il orna gnosi d'Orleans, 
il quale è stalo assai gentile li' inviarci molto suo memorie 
riferibili a Giovanna Darco, ci faccia pur dono di un suo 
scritto intitolato: Descriplion il" «ne ancienne lamière de la lille 
d'Orleans appetiti bannière. ile Jeanne d' Are. In quisslo scritto 

noi abbiamo trovato il seguente passo tratto dagli interroga- 
tori di Giovanna a J' avois un tìtendard dont le ciiamn était 

séme de fleurs de ]js, un monde (sphere);'y età it figure et 
deus angela (tmjeiì sur les còle?, il Otait Mane et de toilu 
bianche ou boucasiìn. Ces rnots: Jesus, Maria ii ce i|u'. il ino 
semble,éiaient ecrits dessus; il élsitborjlé d'une frange de soie n, 

(b) Papìers da mémoircs ri JiffjcnpM. "rfc la ville de 



Digitizod by Google 



GIOVANNA ftARCO IN ABfTO MILITARI; 



Oigiiizm by Google 



Digitizcd &/ Google 



CAPITOLO SECONDO !H 

Anche la balestra pare sia siala un'arma ili cui ella si 
servisse, poiché in un arazzo del secolo XV vico rap- 
presentala con quest'arma in mano. (a). 

Poiché il re ebbe fallo armare la Pulzella, ordinò 
che un convoglio di viveri, di cui Orléans difettava 



Cfcrmonf, verso citi foglio 47, citato dal BUCHOH nella sua 
Aaaiyse raisonaéc (!ts documenSs jur la Puceilt. 

[a] Nel faglio del 18a8 il marchese Roberto il' Azeglio 
ambasciatore del re ili Sardegna a Londra, Irovò presso uno 
straccivendolo di Lucerna cotesto arazzo. Egli lo acquistò e 
lo fece esporre a Parigi nel museo di Cliiny e desti 1' am- 
mirazione de' Francesi. Esso rappresenta il momento in cui 
la Pulzella si presenta a Carlo VII nel castello di Cliinon. 
Neil' arazzo si scorge a mano sinistra del riguardante l'aspetto 
dì un castello a tre torri con una chiesa. Il re colla corona 
in capo vedesi ritto sul punte levotojo in atto di ricevere la 
Pulzella, ed à dietro di sè un nomo d' armi. La Pulzella' 6 
a cavallo accompagnata da quattro cavalieri e porta in mano 
una halcslra. Essa è senza cimiero ed à una lunga capiglìa- 
.tura ed un' armatura bianca. 11 terreno h sparso di fiori, c 
voggonsi pesci natanti noli' acqua e cervi e leprotti che pa- 
scolano tra ì fiori. In alto tra le lande svolazza una fascia 
bianca in eni stanno scritti due versi tedeschi in lingua mezzo 
storpiata, e dicono 

Wie Kumt, dio Julisrow (per jungfrau) von 
Gol gesant — Dem Dclphin in sin land ; 
i quali versi vogliono dire a la Pulzella inviata da Dio viene 
al Delfino nel suo paese » Uno dei guerrieri a cavallo porta 
la bandiera della Pulzella ove scorgonsi i tro gigli e le parole 



grandemente, sotto la scorta d: un fiorito eserc 
dato dalla stessa Giovanna, fosse introdotto nell 
assediala. Dal successo di questa prima impresa 
dipendere la confidenza che in seguito si sàrebt 
nelle impromesse della giovane eroina. Il detto co 



Alen 



anch' essa a 
tata impresa. 



S6( 



sapere l'arrivo del nnf 
pena ne verrai in cogn 
di farli spiccare la lesi 



Jcms, Maria, che come abbiam detto, erano in falli il mollo 
dello stendardo di Giovanna - Gli archeologi francesi credono, 
elle '|Uesto arano sia slato eseguilo ad Arras per commissione 
di un duca di Borgogna. 

(a) Le Brun do Charmelte* - Hitloin da Jtaunr. d'Aie - 
Tom. I- pag. 133. 

(b) Duparca. - Pertrails mìlìtuircs - Tom. II. pag. 20!). 



Diailizcd by Google 



Giunta la Pulzella a Blois, trovò elio il duca di 
Alencon, i marescialli di Santa Severa e <!i Raitz, il sire 
di Guaeourt, I' ammiraglio di Culanl, Ambrogio di Loro 
e l'intrepido La Hire avevano fatto i più grandi sforzi 
per accelerare i preparativi del convoglio destinato ad 
essere introdotto in Orléans. Tutti i più bravi capitani 
che seguivano il partito del re di Trancia cransi di già 
portati a Blois, mossi specialmente dalla fama che vi 
avea preceduta la miracolosa fanciulla. Giovana si trat- 
tenne circa otto giorni in questa città per attendere che 
vi fossero giunti i viveri, i quali trasportavansi sopra 
battelli, e per dar tempo ai guerrieri, Il cui numero 
salì a ben diecimila uomini, dì assembra nisi. Durante 
perù !a sua dimora in Blois, non perdè essa un mo- 
mento di tempo per avvantaggiare la progettata impresa. 
Per conseguenza ella indusse un certo numero di preti 
ad accompagnare questa spedizione con a capo l'arcive- 
scovo di Reims cancelliere di Francia, e foce fare una 
bandiera distinta destinala a questo battaglione di ec- 
clesiastici. 

In questo frattempo era giunto a Blois il prode 
Fiorenzo d'Illiers capitano di Chàteaucìun con un certo 
numero d' intrepidi guerrieri che egli aveva raccolti 
sotto il suo vessillo per ordine dì Carlo VII. Conoscitore 
perfetto della posizione interna ed esterna di Orlians,- 
volle avere il pericoloso onore di fare colla sua piccola 
truppa il primo tentativo d' introdursi nella città asse- 
diata a fine di rianimare lo stremato coraggio di que- 
gli abitanti e di annunziare loro il prossimo arrivo della 



U GIOVANNA DAUCO 

Pulzella- Questa e i capi dell' oserei lo assentirono ili 
buon grado al desiderio di lai, e Fiorenzo seppe corri- 
spondere alla fiducia che sì aveva de! suo coraggio con 
esilo pari alla sua intrepidezza, li 38 di aprile egli 
entrò in Orléans con quattrocento .combattenti dopo 
aver traversalo le pericolose trincero degli assediami, e 
vi fu accolto con trasporti della gioia la più viva ester- 
natagli da (juegli abitanti, i quali credettero vedere in 
questo primo soccorso un pegno della loro prossima 
liberazione (a). 

Venuta Giovanna in cognizione del felice successo 
di Fiorenzo d'HIiers, si die tosto ogni cura per affret- 
tare la partenza del convoglio destinato per Orléans. 1 
capitani associati alla Pulzella eransi prima indettati col 
Dimoia che stava a difesa della città assediata ed ave- 
vano deliberato, d'accordo con esso lui, di far avanzare 
il convoglio per la Sologna ossia la sponda sinistra 
della Loira ove più scarse erano le forze dcgl' Inglesi. 
Giovanna, non ascollando che il suo ardore, voleva en- 
trare in Orléans per la via di Vendóme, dicendo che 
si doveva passare sul ventre ilei nemico ; ma gli altri 
capitani seguirono il consiglio del Dunois il quale sli- 
mava cosa assai pericolosa tenere la via additala da Gio- 
vanna, perchè da quel lato trovatasi il grosso dell'eser- 
cito inglese che avrebbe pollilo molestare la marcia del 
convoglio di cui si sarebbe forse facimenle impadronito 
il Suffolk, avendo questi il tempo di riunire tutte le sue 



(a) Roy - Hisloin de Jeanne d'Are. - ;iag. 93. 



CAPITOLO SECONDO 35 

divisioni. Priimi però d' imprendile cosa alcuna contro 
gl'Inglesi, volle Giovanna diriggerc , a meno di uno dei 
suoi araldi, ai capi degli assediami una lettera eolla 
quale intimava loro ili restituire le chiavi di tulle lo 
buone città die possedevano in Francia. Cotesta lettera 
era cosi concepita: 

$ JESUS MARIA $ (a) 

„ Re d'Inghilterra, e tu duca di Bedford che ti 
chiami reggerne del regno francese, lu Guglielmo de la 
Puule conte di Suffolk, tu Giovanni sire di Talbot, e 
lu Tommaso sire di Scales clic li chiami governatore 
pel duca di Bedford: fate suo diritto al re del cielo e 
restituite alla Pulzella, che dal re del cielo è mandata, 
Io chiavi di tutte le fide città che avete prese e rovinate 
nella Francia. Essa qui venne per ordine di Dio a ripe- 
tere i diritti e i privilegi del real sangue francese, ,- 

„ Essa 6 pronta alla paco, se la giustizia vi dirà 
da sé che dovete partire di Francia e compensarla d'a- 
vervi fin qui dimorato,,. 



(a) Boy fAnijltlirre, et vous, due de Bedford, qui vota 
dicles rcgenl le rounumc de Trance; eoms, Guillaume di la Poule, 
eomlc de Sulford. Jclum, sire de TaldM, et vous, Thomai, tire 
de .Scalei, qui con* dicles Untlcnunts du dit due de Bedford: 
faiclts raisort au ray du ciel; rende: à la Pucelle, qui eit cu 
entojee de par Dio», le roy du ciel, lei cleft de toulea le» bon- 
urs vitti* ijuf rom ace; pritcs et vioUes en Frante ec. ec. 



H6 GIOVANNA DA RCO 

,, E voi lutti arcieri, soldati, nobili e plebei che 
siete innanzi ad Orléans, ritornale in nome di Dìo alla 
vostra patria, né fate ,clie vi sorprenda la Pulzella la 
quale fra breve verrà a cercarvi per vostro danno,,. 

.,, Re d'Inghilterra! se non m'ubbidisci, io capi- 
lana della guerra, in qualunque regione di Francia 
troverò le tue truppe, le caccerò, n'abbiano o no va- 
ghezza. E se osino resistere, periranno tutte,,. 

,, Dio re del cielo mi manda a cacciarvi di Fran- 



il figlio di Maria immacolata, voglia mantenervi nel pos- 
sesso di queslo regno; egli è lulto per l'erede legittimo, 
per il re Carlo. A re Carlo l'i rivelalo per bocca della 
Pulzella, e vi so dire clic il re s'introdurrà in Parigi 
con buona scorta,, . 

„ Se non date fede al messaggio di Dio e della 
Pulzella, in qualunque luogo vi troveremo, vi percuo- 
terà il filo delle nostre spade, ed ivi farà tale strepito di 
caccia, quale mai non si udì da mille anni in tutta la 
Francia, ed abbiale fermo che il re del cielo saprà in- 
viare alla Pulzella più forze dì quante voi possiate 
opporle, ed allorché tempesteranno orrendi colpi di 
spada, si vedrà a chi la ragione fu attribuita dal ciclo „. 

„ Te, duca di Bcdford, le prega la Pulzella; a te 
domanda che non ti ostini pel tuo peggio. Se alla Pul- 
zella contrasti il suo diritto, verrai con essa in luogo 
dove i Francesi eseguiranno il pili bel fatto d'arme 
che mai si eseguisse a vantaggio dulia cristianità. Se 



Digilizod by Google 



CAPITOLO SECONDO 37 . 

brami la pace, fa avere la tua risposta alla" PuUella ili 
Orléans; se no ti accorgerai fra poco dell' immenso tuo 
danno „. 

„ Scritto il sabato santo dell'anno della nascila 
di Cristo U29 (a) „ 



Bl 



Bauec per far credere ai nemici esser questa la via che 
avrebbe tenuto il grosso dell'esercito. II Dunois poi 
dai canto suo, a fine di stornare 1' attenzione degl' In- 
glesi, fece fare parecchie sortite dalla città, le quali 
tennero per vari giorni occupati gli assediami. Final- 
mente la -Pulzella accompagnata dai primi generali 



(al Questa lettera fu dottata dalla Pulzella che non sa- 
pea né leggere ab scriverò tome vogliono i pili, e il suo ori- 
ginale andò smarrito. Ur.a copia di essa esiste negli alti del 
processo di Giovanna, la ([naie riconobbela in tulio conforme 
alla sua, allorquando le fu resa ostensibile in giudizio, meno 
la espressione: restituite le chiavi alla Pulitila, dio nell'origi- 
nale diceva: mtiliàte le chiavi al re. 



scortalo da 
- confidenza 



avevagli Giovanna destinato o cantando ad alta voce 
salmi ed inni religiosi. In mezzo a questo devoto e mi- 
litare apparecchio procedeva la Pulzella a traverso le 
foreste e le sabbie della Subbila, credendo di tener la 
via della lìauce, come aveva risolutamente ordinato. Le 
parole semplici ma animate di Giovanna, il suo nobile 
e dignitoso contegno, la sua condotta esemplare face- 
vano una profonda impressiono sugli animi dei soldati, 
ai quali inspiravano fiducia e rispetto, e facevano a 
questi tollerare ed obliare le fatiche di una via lunga e 
disastrosa. Dopo due giorni di marcia, il terzo giorni» 
arrivarono a vista di Orléans, di quella eroica città cui 
da tanto tempo anelava ogni desiderio di Giovanna, la 
quale fu ben sorpresa e dispiacente di veder scorrere 
la Loira fra l'armala e la città, e di essere stata ingan- 
nata da' suoi cavalieri che l'avevano condotta dalia 
parte del fiume, opposta a quella che essa aveva co- 
mandalo di tenere. Dopo aver traversato lo spazio 
chiamato il l'ai de Loire fra questo fiume ed il Loiret. 
I' esercito pervenne sulle, rive della Loire un poco al 
di sotto della bastiglia inglese di Saint-Joan-le-Blane. Il 



□igìlìzed by Google 



CAPITOLO SECONDO 59 

comanda aie la divisione inglese die era di presidio alla 
Torretta non osò opporsi alla marcia dì forze così con- 
siderevoli, né sorti punto dalla sua bastiglia; laonde i 
Francesi profittarono della sua inazione por portarsi 
sopra un punto dove il Dunois aveva fatto riunire una 
numerosa divisione di battelli per raccogliervi i viveri 




e le munizioni portale 


dal convoglio. Al m 


omento però 


che queste barche carii 


ìhe dì viveri e di gii 




per toccare 1' opposta 






violentissimo vento sus 


citatosi d" improvvis 


o. Allora la 


costernazione s' impad 


ronìdi rutti gli anta 


i c si temette 



ona sorpresa per parte deci' Inglesi, i quali se fossero 
piombati lor sopra in quel momento di disordine, avreb- 
bero disfatto l'esercito francese e si sarebbero impa- 
droniti di tutti i viveri e munizioni di cui gli Orlcanesi 



(lU GIOVASSI DAKCO 

avevano tanto bisogno. Ma Giovanna era rimasta calma 
e imperlurbala, e tutta fede in Dio, animava i suoi con 
quesle parole; „ Non temete o miei cari: Dio è per 
noi e con noi; il convoglio entrerà lutto intero nella 
città „. 

In questo frangente i! Dunois, die veniva egual- 
mente chiamato il Bastardo d' Orléans, comparve sulla 
Loira seguilo da molti cittadini. Appressatosi a Giovanna, 
(juesta gli si diresse con tali parole: „ Siete voi il Ba- 
stardo d'Orléans? „ - Si quegli, e ben contento della 
vostra venuta „ - Siete voi quegli, riprese la Pulzella 
con isdegno, che à consigliato di' farci passare per la 
Sologna e non ila quella parlo ove stanno Talbot e 
gl'Inglesi? „ - Questo ò slato il consiglio de' più saggi 
capitani/,' soggi unse il Dunois. - Il consiglio di Dio, ri- 
prese Giovanna, è più eauto e sicuro del vostro. Voi 



chi regna ne' cieli: esso non vi viene da me ma da 
Dio medesimo, che, per intercessione di San Luigi e di 
Carlomaguo, ebbe misericordia di quesle mura e non 
permette che i nemici del duca d'Orléans abbiano ad 
una volta* e la sua cìflà e il suo corpo (a). „ 

La Pulzella, il Dunois e tutti gli altri capi si adu- 
narono in consiglio per risolvere sul da farsi in tal 
sinistra congiuntura, e Giovanna procurò d' incoraggiare 



fa) Giirres - La Pìdxàla t OrUam - Gap. XVI. 



CAPITOLO SECONDO 



ludi i generali e di rimetterli in isperanza col predire 
che il vento si sarebbe in breve cangialo e che il con- 
voglio entrerebbe liberamente nella citlà, malgrado i 
nemici. Difatto non tardò molto ad avverarsi la predi-' 
zionc della Pulzella, c lutto ad un tratto il vento. che 
era fortissimo si acquietò e divenne favorevole, e i bat- 
telli carichi delle proviande poterono senza contrasto 



guadagnare fa riva destra del fiume. Tutto sembrava 
miracolo di ciò che sì faceva sotto la condotta di que- 
sta prodigiosa fanciulla, e lo stesso Dunois, che per lo 
innanzi dubitava della missione di Giovanna, da questo 
punto cominciò ad aver speranze nelle promesse di tei. 
Colpito da caso sì prodigioso, egli ebbe in seguito a 
dirne: „ La Pulzella e le guerriere sue gesta parrai 
tengano più di Dio che dell' uomo, se penso al muta- 
mento ebe d' improvviso si fece, allorché parlò della 




02 giovakna dàuco 

speranza, ili un soccorso e (lei!' introduzione- do' viveri, 
ad pula dogi' Inglesi clic, a dir veni, si lrovavan colà 
in buon numero „. 

Le barello però non bastando a trnghcltarc l'intero 
esercito, fu risoluto di rimandarlo a Dlois ove sì racco- 
glievano altro truppe e farlo ritornare poi con nuovi 
rinforzi ad Orléans per la riva opposta come Giovanna 
aveva voluto fin da principio. Increhbc grandemente a 
questa che I' esercito fosse costretto retrocedere temendo 
che, sotto pretesto di andare a prendere altri rinforzi, 
si volesse un' altra volta ingannarla e i capì disertassero 
da quella impresa; quindi a malincuore aderì allo istanze 
del Dunois il quale la indusse ad entrare in città dove 
gli abitanti sentivano sì forte desiderio di lei. ' I viveri 
furono introdotti senza contrasto nuli' affamata città 
nel tempo che gli Orleanesi facevano una vigorosa 
sortita contro un fortino inglese che chiudeva la via, 
c Giovanna volle attendere lino a sera per entrare in 
Orléans onde evitare 1' affluenza del popolo. 

Verso le ore sette della sera, ii 29 di aprile U99, 

Anlon, da Luigi di Conles e da duecènto laure che solo 
tranle rimaste dell'esercito che aveva scortato il con- 
voglio, fece il suo ingresso in Orléans. Vestila di acciaio 
dal capo alle pianle, collo .stendardo consacrato in 
mano, montando un cavallo bianco in ricco paluda- 
mento c avente al fianco il prode Dunois seguito da 
gran numero di, gentiluomini, scudieri e fanti, entrava 
Giovanna per porla Borgogna nell'assediata città, i cui 



Digitized &/ Google 



CAPITOLO SECONDO G3 

abitanti I" accoglievano qtial ceiosie liberatrice. Una 

folla immensa Hi popolo era accorsa per incontrarla 

ponando accese, ilice la cronaca (a), un gran numero 




di loreie c Tacendo alterno a lei (ali feste come se 
avesse veduto un angelo di Dio, o Dio Messii disceso 
in loro soccorso. Lo stesso prevosto della città era 
venuto 'a complimentarla e con lui io persone più 
rispettabili di Orléans. Donne, vecchi, fanciulli, tutti 
facevano a gara per salutarla colle più vive acclama- 
zioni, tutti facevano lor forze fra la pressa per avvici- 
narsele, per toccare le sue vesti, il suo cavallo, la sua 
bandiera. Dal canlo suo la modesta eroina diriggeva al 
popolo dolci e eqi ilo ria nli parole, esortandolo ad ono- 
rar Dio e a sperare di esser presto liberalo per di 
lui mezzo dalia oppressione e dal furore dei nemici. 



(fl) Journal ih rii'gt. 




i di : 



indugiava, nella lusinga dio avessero a riprendere ardire, 
e eoo ciò dava tempo alle sinistre prevenzioni di meglio 
impadronirsi del loro animo. Lo massime di prudenza 
applicabili ne' casi comuni della guerra lo ingannarono 
allorquando trattavasi di un avvenimento incomprensi- 
bile. Gl'Inglesi, al sentirsi còlti dalla tema e dall' ab- 
ballimene, ne inferirono che la vendetta di Dio loro 



Digitizcd ùy Google 



CAPITOLO SECONDO 63 

eguale conclusione Ogni circostanza agiva nel senso 
contrario di prima sull'opinione da cui lutto dipende; 
e quel coraggio, eh' era il risultalo di una serie non 
intecrotta di vittorie, faceva un improvviso trapasso dal 
cuore de' vincitori a quello dei vinti (a) „. 

Volendo Giovanna trar profitto dell' abbattimento 
de' nemici, propose agli altri generali, il di dopo la 
sua venula in Orléans, di attaccare senza indugio gl'In- 
glesi; ma la maggior parte di quo' sperimentati uomini 
di guerra, avversi al commettere il destino della Fran- 
cis all' azzardo, e convinti che il minimo rovescio 
avrebbe mandato in fumo tanti sogni e restituito le 
còse allo stato di prima, trattennero l' ardore della 
Pulzella e stabilirono- doversi attendere i rinforzi da 
Blois prima di tentare alcuna impresa rilevante. A ma- 
lincuore sì piegò Giovanna alla volontà dei generali, 
De' quali assai le incrcsceva scorgere poca fiducia nelle 
sue promesse e nell'assistenza divina. Per mitigarne il 
corruccio fu risoluto che il conte di Duuois e il sire 
d' Anton si porterebbero subito a Blois, còme fecero di 
fatto, per affrettare la partenza delle truppe. 

In attesa di queste, non volle starsene inoperosa 
la Pulzella, la quale impiegava questo tempo d'indugio 
ad animare i soldati, a confortar gli abitanti e a far 
continue ricognizioni delle linee e delle fortificazioni 
degf Inglesi, seguila sempre da molto popolo e senza 
che né Talbol, né Suffolk, né Scales osassero sortire 



(a) Hnine - Hiilonj cf England - Tom. 111. Gap. 20. 



f)6 GIOVANNA DÀUCO 

dai loro ridotti o piombare su quella moltitudine di- 
sarmala che 1' accompagnava. Per contentare il popolo 
era inoltre essa costretta di percorrere a cavallo le 
principali vie delia eiltà, che non potevano quegli abi- 
tanti saziarsi dì vederla, ed avrebbero l'orse anco forzata 
la sua dimora se non avesse soddisfallo al loro voto. 
,, La vita esemplare di questa giovine eroina, i rac- 
conti che ne facevano coloro che avevano la fortuna 
di avvicinarla, accrescevano sempre più 1" entusiasmo 
degli Orleanesì. La semplicità del suo linguaggio, la 
modeslia de' suoi modi, la castità della sua condotta, 
la sua pieià umile e profonda eccitavano l'ammirazione 
e !e guadagnavano tutti i cuori. Dopo tanti giorni con- 
sumati nel duolo e nelle lacrime, era per gli Orlcanesi 
una grande consolazione il conversare con lei, che non 
cessava di ripetere che Dio avrebbe messo in fuga i 
suoi nemici. Semplice, timida, sfuggiva essa gli omaggi; 
e quando la necessità delle operazioni guerresche non 
la obbligava a starsi fra gli uomini, preferiva ad ogni 

Ad onta però della fiducia che gli Orleanesi ave- 
vano riposta in Giovanna e delle promòsse di questa, 
cominciavano quegli abitami a ■sentire una qualciie in- 
quietezza per difetto di notizie deli' armata di Blois 
ulte si attendeva con tanta ansietà. La Pulzella però 
non divideva ii comune timore, che anzi metteva in 
opra tutta la sua eloquenza per assicurare elle l'armata 



(a) Rov - Histoia de isonne d' Are. - Cap. V. pag. 117. 



CAPITOLO SECONDI) <Ì7 

non avrebbe tardalo molto ad arrivare. Difallo non 
corso mollo tempo che ne fu annunzialo l'arrivo sa- 
pendosi die la si avanzava dalla parte di occidente per 
la strada pnsla fra le bastiglie di Londra e di S. Lo- 
renzo. A questa novella, Giovanna monlò subita il suo 
desinerò, e seguila da circa cinquecento combattenti, 
fra i quali l'intrepido La Hire e Fiorenzo d' llliers, sorti 
da Orleans ed avviossi incontro all' esercito ausiliario. 
Unilc le sue truppe a quelle di Ulois, e postasi alla 
lesta dell' intera armata circondata dal bastardo d'Or- 
léans, dal maresciallo di Rayz, dal maresciallo di Bous- 
sac, dal barone di Coulanccs e da molti altri distinti 
cavalieri, si rimise in marcia alla vòlta della città dove 
introdusse l'esercito, dopo che ebbe passalo sotto le 
bastiglie inglesi senza che alcuno de' nemici si ardisse 
uscirne per affrontarlo. La giovane eroina o l' esercito 
furono ricevuti dalle acclamazioni le più strepitose di 
un popolo inebbrialo dall'entusiasmo e dalla speranza 
che vieppiù si accrebbero allorquaodo Giovanna annun- 
ziò agli Orleanesi che fra cinque giorni non rimarrebbe 
più ua solo Inglese dinnanzi alle loro mura. 

11 conte di Duiiois, volendo profittare abilmente 
della esaltazione degli spiriti in cui i suoi soldati erano 
stali posti dalla speranza di Giovanna, la sera dello 
stesso giorno diede ordine che si tentasse una vigorosa 
sortila contro uno de' posti avanzati dell' inimico, senza 
renderne avvertila la Pulzella. Falla pertanto assaltare 
la bastiglia inglese di Saint-Loop, e recisale prima ogni 
comunicazione con le altre bastile per via di un grossa 



68. GIOVANNA DAUCO 

polso d'armati convcnienl.cmenle appostalo, si accese 
tosto un fierissimo combattimento. Avvertila Giovanna 
del caso, indossò subilo !e suo armi, prese il suo 
stendardo e, montala sopra un cavallo de' suoi paggi, 
di galoppo corse alla vòlta di quella bastiglia, seguila 
da moili allri combattenti. Giunta però alla porta Bor- 
gogna, trovò quivi pressoché chiusa la via dall' impelo 
dei Francesi fuggitivi, i quali erano stali vigorosamente 
respinti dai nemici; Fattasi strada a traverso quella 
pressa, corse diGlala verso le trinciere, seguita da po- 
chi cavalieri soltanto. Frenetici dì gioia, salutarono i 
Francesi la loro eroina, e punti dalla vergogna e sli- 
molali dall' esempio di lei, volsero ancora la faccia al 



isi sempre 
di Sai ni 



colpo di mano 
era slata assai 



mente che i più bravi cavalieri, e nessun pericolo 
1' aveva spaventata. 



(a) (Jorres - La Pulzella J OrìAmi - Cop. XVI. 



CAPITOLO SECONDO tì9 

Due giorni appresso Li Pulzella ordinò che si at- 
taccasse il quarticr generali: degl'Inglesi a S. Lorenzo 
dal lato della Banco ove si trovava riunito il grosso 
delle loro forze, ma gli altri capitani, sebbene molto 
fidassero nell'entusiasmo eli e ella infondeva negli animi, 
considerando che questo suo progetto presentava troppo 
grandi difficoltà, non vollero correrne il rischio, esi risol- 
vettero di rivolgere i loro sforai ad ostro del fiume dove 
gl'Inglesi erano in minor numero, e di attaccare il baluar- 
do degli Agostiniani e le Torrette, delle quali impadronitisi 
ne avrebbero avuto rilevante vantaggio eoli' aver liberi 
i passi verso la Salcigna. Giovanna si arrese a! consiglio 
dei capitani, e il ti di ninnino i francesi in numero di 
tremila cscirono di Orléans, e sopra barche leggere 
discesero la riva sinistra della Loira. Giovanna fu la 




prima a metter piede a terra, e seguita da qualch» 
centinaio de' più risoluti cavalieri si avanzò collo sten- 
dardo spiegato verso le fortificazioni degli Agostiniani. 
Qutsta sua imprudenza la pose in grave pericolo, per- 
chè gl'Inglesi sortirono in gran numero ^dalic loro 
trincee e costrinsero il debole distaccamento a darsi 



71) CIOVAKKA DUCO 

lilla fuga. Ma il prode Duiiois giunge in suo soccorso c 
piova lira riprende arditamente 1' offensiva, si slancia 
contri) i nemici colla spada alla mano, li costringe ad 




iiiJittrtìU'a'ìfiri! e a ricacciarsi ne' loro ripari, pianta il 
suo stendardo sul margine del fossato delia trincea 
degli Agostiniani, e intorno a lei in breve si raccolgono 
lutto lo truppe francesi, le quali animate da un ardore 
sovrannaturale diedero la scalala al baluardo, e in poco 
d'ora se ne impadronirono e diedero alle fiamme. Quat- 
trocento Inglesi furono uccisi in quest'azione da cui 
Giovanna riporlo una ferila in un piede. 

Dunois e i suoi soldati passarono la notte net 
posto die avevano tolto ai nemici per esser pronti la 
mattina susseguente a dar I' attacco alla bastiglia delle 
Torrette. Allo spuntar del dì 7 maggio, la Pulzella, che 
aveva passala la notte in Orléans, montò a cavallo e 
seguila da 'una gran parlo della guarnigione usci di 



Digitizcd by Google 




GLI ARCIERI FRANCESI ALL' ASSEDIO DELLE TORRETTE 



0 SECONDO 71 

città e traversala la Loìra senza ostacolo andò a ricini, 
giungersi coi capi di guerra rimasti dinnanzi alle Torr 
rette a fine di concertarsi per dai l'assalto a questa 
formidabile fortezza. Rra questa rocca tutta ricinla da 
baluardi « fossati d'acqua profondissimi, ed aveva trin- 
cee così elevate che appena si giungeva a scoprirla. La 
sua- testa era inoltre coronata di formidabili artiglierie 
e difesa dal fiore dei cavalieri inglesi capitanati dal- 
l' audace e fiero Glacidas. Adunatisi i capitani francesi 
in consiglio, .stabilirono doversi riunire tulle le forze 
di cui potevano disporre per impadronirsi d' assalto di 
quel baluardo. Ultimati i preparativi necessari, alle 
dicci del mattino lo trombe squillarono l'assalto, e Gio- 
vanna sianciossi prima contro la formidabile fortezza. 
Tutti i capitani allora si preci pila ro no su i suoi passi 



dall' altra parte con eguale ardore. Frattanto i cavalieri 
si slanciavano nei fossati, si sforzavano arrampicarsi su 



Digitizod by Google 



72 CIOYANHA DA RCO 

per le trincee, e combattevano mano a mano coi nemici. 
Gì" Inglesi si difendevano con no valore e con un' ar- 
ditezza tali che nulla poteva scuotere; rovesciavano essi 
le scale dei Francesi con azze, con mazzapicchi di 
piombo e con altri ordegni. Malgrado sforzi cosi vigorosi, 
la vittoria restava sempre incerta; un gran numero di 
guerrieri francesi aveva soccombuto e riempiva il fossato 
de' loro cadaveri; molli altri erano gravemente feriti. 
La Pulzella noi» aveva cessalo un istante di rimanere 
esposta a lutti i proietti del nemico, diretti principal- 
mente contro di lei. Animata da un entusiasmo indoma- 
bile, la si scorgeva dovunque ad una volta, dirigendo 
I' attacco, eccitando gli uni, riconducendo gli altri al 
combattimento, incoraggiando lutti colle promesse della 
vittoria. „ Che ciascuno, diceva essa, abbia buon cuore 
e buona speranza in Dio! perchè l'ora si avvicina in 
cui gì' Inglesi saranno sconfitti, e tutte le cose verranno 
a buon fine (a) „. 

Ad onta perù delle ardile gesta e coraggio della 
giovane eroina, a poco a poco vide mancare a' suoi il 
coraggio. Accortasene appena Giovanna, si slancia nel 
fossato, prende una scala, 1' appoggia al terrapieno e 
arditamente vi monta la prima; ma in queir istante un 
dardo vibralo dall'alto venne a percuoterla e la piagò 
fra il collo e la nuca, onde essa cadde nel fossato quasi 
priva di conoscenza. Gì' Inglesi lo furono tosto sopra; 
ma ella si rialza a metà, li respinge a colpi di spada e 



(a) Roy - Uàloirù de Jeanne d' Are. - Cap. VI. pa B - IH- 



Digìtìzed by Google 



GIOVANNA DARCO ALL' ASSALTO DELLE TORRETTE 



del grai 



Giovanna si tolse da sé stessa la freccia, e messa una 
fascia sulla ferita, si dispose a cimentarsi di nuovo col 
nemico. Già la sua disgrazia aveva tolto ogni speranza 
all' esercito scoraggialo, ed invano aveva essa cercalo con 
audaci e sublimi parole rinvigorirò le schiere abbattute. 

11 Dunois aveva dato 1' ordino di suonare a rac- 
colta e richiamare gli assalitori dalle Irincee. J.a Pulzella 
afflitta per tale risoluzione, pregò il Dunois di attendere 
ancora un poco, dicendogli: ,, Oli mio Dio! fra non 
molto voi entrerete nella bastiglia. Quando voi vedrete 
la mia bandiera sventolare verso la rocca, date di piglio 
alle armi e la hastiglia sarà vostra ,,. Le sue parole e 
il suo esempio rianimarono il coraggio dei soldati. 
Riprende essa il suo stendardo, ed agitandolo si avanza 
fino all' orlo del fossato. Alla vista di lei, gì' Inglesi che 
la credevano morta della sua ferita, si turbano c riman- 
gono sopraffatti dallo spavénlo, mentre al contrario i 
Francesi infiammati da nuovo coraggio ritornano all'as- 
salto e cominciano nuovamente a dar la scalata al 
baluardo. . -, 

Giovanna è a capo di tulli; prende una scala, 
l'appoggia al bastione, salisce su per quella, ad ónta dì 
una pioggia di dardi che le piove sul capo, e perviene 
a piantare la sua bandiera sulle mura del baluardo. 



74 GIOVANNA DAUCO 

Noi tempo stesso dal lalo della eilLà cominciava 
i'attaccn dei borghesi i (juali, corno videro che si ritor- 
nava all'assalto, non potettero resistere al desiderio di 
prender parte ai pericoli e alla gloria dei loro com- 
pagni d'arme. Usciti pertanto di città, vollero anche 
essi montare all'assalto; ma perchè alcuni archi del 
ponte eraiio stali rolli e presentavano un ostacolo in- 
sormontabile per arrivare alle trincee nemiche,' si die- 
dero lesto ogni cura di ristabilire alla meglio e in fretta 
il passaggio. Sopra questo ponte vacillante slanciossì 
tosto T intrepido Niccolà di Gi resine commendatore 
■ dell'ordine gerosolimitano, il quale ad onta dei dardi e 
dei proietti elio fischiavano sul suo capo, e dei fluiti 
che minacciavano trascinare quel malconnesso ponte, 
avanzossi lapidarne ole sopra di esso e giunto all'opposta 
sponda, eolla spada alla mano, ascese arditamente il 
baluardo nemico, seguito dai più audaci e prodi cava- 
lieri. Le lancie allora s'incrociano, gli scudi si urlano, 
e una terribile mischia succede fra gli assalitori e gli 
assediati. Però questi si difendono invano col coraggio 
delia disperazione, cbè il baluardo-dei nord delle Tor- 
rette vieti preso d;ii seguaci del Giresme nel punte 
stesso che quello del sud cade in poter di Giovanna. 

Ogni ulteriore difesa diventò allora inutile per 
gì' Inglesi, e (Hacidas cólto dallo spavento pensò a ri- 
pararsi co' suoi nella rocca dietro i! secondo fossato; 
ma mentre egli passava sul ponte levalojo che metteva 
in comunicazione il baluardo colla rocca, una bomba lo 
fracassò e il capitano inglese e tutti i suoi precipitarono 



Digiiizcd t>y Google 



CAPITOLO SECONDO 75 

uni fiume fra gridi» slrazi;iiili. Spulilo Glacidas e i 
piti nubili e prodi difensori delio Torrelle, la basti- 
glia Tu conquistala quasi suìisi residenza. Tutti i difen- 
sori che vi si IrovavBiio f<:mu'.) uccisi o falli prigionieri, 
c ii ninnerò degli esiiiiii iWV.t parto ^■■gl'Inglesi nella 
presa delle Ire hasligii.Mli S^tiirl-Loup, itegli Àgosliniani 
e delle Torrelle fu valutalo circa oS! ornila (a). I ta- 
lenli militari della l'ukcMa, s ^;;j.ii[iiooio rifletle il nostro 
De la Barre Duparcq l<), si m,'-ii; filarono in sublime modo 
nel concepimento perseverarne dell 'allocco dalo alle Tor- 
relle e nella esecuzione di uììo. Il triplice attacco, cioè 
quello dato dalla riva siitislci della Loira, 1' altro dalla, 
parie della città e il Leno diretto contro il ponte-Ieva- 
loi.i che separava la fortezza in due parli, fu abilmente 
da tei combinalo, e l'esito fortunato nn giustifica l'ec- 
cellenza del piano (e). 

Dopo la presa delle Torrelle, Giovanna fece il 
suo ingresso trionfale in Orleans, accollavi dalle grida 
di gioia di tulio il popolo che l'acclamava quale sua 
liberatrice. Sebbene ella fosse circondala da tanti hravi 
cavalieri clic avevano dalo eclatanti prove del loro va- 
lore, ed avevano per conseguenza contribuito al felice 
esìlo della giornata, la vittoria veniva quasi csclusiva- 



(aj Barante - Munire iet iati de Bovrgot/ne - Tom. HI. 
Lib. 3. < ' ; ' ' 

[ti] . Patirmi» milìtaires - Toni. 11. - Jeanne & Are. - ' 

pag. m. 

(e)' Jolfois - Ilisioirt :ì« d- GrW.ni - pag 84. 



70 GIOVANNA DARCI)' 

mente attribuita al suo coraggio. Gli Orloanesi no» si 
saziavano di contemplarla, e, mentre esaltavano il valore 
ilo' loro prodi difensori, portavano lino al cielo il nome 
della loro liberatrice. Le campane della cillà suonarono 
lulla la notte, c i fuochi d'artificio annunziarono ai vi- 
cini e ai lontani la 1 splendida vittoria riportala dalia 
Pulzella contro gì' Inglesi. Il popolo corse in folla nelle 
chiese per ringraziarne Iddio, e un solenne 7V Deum 
fu cantato coli' entusiasmo maggiore. 

1 generali inglesi che occupavano a diritta del 
fiume le due grandi bastiglie di' Londra e di San Lo- 
renzo, come seppero la perdita dei forti situati nella 
riva sinistra, si strinsero a consulta fra loro, ed avver- 
tendo non rimaner loro più che. quattromila uomini, 
quasi lutti scorati, immemori dell' antica loro virtù e 
più disposti a fuggire che non a combattere, mentre i 

di gran lunga per numero e per ardimento gli asse- 
diane, risolvettero di levar l'assedio. Difalto la mattina 
del di otto maggio I' esercito inglese avviossi in buon 
ordine verso Meun nella Loira abbandonando nelle ba- 
stiglie una gran quantità di armi, di bagagli e di mu- 
nizioni. Il popolo di Orléans, guidalo dalla Pulzella, 
sorti allora in folta dalla città, e dato insacco ai forti 
abbandonati dai nemici, per ordine dei capitani atterrò 
quelle formidabili bastiglie che lo avevano fallo sollrire 
durante 1' assedio di sette mesi, e condusse sui bastioni 
della olita i cannoni o le bombarde che vi furono 
trovate. • 



CAPITOLO SECONDO 77 

11 ritorno della Pulzella in Orléans fu un nuovo 
trionfo, ma la modesta eroina, riferendo a Dio lulla la 
gloria de' suoi successi, volle clie a lui solo ne fosse 
manifestata la riconoscenza. Per ordine suo fu falla 
quindi una solenne processione, cui presero parte lutli 
i preti dì Orléans, i quali percorsero le strade c t ba- 
luardi della città facendo risuonar l'aere d'inni e can- 
tici di ringraziamento (a). Questa cerimonia religiosa 
si è quindi rinnovala quasi ogni anno in quello slesso 
giorno. „ Tale è l'orici ii;; di questa antica e magnifica 
cerimonia, interrotta due volte soltanto, durante lo 
spazio di quattrocenlo anni, po' giorni più tristi della 
storia di Francia, in cui la maestà delle pompe della reli- 
gione cosi bene si congiungo alla bellezza delle pompe 
civili e miliari, in cui la chiesa sposa i suoi inni agli ac- 
cordi di una musica bellicosa, e in cui la bianca tunica del 
sacerdote si frammischia con tanta armonia al bri Haute 
.uniforme del guerriero, e il labaro dì Costantino alla 
bandiera dei gigli (b) „. 

(a) Ti Celili y mescne jour et le lendemain aussi, (irent 
très belles et sol empii ci Ics processione les gens d' églìse, sei- 
Bneurs, capUnines gens d'arme) et bourgcoys estant et demou- 
rsnt dans Orléans el visitèrent les égliscs par moult grant 
déVocion. HUtoirc ™ iroj rfu jiejs li' Orl/aas. 

(b) Anfrcrfi-Dnvoriioy - fiotta hùtùiriqsett tritiqw sur lei 
monumtns irigit à Orléans en honiicur de Jeanne Bare. pag. 10. 

La più antica nazione di questa processione curiosa si 
trova solamente in un manoscritto della Biblioteca Vaticana, 
appartenuto già a Cristina regina di Svezia sotto il N. 891- 



78 GIOVANNA DAUCO 

Col nome di festa della Pulzella una consimile 



In detta processione ii subì a portare una bandiera, uella 
quale erano dipinti il fui (u delle Torretle, la Vergini? col Bam- 
bino, i santi protclluri di Orleans, Orlo VII e la Pulzella. 
Sembra che cotesla bandiera, cui altre in seguito furono so- 
stituite/ fosse slata donala verso il 1520 da Fraucesco 1 alla 
città di Orléans. Andii perduta per le varie vicende politiche 
della Francia, ma nel 183S fu rinvenuta llal noslro erudito 
e gentile amico Sig. Vergnaud-Romagnesi di Orléans H quale 
la conserva, gelosamente ne! mio gabinetto. Da una memoria 
assai interessante scritta dal, fortunato possessore di questo 
monumento (Dticriptioa d'olle ancienne unum/re de la ritte 
ri' Orléans, appelle Jlannk'.r. dt Jeanne d'Are et documens nou- 
veoax inèditi et tris eurieax à ce sajel) noi rileviamo il dipinto 
di questa bandiera esser opera dei scolari di Leonardo da 
Vinci, il quale ai tempi di Francesco I abitava Amboise o vi 
possedeva il piccolo castello di Clou. Lo stesso sig. Vergnaud 
Romagnèsi fu gentile inviarci il disegno della suddetta ban- 
diera c dei quadri ivi rappresentati; il perche noi gli ester- 
niamo qui pubblicamente tutta la nostra gratitudine! 

Cade qui in acconcio il notare che la bandiera da 
guerra della città di Orléans al tempo dell' assedio era 
a tre liste con gigli di argento Poco dopo però la sua 
liberazione vi si aggiunsi;, in virtù di regia ordinanza, un 
capo di azzurro caricato di tre fiordalisi d' oro. Questa notì- 
zia ci e stata gentilmente comunicata dall' erudito Signor 
C. de Vassal di Orléans, autore delle Gia/alagies ifc.i nrìici- 
palcs famillet de P Ortfanais, da, noi pagatone a fine di rac- 
cogliere copiosa messe di notizie per l'opera che abbiamo fra 
mano: Storia dtlle bandiere da guerra. 



■ Digitizod &/ Google 



CAPITOLO SECONDO 70 

cerimonia fu decretata doversi celebrare ogni anno a 
Chateaudun dove in frolla crasi rcsliluito Fiorenzo 
d'Illiers dopo la liberazione di Orléans a line di difen- 
dere quella ciltù affidala alla sua custodia dalle truppe 
inglesi clic si ritiravano dall'assedio di Orléans. Il prode 
cavaliero entrò in Chaleaudnn proprio in t&tipo elio 
gli abitanti erano gettali nella costernazione dalie bando 
di nemici clic per colà facevano passaggio. Ha l'annun- 
cio da esso recalo loro della vittoria di Orléans destò, 
in essi lai gioia t|ie tosto fecero risoluzione di rinno- 
vare ogni anno con pubbliche feste la memoria del 
ritorno di Fiorenzo d' llliers c insieme- del trionfo della 
Pulzella. Queste dimostrazioni di pubblica letizia ebbero 
luogo per lo spazio di circa duecento anni (a). Gl'In- 
glesi intanto, che si erano ritirati da Orleans prosegui- 
rono uniti il cammino per alcune leghe e poi separe- 
rò usi. Il conte di SufTolk recossi a difendere Jargeau, 
mentre lord Scales e Talbol assumevano la custodia di 
Heun e di Beaugency. 



ja) Gurres - U Pulzella d'OrUaiw - Cap. XX. pn S . 13li. 
Anche gli Ortoaneti grati a Fiorenzo d'iliicrs per lo belle 
provvidi valore date in loro difesa, e per essere stato il pri- 
mo a recare la notizia dell' arrivo della Pulzella, vollero 
immortalarne il nome col chiamar la contrada per la quale 
era egli entrato, Altere, nomi.' col quale viene anche al pre- 
sente appellata. 



CAPITOLO IH 



Dopo la liberazione di Orléans Giovanna ritorna presso 
il re e lo esorta a muovere alla villa di Reta* - Assedio o 
presa di IirflW - Presa di Ifcaugeiicy - Battaglia .li PlUj - 
Marcia vittoriosa dell'esèrcito francese da Orleans a Rcims - 
Assedio e presa di Troyes - Consacrazione dì Carlo VII a 
Iteims - Assedio di Compiane - Giovanna cado prigioniera in 
poter degl-Inslesi - LiWnoiie di Compiegne: 



indomani della .liberazione di Orléans, Giovanna 
mosso coi primari capilani dell' esercito alla 
§tfvò]ia di Loclies dove trovavasi Carlo VII. La 
li jf fama delle sue vittorie \c I' aveva preceduta, 

f e tolti quelli della corte bruciavano d'impazienza 
- di rivedere la giovane eroina le cui promesso 
erano bastantemente S iu S lifieale dai suoi trionfi; laonde. 

fi. 



82 GIOVAR HA DAUCO 

al di lei arrivo il monarca c lutti i cortigiani lo fecero 
le più liete e cordiali accoglierne. Giovanna, coi pre- 
meva assai di compiere la sua missione, esorto tosto il 
re affinchè partissè all' istante |>er Reims a fine di far- 
visi consacrare. „ Gentil dalfino (abbracciandogli le gi- 
nocchia cosi lo pregava Giovanna) venite a prendere 
la vostra consecrazione in Reims, io sono forte stimo- 
lata che vi andiate, nè abbiale dubbio che in questa 
città riceverete la vostra degna consecrazione „. Ha per- 
ché Carlo VII mostravasi irresoluto, ella soggiungeva: 
„ lo non ó a vivere che un anno e non più, e questo 
anno io debbo pensare ad impiegarlo bene ,.. Ad onta 
però delle vivissime istanze che . di continuo faceva la 
Pulzella, un gran numero d'i capitani e molti principi 
del sangue si opponevano a! disegno di lei, adduccndo 
doversi innanzi tutto attaccare gl'Inglesi in Normandia 
dove si mostravano maggiormente formidabili, mentre 
se avessero dovuto portarsi sul momento nella Sciam- 
pagna sarebbe stato mestieri traversare la Borgogna e 
una parte della Sciampagna, allontanarsi dalle contrade 
sottomesse all'autorità del re, isolarsi da ogni appoggio 
e soccorso, e trovarsi in qualche modo avviluppati per 
ogni lato dalle forze nemiche. Ha Giovanna sdegnava 
tutti i pareri che si opponevano al suo disegno e per- 
sisteva sempre a sostenere «ssere strettamente necessa- 
rio che il monarca andasse a farsi consecrare a Reims, 
assicurando che dopo questa cerimonia la potenza de- 
gl'Inglesi anderebbe a diminuirsi e che le sue ispira- 
zioni la rendevano di ciò sicurissima- 



CAPITOLO TERZO . 83 

Tulio quanto aveva fin qui operalo !a Pulzella 
inspirava già tanta confidenza, il popolo aveva in lei 
Unta fede e l'adorava siccome una messaggera' del 
cielo che finalmente fu risoluto d' imprendere il viaggio 
per a Roims. Perù Carlo . VII, prima di muoversi, deli- 
berò si dovessero scacciare gì' Inglesi dalle cillà che 
tenevano occupale fra la Loira e la Senna sulle strade 
da Orléans a Parigi- A raccogliere a lale effetto un 
esercito fu destinato il duca di Alencon il quale pub- 
blicò un bando per l' assembramento degli uomini d'arme. 

L'universale entusiasmo eccitato dal racconto dello 
vittorie di Giovanna attirò ben presto da Iutiere Pro- 
vincie rimaste fedeli al re un forte numero dì guerrieri, 
i quali erano smaniosi di dividere la gloria c r pericoli 
della giovane eroina e dì associarsi tutti alla risorgente 
fortuna di Carlo VII. Compiuti i preparativi di quosta 
nuova spedizione e adunatisi tutti i guerrieri a_ Sellcs 
nel Berry, luogo fissato per l'assembramento dell'eser- 
cito, il re nominò comandante supremo dell'armala il 
duca di Alencon con ordine di nulla tentare senza la 
preventiva approvazione di Giovanna. 

Con un'armata di circa cinquemila uomini il duca- 
di Alencon e la Pulzella seguiti dai più famosi capitani 
di Francia che parteggiavano per Carlo VII, mossero da 
Selles alla vòlta di Jargeau contro cui erano diretti i 
primi sforai di questa spedizione. Arrivati l'undici di 
giugno dinanzi a questa città, mentre credevano impa- 
dronirsi per sorpresa dei sobborghi, trovarono che il 
conte di Suffolk, prevenuto in tempo dell'arrivo dette-. 



84 GIOVANNA DARCO 

troppe francesi, erasi schieralo fuor delle mura in ordine 
di battaglia disposto a resister loro vigorosamente. Il 
primo urto dogi 'Inglesi fu si gagliardo, che le schiere 
francesi ne furono alquanto sgominate. Allora SulTolk, 
volendo trarre profitto di questo primo vantaggio, in- 
coraggia i suoi a raddoppiare i loro sforisi per hatlere 
completamente gli assalitori. I Francesi sopraffatti dal- 
l'impeto delle (ruppe inglesi resistono assai debolmente; 
quindi si turbano, indietreggiano e il disordine si intro- 
mette nelle loro file. La giornata sembrava per essi per- 
duta, allorquando l'intrepida e coraggiosa Pulzella ac- 
cortasi del pericolo, rapida siccome il baleno, svelta la 
bandiera di mano a chi la portava, correndo innanzi a 
lutti balza in mezzo al folto dei nemici. La sua voce 
animatrice e il suo sublime esempio rianimano gli sco- 
raggiti Francesi i quali, vergognando della loro fiacchez- 
za, si slanciano sulle sue traccio o ritornano ai combat- 
timento con un nuovo ardore. d'Inglesi non possono 
allora resistere a questo lerrihil urto, c ben presto per- 
cossi da ogni parto sono costretti cercare un .rifugio 
entro la città, abbandonando i sobborghi all' armala 
degli assediami. • • .'.,' 

La mattina del giorno susseguente i cannoni c le 
bombarde dei Fnancesi cominciarono a batter la città, e 
gli assediati, che avevano anch'essi una numerosa arti- 
glieria, risposero con vigore a quo' micidiali saluti. Sotto 
il comando della Pulzella, che dirigeva con talento stra- 
ordinario quelle bocche da fuoco, in brev' ora si videro 
demolite una gran parte delle mura e molle torri. Ma 



CAPITOLO TERZO 85 

mentre con tanto felice successo si progrediva Della 
mina dell'assediata città, corso voce nel campo che il. 
duca di Bcdford inviava in soccorso di Chatcaudun un 
rinforzo considerevole di uomini, di vivori e di "bocche 
da fuoco, e che t'alstolf, il temuto vincitore di Rouvray, 
era alla lesta di questo corpo di armata. A cotosta nuova 
i Francesi gettaronsi nella maggiore costernazione, e già 
molli parlavano di ritirata ed altri di fatto abbandona- 
vano il campo, quando l'animosa Giovanna, usando di 
tutta la sua eloquenza e slimolando i suoi coll'esempio, 
ne rianimò lo stremato coraggio e gì' indusse a riprender 
l'assedio con nuovo ardore. Per lutto quel giorno, la 
notte e il dì successivo fu la villa bombardata senza 
posa, si diedero molti sanguinosi assalti e furon fatte 
sei vigorose sortite. La mattina del terzo giorno la brec- 
cia fu giudicala praticabile e gli assediami erano presti 
a slanciarvisi quando il conte di Suffolk fecesi a doman- 
dare una tregua di quindici giorni che la Pulzella gli 
rifiutò risolutamente. Allora le trombe diedero il segna- 
le dell'assalto e Giovanna slanciossi come sempre la 
prima. Le genti d'arme gettaronsi da ogni parte nel 
fossato e lo riempirono di fascine; altri appoggiavano un 
gran numero di scale ai bastioni; ma gì' Inglesi soste- 
nevano una cosi eccellente difesa che dopo qtiattr'ore 
soltanto di un accanilo combattimento, nel quale cin- 
quecento dei loro avevano perduta la vita, il conte di 
Suffolk pensò ad arrendersi e gridò dall'alto delle mura 
ch'egli voleva parlare al duca di Alencon. Non fu punlo 
ascoltato e l'attacco continuò col medesimo accanimento. 



86 GIOVANNA DÀ RCO 

Nel più forte della mischia Giovanna col sua stendardo 
alla mano corre laddove gì' Inglesi opponevano la più 
viva resistenza, monta sopra una scala ed anima ì Fran- 
cesi a seguirla. GÌ' Inglesi alla vista della loro fatale 
nemica fanno piover contro di lei una grandine di pie- 
ire e dì dardi. Una delle più grosse pietre lanciala con 
fona percosse il suo stendardi), le cadde sul capo e s> 
i> a sopra il suo elmo- La violenia del colpo la fece 
cadere a pie del bastione: un grido di gioia, un grido 
di spavento emettono ad un tempo Inglesi e Francesi; 
ma Giovanna si rileva all' istante più fiera e più terri- 
bile. „ Su, su, u amici, essa grida, coraggio! Iddìo à 
condannato gl'Inglesi: a quest'ora essi sono in nostro 
potere! ,. Pieni di un nuovo ardore i Francesi rico- 
Itiiociaoo (attacco e la città è presa di viva forza- Si 
perseguitano gl'Inglesi di strada in strada, di casa in 
casa e se ne fa una spaventevcle carnificina. In inewo 
a questo disordine e confusione perirono nulle e cento 
Inglesi e molti di essi furon falli prigioni, fra' quali lo 
stesso coniti di Suffiilk die in quel disastroso assedio 
perdette il fratello, Alessandro de la Poole (a). 

La Pulzella e il duca di Alencon, dopo questo fatto 
sì ricondussero in Orléans dove furono ricevuti col mag- 
giore entusiasmo. Quivi erano giunti considerevoli rin- 
forzi per l'armala condotta da Luigi di Borbone conte 



(a) Barante - tiistairi da duci de Bourgogne - Tom. III. 
Lib. II. pag. 177. - Roy - Hitiain de Jeanne à~An. - Cap. 
VII. - Giirres - La Puhtlla d'Oriniti* - Cap. XXI. 



CAPITOLO TERZO 87 

di Vendóme, da Andrea e Guido di Lavai, dal aire della 
Tour-d'Auvergne, dal vidamo dì Chartres e da molti al- 
tri desiderosi di dividere la gloria e i pericoli della e- 
roina d'Orléans. Per coiai modo l'esercito reale si trovò 
ingrossato di sei o settemila combattenti. I capi di co- 
testa armata risolvettero di portar tosto l'assedio a 
Beaugency, c postisi in marcia e impadronitisi d'assalto 
del ponte di Meun sulla Loira, senza molestarne il ca- 
stello occupalo da lord Scales, arrivarono in breve tempo 
dinanzi alla cillà cui erano diretti e nella quale coman- 
dava il famoso Talbot. Questi accortosi del numero 
soverebiante dei nomici, e non stimandosi abbastanza 
forte per difendere la città, lasciò alcune truppe in 
difesa della rocca e si diresse alta vòlta di Jenville per 
congiungersi al corpo di armata che da Parigi condu- 
ceva il Falstolf, il quale veniva troppo lardi per salvare 
Jargeau. 

Mentre il duca di Alencon stringeva di assedio la 
fortezza di Beaugency, il connestabile Arturo di Riche- 
mont accorreva egli pure con quattrocento lance ed ot- 
tocento arcieri levati nelle sue terre di Brettagna e di 
Poilou per riunirsi coll'esercito regio. Parecchi illustri 
signori accompagnavano il connestabile, e fra questi 
distinguevansi il conte dì Perdrìac, Giacomo dì Dinan, 
e i siri di Beaumanoir, dì Rostrenen, di Montalbano e 
della Feuillcc. All' arrivo di cotesto considerevole rin- 
forzo, Riccardo Guétin, comandante della città dì Beau- 
gency, vedendo non potersi più difendere contro forza 
cotanto superiori alle «ue, domandò di capitolare e 



fillomi te vanlaiiLsnisc. condizioni, usci ro' simi ihilla piazza 
a si porln ad ingrossare l' esercita ilei Talkit, "il quale, 
ridii aventlu 'potuto soccorrere Ucaii^cucy, si era direi io 
verso Meun sulle Loira per riprendere il ponte. Ma come 
gl'Inglesi seppero che l'esercito nemico si avanzava, 
rimontarono verso la Bauce, risoluti di fargli Ironie a 
Palay. Appena i Francesi si accorsero di esser vicini 
all'armala nemica, mandarono un distaccamento di 
cavalleria per riconoscerne la posizione, munire i capi 
sì davau moto per ordinare le schiere ed animarlo alla 
pugna. Però molli che ricordavano le sconfina di Creey, 
di Azineourt, di Crévant e di Verneotl erano in grande 
apprensione, e non credevano cosa prudente arrischiare 
una battaglia in campo aporlo; ma Uiuvaitua gridava 
loro: „ Attacchiamo arditamente il inimico e questo sarà 
vinto senza meno. Se fu lsi; isserò, ju.i- lùc, [ 1 ■ ■ ] I ■ ■ nuvoli; 
li tireremo al basso, perche Dio ci à mandato a punirli, 
il' nostro re vincerà oggi la maggior vittoria che sia. 
Chi mi consiglia mi à dotto die essi sono già nostri „. 
Queste parole della Pulzella dclcrmìnarono i più indecisi, 
e formala losln una forte avanguardia delle gonli d'arme 
i meglio montali e i più risoluti, sotto gli ordini di La 
Hire, Xanlrailles, I.oré, lìeaumanoir e Til|on, fu mandala 
ad investire l' esercito nemico. 

La vista dei cavalieri francesi fece nascere grandi 
incertezze nell'esercito inglese, che alcuni capitani erau 
di avviso di non dover combattere e ritirarsi invece nei 
castelli e nelle fortezze lincile giungesser loro nuovi 
rinforzi; ma il Talbot e con lui molli altri eran di 



Digitizcd by Google 



CAPITOMI TEH7.0_ Slt 

parere ili nini isfuggire i nomici ma di c uiinallei li riso- 
lutamente. Tulli piega ro osi allora ali' opinioni; del Tal- 
In. t e fu defiso venire a bai taglia. Un'altra difficoltà 
perù insorgeva sali' ordinali*! dui combattimento, .che 
alcuni volevano si combattesse a piedi nel luogo mede- 
simo in. cui si trovavano, mentre allri, ed erano questi 
Ìli maggior numero, decisero doversi prendere posi/ione 
a un mezzo quarto di lega più lontano, appoggiandosi 
ad un monastero fortificato e ad un bosco vicino, neu- 
tre gì' Inglesi eseguivano questo movimento, l'avanguar- 
dia francese galoppando a lutta eorsa, no seguiva assni 
d'appresso la marcia e giungeva presso l'alay quasi, 
nello stesso momento elio quelli vi arrivavano. La Hire, 
Xanlrailles c gli altri cavalieri seguili da circa 1,50(1 
combattenti, 'non "lasciando ai nemici il tempo di ordi- 




narsi, né di trincerarsi, si slanciarono lor contra con 
impelo così vigoroso e straordinario che Falsi olf ed altri 



90 .GIOYÀHXA DA flCO 

cavalieri inglesi non pensarono punto a far loro resi- 
stenza e si' diedero a fuga precipitosa. Sopraggiunto il 
corpo dì battaglia francese, le schiere del Talbot furono 
dopo breve combattimento avviluppate e tagliale a pezzi. 
Giovanna fece al solito prodigi di valore. Gli arcieri in- 
glesi furono tutti massacrati, e la perdita sofferta dal- 
l'esercito britanno in questa battaglia fu valutata di 
circa 5,000 uomini, di cui 2,000 rimasero prigionieri 
dei Francesi. Lord Scales, lord Hungersord, sir Branche, 
sir Rameston e molti altri illustri cavalieri furono di 
questo numero (a). 

La battaglia di Palay ebbe conseguenze assai rile- 
vanti. La fama dì essa percorse rapidamente tutte le 
Provincie francesi (b) e sparse lo spavento e la cester- 



ia) Barante - Histoirt des daes de Beargo/tu - Tom. III. 
Uh.' II. pag. 182. ■ 

(b) La stessa Giovanna aveva cura dì divulgare te sue 
Villane per insinuare alie città francesi dì mantenersi in fede 
al legittimo loro sovrano. Il sig. Hennebert archivista della 
citta di Tournay pubblicò nel 1838 nel Mtisoger dtt sciencc* 
ti dts arts ile la Bctgiquc ( pag. 80 — 80 ] una lettera che la 
pulzella scrisse, agli abitanti di Tournay dopo la vittoria di 
Patay. Piace a noi di qui riprodurla. 

$ JESUS MARIA $ 

Gentili loìaux Frauchois de la ville de Tournay, la Pu- 
celle vous fait savoir des nouvelles de pardecha que en vij 
jours elle a cachi* (chassè) Ics Anglois hors de toutz le* 



. ■ CAPITOLO TERZO 91 

nazione fra i piccoli presidi inglesi della Bauce, di cui 
la maggior parla appiccarono il fuoco alle città affidale 
alla loro difesa e si diedero alla fuga prima che si ap- 
pressassero i Francesi. Dopo un seguilo di otto anni di 
sconfitte, fu questa la prima guadagnata dai Francesi 
sui loro nemici, i quali in un sol giorno videro consu- 
malo il formidabile esercito condotto dall'Inghilterra 
dal conte di Salìsuury per conquistare tuttala Francia. 
1 più famosi capitani dell'armata inglese erano rimasti 
vittime del ferro dei guerrieri di Francia, o caduti in 
potere dei vincitori. Tre brillanti fatti d'armi: la libe- 
razione d'Orléans, la presa di Jargeau.e la battaglia di 
Patay, avevano nel breve spazio di un solo mese distrutta 
la potenza britannica in Francia. E coleste strepitose 



places qu'ils lenoient sur la riviro de Loire, par assaut et 
autrement, où il cu a eu maius mors et prius, et k*s a de- 
sconfis co balaille: et eroici quo le comic de SurJort, la Poulle 
son frere, le sire de Tallehort, le sire de Scallez et messires 
Jean Falslof, et plusieurs chevilieri et capilaines ont èsté 
prins, et le frére du' comic de Siiffort ét Glasdas mors. Main- 
leiifs vous bien, loiam Francliois jc vous en prye, et vous 
pry et vous requie» que vous soyés tous preti de venir au 
sacre du gentil roy Charles à Bains, où nous serons brief- 
ment, et vencs au devant de nus, quant vous saur^s que 
nous aprocherons. A Dieu vous commans, Dieu soit «arde de 
yoin, et vous doinst grace que vous pnissiés maintenir la 
botine querelle du royaume de Frante. Esrript a Gien le XXV 
jmtr de juing. 

Aiti lovaus Franrhois de la ville de Touriwy 



93 GIOVANNA DA RCO 

vittorie, cotcsli meravigliosi successi erano opera di una 
giovane donzella per nolìa accostumala noi mestiere delle 
anni, avvezza solo agl'innocenti trastulli della campagna, 
ina avvalorala dalla divina potenza, ma spinta dal santo 
amor della patria, dalla devozione sincera che essa nu- 
triva pel suo disgraziato sovrano.' 

■ L'armata vittoriosa si ritirò ad Orléans, dove rac- 
coltisi altri molti guerrieri, Giovanna si occupò dei 
preparativi della partenza per condurre il re a Reìms. 
„ La esecuzione di un progetto cosi ardito, osserva il 
Villaret nella sua storia di Francia, esigeva elio si tra- 
versassero circa ottanta leghe di paese con un'armata poco 
numerosa senza danaro per pagare le truppe, senza vi- 
veri, scnz'allra speranza di procurarseli se non colle 
armi alla mano; si dovevano necessariamente incontrare 
per via molle città considerevoli, di cui una sola bastava 
ad arrestare la marcia del re, durante il resto della 
campagna nessuna risorsa in caso di sinistri eventi; il 
menomo rovescio diveniva irrimediabile. Per far fronte 
a tanti ostacoli non aveva altra sicurezza che una co- 
stante prosperità fino allor conseguita, ma che poteva 
smentirsi, e lo promesse di una campagnuola di dieci- 
sette anni. Un'impresa cosi straordinaria s' imprendeva 
sulla parola di questa giovane singolare. Si può assicu- 
rare che in tale momento Giovanna Parco decise la 
fortuna di Carlo il quale era perduto senza risorsa sa 
avesse trovalo un qualche incaglio, disi la incompren- 
sibile provvidenza si compiace alcuna volta di manift- 
stare d nella delle nostre politiche speculazioni colto 



CABLO VII IN.SARCIA PER RECARSI A BEI»S- 



Oigiltzad D/ GllOgl 



CAPITOLO TERZO 93 

semplicità dei mezzi clic essa mette in opra per rove- 
sciarli ,,. 

Carlo s'incamminò alla vòlta di lleims, seguito da 
12,000 uomini, da Giovanna c da tutti i più bravi ca- 
pitani Che militavano sotto le sue bandiere. Erano tutti 
pieni di 'speranza o di coraggio, poco timorosi dì tra- 
versare un paese le cui città, fortezze, castelli, ponti e 
passaggi dei fiumi erano occupati dai Borgognoni, e 
dagl' Inglesi. Giunto l'esercito davanti ad Auxerre difesa 
dai Borgognoni trovarono il presidio disposto a" vietargli 
l'entrala, e, ad onta delle esortazioni di Giovanna che 
voleva si dasse l'attacco a quella città, il re e i suoi, 
ministri preferirono venire a patti c acconsentirono di 
allontanarsi a condizione che ella fornisse di viveri l'è- ' 
sercilo regio c promettesse di riconoscere l'autorità del 
monarca francese lostoché Troyes, Chàlons e Reims 
avessero fatto lo stesso- 
Cotesto trattato, a dir vero, non fu glorioso né po- 
litico: se si fosse presa di assallola città non si sarebbe 
forse trovala tanta resistenza dinannzi a Troyes, e se non 
si fosse riuscito a prenderla, facilmente si poteva aver 
libera la ritirata sulla Loira. Al contrario però lasciando 
Auxerrc dietro le spalle, ?e si fisso incontralo qualche; 
rovescio, i Francesi non avrebbero più avuta libera la 
ritirala e si sarebbero trovati esposti ad aver tronche 
tulle le comunicazioni con. le proyincie elio tenevano 
per, il re. allorquando si fossero più innanzi inoltrati 
nel paese nemico- , 

V armata francese rimase tre giorni davanti ad' 



94 GIOVANNA DAUCO 

Àuierre, da dove postasi in marcia per San Fiorentino, che 
si arrese senza contrasto, giunse dinanzi a Troyesilcui 
presidio consisteva in soli 600 Borgognoni. Intimata a 
questa città !a resa, si ebbe uh assoluto rifililo colla 
protesta ili difendersi all' ultimo sangue. Anzi furono que- 
gli abitanti cosi ardili che, non appena giunta sullo le 
mura Ì' avanguardia dell' esercito francese, fecero con- 
tro di essa una vigorosa sortita che però riusci loro 
disastrosa, perchè i Francesi ne sostennero I' «ilo con 
coraggio c valore, li respinsero e li obbligarono a rien- 
irare in città. L' armata reale circondò tosto la piazza, 
ma perchè era mancante di artiglieria. Si limilo in prin- 
cipio a fermarne tutte le uscite. Sei giorni furono con- 
sumati da ambe le parti neh" inazione. I Francesi sprov- 
visti dì tutto il bisognevole per un assedio, non si 
azzardavano di dar l'assalto alla città, ed oltre a ciò 
difettando di vettovaglie, incominciavano a patir la fame. 
In situazione cosi difficile il re concepì qualche timore 
sul buon esito di coiesla sua spedizione e, manifestatolo 
al consiglio di guerra, domandò a' suoi generali se me- 
glio convenisse retrocedere, o atlaccare la piazza, o 
passar oltre e muovere alla vòlta di fleims. Quasi lutti 
i capitani erano di parere e consigliavano il re di re- 
trpeedere, a line <ti evitare i maggiori disastri, quando 
Giovanna si oppose arditamente alla risoluzione del con- 
siglio e, voltasi al re, disse: „ Mio sire, comandate 
all'esercito che si ponga in marcia per islringere di- 
assedio la ciità di Troyes, né slate qui a far tanle di- 
scussioni. Perchè in nome di Dio, vi dico, in meit di tre 



Digilizcd b/Coogli 



cipitolo terzo 95 
granii, vi avrò condotto in Troycs per amore o por 
fona, a dispelto del falso duca di Borgogna: non ab- 
biate un sol dubbio su questo „. Giovanna, sursea dire 
il cancelliere: se fossimo certi clis la città sarà nostra 
entro sei giorni, aspetteremmo di buon grado, ma non 
so se diciate la verità. „ Non dubitale, replicò sdegnosa 
la Pulzella, entro domani la città sarà vostra „. 

Fiduciati nelle sue parole, fu risoluto l'attacco. 
Giovanna allora prese il suo stendardo, montò a cavallo, 
ordinò le truppe e comandò loro di avvicinarsi alla 
piazza e di traslocare le tende presso il fossato. Tutti 
obbedirono con entusiasmo al comando della giovane 
eroìna. Cavalieri, scudieri, arcieri, capitani e semplici 
soldati, dovettero trascinare coli fascine, travi, porte e 
quanto altro fu trovato nei dintorni idoneo ad empire 
i fossati, ed allestire tettoie e tririciere di assalto. Gio- 
vanna eccitava e diriggeva i. inarraiuoli nelle opere dei 
gabbioni, degli scavi ed approcci, c tutta notte passò 
ad ordinare cotesti apparecchi con tal saggezza, bravura 
e costanza che il prode Dunoìs ebbe a dire: „ due o 
Ire dei più esperti capitani nell'arte della guerra non 
avrebbero potuto fare in quel tempo ciò che fece ella 
mia „ (a). 

L'indomani tulio era pronto per dar l'assalto alla 
città, e Giovanna, postasi alla testa delle truppe, ordina 
si dia fiato alle Iromhe. fili abitanti dì Tioyes spaventati 



(a) Gtìrres - La Patirti* (f OrMnw - Ca|>. XXII. pag. 161- 



Wi giovakkì dauco' 

dagli apparecchi fatti contro la cillà c più còlli da su- 
perstizioso terrore olili visla della meravigliosa guerrie- 
ra, lo stendardo della quale credettero vedere attornialo 
da una gran moltitudine di bianche farfalle, perdere rio 
•gni coraggio di battaglia, e tumultuando, costrinsero 
i capi del presidio ad arrendersi. Il re accolse con molla 
Lutila i deputati inviali a trattare la resa e fu fra Ih 
due parli concliiuso un accordo, in forza del quale la 
cillà di Troyes tornava sotto il dominio de! re di Fran- 
cia, che assicurava a lutti gli abitanti il perdono e 
l'oblìo del passato e concedeva ai Borgognoni la facoltà 
di ritirarsi in pace colle loro sostante- 

Parlilo il presidio da Troyes, tutto l'osercilo fran- 
cese traversò la città in bella ordinanza al suono delle 
trombe e alle generali acclamazioni degli aliilanti clic 
giuravano al re di servirlo d'ora innanzi fedelmente. 
Avanzatosi rapidamente sopra Chàlons, a poca distanza 
da questa città, incontrò una folla di abilanli, i quali 
accompagnati dal. loro vescovo, venivano ad offrire la 
loro sottomissione al re e a giurargli fedeltà ed obbe- 
dienza. La spedizione in seguilo procedette avvicinan- 
dosi d'un buon tratto a Reims. I capitani inglesi e bor- 
gognoni che ne comandavano il presidio, come seppero 
dell'avvicinarsi dell'osercilo regio, convocarono gli abi- 
tami e li richiesero se voi esser tener fermo e difendersi 
contro l'armata nemica. 1 borghesi alla lur vòlta doman- 
darono ad essi se si credevano forti abbastanza per 
proleggersi ed aiutarsi. Quelli risposero pregandoli di 
lener fermo per sei settimane, in capo allo quali 



accertavano che i ducili di BcJforJ e di Borgógna sa- 
rebbero giunti con un esercite poderoso abbastanza por 
liberare la città dall' assedio. 1 cittadini di lleims non 
vollero esporsi a cotesto pericoloso ritardo e indussero 
i due capitani ad uscire colle loro truppe dalla città; e 
quindi senza frapporre dimora, mandarono a Carlo VII 
una deputazione composta dei principali ci'ttarlini, tanto 
ecclesiastici clic secolari, a fare la loro sottomissione e 
a pregarlo di entrare nella loro città in aspetto benigno 
dimenticando il passato. La sera stessa, il re seguilo 
dalla Pulzella, dai cavalieri c dall'esercito fece il suo 
solenne ingresso in Heims. festevolmente accolto da tulli 
quegli abitanti clic mentre esternavano a luì il loro 
rispetto, non si stancavano di ammirare la meravigliosa 
fanciulla, per opera della quale si compivano tanti fatli 



prodigiosi. 








Il giorn 




17 lugli, 


), il re fu consacrato 


con tutto le i 
che si poto p 


:onsuclc ce 




i con quella pompa 
i. tanta fretta. La Pul- 


iella gli steli 
mano spiegai 


a al fianco 


in compi, 
■o vessilli 


ita armatura, con in 
. die aveva le lame 




ti e battuti 




del suo re, della sua 


patria. Termi i 




ironia, Gi 


ovanua inginoecb lussi 


dinanzi al re, 


ed abbracc 


iatcne !c 


ginocchia e offrendo- 



gli la propria spada, con dirotto pianto gli disse: 
,, Gentil re, ora ò adempiuta la volontà di Dio, il quale 
voleva ebe veniste a Reims a ricevere la vostra degna 
consacrazioni', mostrando clic voi siale vero, ru e tale 
cui debba appartenere il reame. - lo ò adempiuto. 



98 GIQYAKNA DAUCO 

soggiunse ella poco dopo, quel clic messere ànimi co- 
mandato, clic era di scioglier l'assedio d' Orleans e di 




far consacrare il gentil re; avrei a caro ch'egli volesse- 
farnii ricondurre ila' mici padre e madre, a custodire le 
loro pecore e bestiami e a far quello clic io vorrei 
(are (a) >,. Ma il conte di Dunois reso accòrto dei molti 
vantaggi che poteva trarre dalla presenza dj lei, l'esortò 
a perseverare fino a die, coi discacciare del lutto gl'In- 
glesi dal suolo di Francia, le sue profezie s' andassero 
completamente a verificare. Tutti gli, altri capitani si 
unirono al Dunois par persuaderla a rimaner- nell'eser- 
cito, avendo lutti conosciuto per prova così combat- 
tendo al suo fianco, come deliberando con lei nei con- 
sigli sulle bisogne della guerra, ch'ella era il più valido 

(a) Cbronìqiie de la Pònccfie - pag- 353. 



Digilizcd by Gougle 



cu-itolo terzo ' 99 
loro soslegno per «ausa dell' effetto clic produceva sugli 
animi della soldatesca, del pòpolo e degli slessi nemici. 

derìo, nè più pensò di abbandonare l'esercito. Continuò 
essa in seguito a mostrare iu slesso valore nelle batta- 
glie, la sfessa costanza nei dolori e negli stenti, la fidu- 
cia medesima nella giustizia . della causa per la quale 
combatteva e clic aveva prima dimostralo, ma' non più 
quella ferma persuasione di un incarico avuto da Dio, 
nò quelli fede clie nudrilu nelle interne sue ispirazioni 
l'aveva fino allora condona a gloriosissima mota. „ Qua- 
lunque l'ussero i molivi, dice il Villarel, che la indus- 
sero a dimandare il suo congedo, gli è cerio che elki 
fece in proposilo lo più vive istanze c che non cedette 
se non agli ordini del re o alle preghiere della maggior 
parte dei signori che avevano provato in modo troppo 
sensibile come la sua presenza incoraggiava 'le truppe. 
Costretta di cedere ai voleri del sovrano, la si vide dopo 
questo momento astenersi di opporre il suo parere a 
quello dei ministri o dei generali; libertà ch'ella crasi 
data quasi sempre fino a questo giorno. In seguilo la 
si contentò di dividere le fatiche delle più pericolose 
spedizioni c di esporsi la prima. Forse con una tale 
condotta voleva essa estinguere i sentimenti di gelosia 
cìie avevano in allri eccitato i suoi servigi, lìrano que- 
st'i troppo grandi per non essere invidiala ,.. 

Dopo la consacrazione di Reifns le cose di Carlo 
VII presero un aspello mollo- a lui favorevole. Molle 
città, delta Sciampagna, della Bria. dell' Isola ài Francia 



100 GIOVANNA DAUCO 

si affrettarono di scacciare dalle loro ( mura i presidi 
inglesi e di sottomettersi al dominio del re di Francia, 
il quale verso la fine di agosto del 1429, ad onta del- 
l'avviso contrario della Pulzella, si diresse alla vòlta di 
Parigi a fine d'impadronirsi colla forza delle armi della 
capitale del suo reame. Condotto pertanto il suo eser- 
cito presso le mura di cotesta città, il di 8 settembre 
si volle dare un assalto contro le porta di Sant'Onorato 
che non riuscì. Sebbene le inspirazioni di Giovanna le 
dicessero di non oltrepassare San Dionigi, questa co- 
raggiosa guerriera voile seguire l'esercito e dividerne 
i pericoli. Espostasi in quell'assalto ai colpi degl' ini- 
mici, fu gravemente ferita da un dardo che le trapassò 
una coscia, né volendo l'intrepida sentir parlare di ri- 
tirala, giacevasi in terra presso il fossato come se avesse 
voluto morire sotto le mura di Parigi, quando il conte 
di Alencou che ne muoveva in cerca, rinvenutala in 
quello slato, la indusse a dipartirsi di là e la ricondusse 
egli stesso al campo. Questo rovescio, il primo dai Fran- 
cesi provalo da che la Pulzella li guidava a battaglia, 
suscitò mormorazioni che non risparmiavano la stessa 
Giovanna. Ciononperlanlo volle essa seguire l'esercito 
verso ia Loira, e quantunque mal sostenuta, continuò 
sempre a dispiegare un coraggio sovrannaturale in ogni 
fallo d 1 armi. 

All'assalto di Saint-Pierre le Moutier, la si vide 
abbandonala da quasi tulle le sue genti, a capo sco- 
perto esposla ai dardi nemici, ricondurre alle mura i 
soldati e impadronirsi della piazza nel momento in cui 



CAPITOLO TERZO 101 

lutti già disperavano di venirne a capo. All'assedio della 
Charité, sebbene l'esito non riuscisse fortunato, non fu 
meno valorosa Giovanna, e pervenuta indi a poco a La- 
gny sulla Matrona, ebbe parte in una battaglia ivi 
combattuta con un venturìere borgognone per Dome 
Frauchello d'Arras, che fatto prigione fu appiccato 
alle forche. 

Da Lagny la Pulzella trasse a Compiégne, dove si 
unì al conte di derilioni e ad altri illustri cavalieri, e 
quindi marciò con loro sopra Choisy stretta allora d'as- 
sedio dalle truppe inglesi e borgognone. Guiscardo 
Journei, governatore della piazza, rifiutò con qualche, 
pretesto di aprir loro le porte, onde i capitani francesi, 
perduto affatto il coraggio, e mancanti com' erano di 
danari e di viveri, desistettero dall'impresa e si ritrasse- 
ro verso la Loira. Giovanna non volle punto seguirli, e 
rientrata in Compiègne chiamò a raccolta tutti i cava- 
lieri e scudieri che nei dintorni parteggiavano per Carlo 
VII. Alla voce della giovane eroina accorsero in Compiè- 
gne il sire di Chabannes, Tebaldo di Valperga, Rinaldo 
dì Fontaines, Potone di Xantrailles e molti altri celebri 
cavalieri accompagnati dai propri vassalli. Raccolto per 
cotal modo un esercito di duemila uomini, fu risoluto, 
per determinare ì nemici a levar l'assedio da Choisy, 
di andare ad attaccare Pont-l'-Evèque e i sobborghi di 
Noyoo, in cui il duca di -Borgogna aveva lasciato i suoi 
bagagli e una parte del suo esercito. Giovanna prese 
parte a questa spedizione, senza però comandarla, e una 
mattina, allo spuntar del giorno, l' esercito francese 



W2 (ilUVANKA DARLO 

piombò improvviso sulle Lrappe borgognone di Poni I'- 
Kvcquc comandate da Giovanni di Montgomery. I cava- 
lieri francesi battendosi con coraggio, avevano rovescialo 
quasi liuti gli ostacoli; i nemici erano già s'il .punto 
di piegare; Giovanna, Valpcrga e Xantrailles avevano 
già penetralo iin nel mezzo delle trincee borgognone, 
quando i siri di Orimeli e di Saveuse arrivarono da 
Noyon in tutta fretta con un rinforzo considerevoli' .; 
costrinsero i Francesi alla ritirata che fu fatta nel mi- 
glior ordine. La fortezza di Choisy non sperando più 
di poter esser soccorsa, vivamente bombardata dalla for- 
midabile artiglieria del duca (li Borgogna, fu costretta 
a rendersi a questo. Il duca, fattene spianare tutte le 
fortificazioni, seguitò in buon ordine, la sua marcia ó 
andò a cinger d'assedio la città di Compiègne, ponendo 
campo ne' villaggi e castelli vicini Quivi ogni giorno 
gli giungevano nuovi rinforzi di truppe, e a fare ancora 
più numeroso il suo esercito sopraggi unsero 130(1 In- 
glesi comandati dal conte di Huntington, da Suffolk e 
da Arundel. 

Compiègne era la principale città che i Francesi 
avessero , nella Piceardia. Il sire Guglielmo di Flavy, 

presidio, e pur ben difendere la piazza a lui affidata 
aveva fatto i più grandi preparativi. Gli abitanti erano 
sinceramente devoti alla causa francese; le mura della 
' città assai forti c di fresco restaurale; la guarnigione 
assai numerosa e abbonda miniente appmvigionuta; l'ar- 
tiglieria in ottimo stato e molto hen servita. Per un 



Digiiizcd by Google 



CAPITOLO TERZI) 103 

assedio cotanto difficile, il duca di Borgogna adunò le 
maggiori forze che' potò raccogliere, e fece circondare 
ì;i jiiazza da ogni lato. Stallili egli ire campi nella bassa 
pianura ciie si estende sulla riva desini dell' Oisa dinanzi 
alla città: uno di (ruppe inglesi a Vuoisi te, o duo di 
truppe borgognone a Margny e a Clairotx. Questi campi 
bloccavano il baluardo occupalo dai Francesi c clic 
serviva di tosta fortificata al ponti 1 per il quale Com- 
pierne comunicava colla riva diritta. Il duca di Borgo- 
gna, appostatosi allo sbocco della vallata dei fiume 
Aronde clic si scarica nell' Oisa a Clairoix, proteg- 
geva i due campi borgognoni comandati dal sire di 
Lussemburgo e da Baldovino di Noyollcs. Il campo in- 
glese era posto sotto gli ordini di Giovanni di Monlgo- 

Jlenlre il presidio della città faceva 'ogni giorno 
qualche sortita contro gli assediami, Giovanna, venuta 
in cognizione del pericolo in clic quella irò va vasi, die- 
desi a raccoglier truppe da ogni banda e, postasi alla 
testa di queste, il 23 inaggio 1430, di notte e senza che 
il nemico se ue avvedesse, le introduce in Compiègne 
fra gli applausi del popolo riconoscente. I capitani vol- 
lero trarre profitto dell' entusiasmo eccitato dalla pre- 
senza della giovane eroina, c stabilirono di attaccar 
senza indugio i nemici. Alla Pulzella fu affidato il con- 
cepimento del piano c la esecuzione di esso. I talenti 
militari di Giovanna si spiegarono in questa circostanza 
nel modo il più eminente. Ecco il colpo di mano da lei 
immaginalo, e che ei vicn descritto con molta chiarezza 



104 GIOVANNA BASCO 

e precisione dal noslro amico il Maggiore De la Barre 
Duparcq (a): Frattanto che il governatore della piazza 
Icrrcbbo occupalo il campo inglese con una pioggia di 
dardi lanciali dal baluardo e dai ridotti nascosti della 
riva sinistra, la Pulzella sortirebbe dalla città, sboccando 
sulla stratla dirimpetto al ponte, la seguirebbe (ino a 
Margny, per attaccare il campo borgognone quivi sta- 
bilito, lo distruggerebbe, prendendo in seguito a rovescio 
il campo di Clairoix e ne rigetterebbe le truppe sul 
corpo domandato dal duca di Borgogna, che forse po- 
trebb'' essa anche molestare. Cosi il progettalo movimento 
consisteva a piombar sul centro dell' inimico, per ve- 
nire in segnilo sulla sua sinistra in modo da lasciar cosi 
la sua diritta completamente isolata, nel!' impossibilità 
di continuar da sé sola l'assedio. Tatticamente parlando, 
questa combinazione aveva dunque del valore, e ci ri- 
corda, malgrado la differenza dell' epoca, la manovra 
impiegala da Napoleone in molle suo battaglie, e per 
esempio ad Ansterlilz „. 

L' esecuzione del piano immaginalo da Giovanna, 
sebbene sortisse in principio un esito fortunato, non 
riusci favorevole ai Francesi. La Pulzella, seguita dai 
più famosi cavalieri e da circa seicento gendarmi, sortì 
dalla porta del ponte, e piombò improvvisa e terribile 
sul campo di Baldovino di Noycllcs a Margny. Al primo 
scontro i Francesi ebbero tutto il vantaggio sui Borgo- 
gnoni i quali si fecero sorprendere quasi lutti senz'armi. 



(a) Parlrnili militaircs - Tom. il. pag. 208. 



OiqiiizMD/ Google 



CAPITOLO TERZO 105 

' Il sire di Lussemburgo, dio in quel momento aggiravasi 
presso Margny pur riconoscere più da vicino la piazza, 
accortosi dell'assalto dato dai Francesi alle truppe del 
Noyelles, ritorna precipitoso al suo campo dì Clairoix, 
grida all'armi, metto in orbinole sue schiero e lo con- 
duce in fretta in aiuto dei saldali di Margny. Senza 
cotesto accidente, il posto del Noyelles era preso dalla 
Pulzella- I Francesi non erano in numero da poter resi- 
stere ai due corpi riuniti di Borgognoni, e quindi pcn - 
sarono a ritirarsi. Ma Giovanna Don aveva mai spiegato 
maggiore arditezza c valore come in questa circostanza. 
Due volte respinse ella i nemici, di cui il numero in- 
cessantemente cresceva, fin nei loro ripari di Margny. 
Anello una terza cacica volle essa tentare che li costrinse 
a piegare ancora, ma non potè ributtarli che a metà 
i del cammino, perchè sopraggiunti gl' Inglesi, non le fu 
bile di trattenere i suoi, i quali incominciarono 
la-ritirarsi verso il ponto di Compiégne. Visto allora che 
bisognava assolutamele indietreggiare e ridursi in città, 
Giovanna si pose alla retroguardia per proteggere la 
(narcia do' suoi soldati e mantenerli in buon ordino con- 
ni i Borgognoni, i quali sicuri allora dì essere benespat- 
Bggiati, incalzavano i ritraentisi con molta furia. Fu 
ìlora che, o per timore, o piuttosto per tradimento, il 
gvernatore della città, Guglielmo di Flavy, fece abbas- 
e la saracinesca, e Giovanna ch'era rimasta l'ultima 
pir proteggere la ritirata de' suoi, fu assalita da tutti 
i tanici ad un punto. Ciò nonpertanto con prodigi dì 
i pervenne essa a liberarsene e a salvarsi dal 




pelo degli assalitori, finche ad un arciere pìccardo venni 
falla di afferrarla per il mairtello, e il bastardo Lionellf 
dì Vcndùme, chejsi trovo presente, ottenne che ella :i 
awcndesse a lui perchè dicevasi gentiluomo; e eostii 
più lieto che se avesse fatta prigioniero un monarci, 
la condusse al sire ili Lins-mliurgu rimi signore e vs>- 
sallo del duca di Borgogna, e questi la vende agl'h- 
glcsi per diecimila lire (a). 

(a) Il eoinbaUinienlo cèibe luogo olla Porta del ponf di 



Digilized by Google 



CAPITOLO TE il 7 0 107 

I,' assedio di Conipiègne continuò tulla quanta la 
siale, malgrado l'assenza del duca di Borgogna, il quale 
crasi recalo a prender possesso del ducato di Brabante.; 
Gli assediali trova vati si privi di ogni comunicazione col 
di fnori e sentivano gran carestia di viveri oell' interno, 
si die stanchi c scorali desideravano di uscir preslo da 
([nello sialo di angustie e dì pene. Anche gli assediami 
eransi raffreddati, ed anzi parecchi di loro avevano di 
già abbandonalo l'assedio ed eransi ritirati alle proprie, 
case. Il maresciallo di lìussae istigalo dalle preghiera 
inviategli dagli abilaitli di Compiegno, penso con ten- 
tativo arrischialo di liberar la città. Chiamati a se il 
Xand'aillcs, il Valperga ed altri cavalieri, e radunali, 
circa quattromila combattenti con molli contadini ed 
operai per tagliare i boschi, colmare i fossati, riparare 
le strade e distruggere le opere di difesa che circonda-, 
vano il campo degli assediami, si portò a dar l'assalto, 
ad una grande bastiglia comandala dai siri di Brimcu 
e di Créqui, e secondalo dagli sforzi prodigiosi del pre- 
sidio di Compiègne, pervenne ad impadronirsene, dopo 
aver fallo grande strage de' nemici e presi prigioni i 



Compiere la' quale fu ilislrulta nel 1811. Vi si leggeva sopra i 
lina pietra di marmo la seguente iscrizione destinata a per- 
petuare la rnemuria della presa di Giovanna: ■ 

i Cy'ftU .Statine- PArcprht'it ctiluy jawaj», ■ ■ 
■;. \\,P,ar''U :«ojn6u; 'accaMe a venduti a f Ànglai; 

Qui brilla, le (dui, elio (ani dance e tose, 
Tow Mwe-(à d'Albìon n'osi faii le bìen jemaà. 



108 GIOVANNA DAUCO 

comandanti (Idia bastiglia. Forzalo per total modo il 
passaggio, l'esercito francese entrò ir» città fra lo grida 
di gioia di quegli abitanti, i quali rianimati da questo 
nuovo soccorso, senza frapporre indugi, andarono ad 
attaccare un'altra bastiglia difesa dai Porioghesi che 
erano venuti ad accompagnare la novella sposa del duca 
di Borgogna, Isabella figlia di Giovanni I re di Porto- 
gallo. Senza mollo contrasto s' impadronirono anche di 
questa, e vieppiù iiico raggiali da tal fai ice successo, ten- 
tarono l'assalto della bastiglia del ponte, la quale sendo 
più forte delle altre e meglio difesa, fece riuscir vani 
tutti gli sforzi degli assalitori. Giovanni di Lussemburgo 
e il conte di Huntington, venuti in cognizione che it 
rinforzo entrato in Compiègne non aveva portato vetto- 
vaglie con seco, e che perciò quegli abitanti si trovavano 
ora più che mai stretti" dalla fame, sperarono. di ridurli 
a cedere coli' offrir loro battaglia in campo aperto, per- 
suasi che i Francesi avrebbero ciò preferito alla noia e 
ai disagi di un più lungo assedio. Ma i Borgognoni e 
gl'Inglesi erano spaventali dalle perdite sofferte e ri- 
stucchi dal tempo consumato senza vantaggio sotto le 
mura di quella città; quindi la notte stessa che doveva 
precedere la battaglia, disertarono a stormi, nè Ì loro 
comandanti valsero a trattenerli. Abbandonati cosi 
dai loro soldati, Ì due capi, Borgognone e Inglese, 
Giovanni di Lussemburgo e il conte di Huntington, 
furono costretti ritirarsi in tutta fretta nella città di Royp, 
con Ì pochi uomini che fedeli erano rimasti sotto i loro 
vessilli, abbandonando nelle bastiglie tutte le munizioni 



Digiiizcd &/ Google 



cintolo terzo 109 
da bocca e da guerra e la bella artiglieria del duca di 
Borgogna, che in quel tempo primeggiava sopra a quella 
delle altre nazioni d'Europa, e che formava l'ammira- 
zione e il terrore dei nemici (a). 




(a] Monstrelct - Ciro». Lib. II. Cap. 96 - CKartier - 
HÌ«<rìn di Charles VII. pag. 43 - Barante - Hisloin da ducs 
de Bturgngne. 




Digitized by Google 



C M'ITOLO IV. 



['r.nT^i r Mipiih'i" ili Cbvnnna - Si riabilita la sua 
itH'Mwia - Uomini™ ti wplli In onor suo - Suo carattere - 
Sun luilituru ui'ràiii - Conclusioni-. 

SPI 

(j'riiHanio fiinvamia,, sentendo che alava per es- 
ìiHiscgaiiila fisrl" Inglesi, di che aveva avuto 
■ro il maggiore spavento, aveva tentato 
ggire dalla sua prigione, precipitandosi 



il giovimi re d'Iughillerra, Enrico VI. Il cattivo esito 
dell* assedio di Compierne e la perdila di alcune rilevanti 



112 giovarsi oAnr.il 

fortezze nella Picca rd in e nell' Isola di Trancia eccitalo 
avevano la maggior rabbia nel cuor degl'Inglesi, i quali 
spaventati da tanti rovesci, credettero non esservi por essi 
altra via di. saltile, fuori della morte di Giovanna. Per 
la qual cosa il duca di lìedford ordinò che s' istruisse 
senza indugio un processo tonico questa sventurata 
fanciulla, nella trista speranza di ridonare il coraggio 
alle armale brilannìcbe, di gettare una taccia d'infamia 
sulla causa del re Carlo VII e di spaventarne ì parti- 
giani. Egli era facile di preveder, dunque la sorte cui 
veniva riserbata la Pulzella, tantopiù che non mollo 
prima era stala bruciala viva a Parigi una povera donna 
della Brettagna per aver detto bene di lei. Non vi era 
alcuna plausibile ragione per cui Giovanna non si dovesse 
riguardare crime prigioniera di guerra e nel diritto di 
ogni cortesia e buona costumanza che le nazioni inci- 
vilito sogliono pratlicarc verso i nemici in simili con- 
giunture. Nella sua -breve carriera militare, ella non 
aveva mai, con alcun atto di perlidia o barbarie, meri- 
tato un trattamento diverso; non era macchiata d'alcun 
delitto civile; aveva conservato sempre il decoro con- 
veniente al suo sesso; e quantunque la sua vila guer- 
resca sembrar possa una eccezione, aveva ciononper- 
ta fi lo prestali servigi così segnalati, che abbondantemente 
compensavano una simile irregolarità; ed esser perciò 
doveva piuttosto oggello di lode e di ammirazione che 
di biasimo. Per lo che il duca di Bedford dovette impe- 
gnare in qualche modo nel processo la religione e il 
|>reteslo di una colpabilità in fatto di eresia -e di magia 



rjigìlized by Google 



della inquisizione, alcuni membri dell'università di Pa- 
rigi e parecchi altri assessori, creature d'Inghilterra, 
che dispiegarono nel loro empio officio tutto 1' ardore 
proprio dei rinnegali e dei Ira di lori. Giovanna in questa 
infame processila si mostrò forse più sublime che non 
era slata sui campi di battaglia, e più d'una volta fece 
essa arrossire i suoi giudici che la interrogavano, per 
la sorprendere assennatezza delle sue risposte. Ad onta 
però dell'energica difesa da lei sostenuta della propria 
innocenza, fu giudicala colpevole di superstizione, di' 
falsi dogmi e di altri delitti di lesa maestà divi 



I 30 r 



a di «or 



(a) Questo vescovo fu dllgrubUoKOfa), come Inoli altri 
idice nel 1418 dei preti Am.agnacchi. inquisitore ufficioso 



., che tiùb 



DigitizGd t>y Google 



114 GIOVANNA carco 

di Francia viene in modo patetico o sublime d^scrìliu 
dal celebre Michelet in un racconto ammirabile di amo-. 
. zione patriottica. La poesia si è spesso provala di lra|- ■ 
tare questo soggetto, ma le viste dei poeti non inno 
mai raggiunto la semplice e patetica grandezza de] 
racconto dolio storico francese; laonde noi non potremo 
pio meglio intrattenere i nostri lettori sopra questa 
scena lugubre e straziante se non riproducendo lo pa- 
gine stesse del Michelet. 

,, Quali furono i pensieri di Giovanna allorquando 
ella vide che bisognava morire; quando montata sulla 
funebre carretta traversava una Folla tremante sollo la 
scorta di ottocento Inglesi armali di lance e di spade! 
Essa piangeva e si lamentava, evitando però <Ji accusare 

il suo re e 't suoi santi Dal suo labbro altre parole 

non uscivano che quesle: ,, 0 Rouenl 0 Rouen! debbo 
io dunque morir qui ? „ 

,, 11 termine del tristo viaggio era il Vicux-Mar- 
ché. Tre palchi vi erano stati eretti, sovra l'un'cV quali 
stava la cattedra episcopale e la reale; il Irono del car- 
dinal d' Inghilterra sorgeva fra i scanni de' suoi prelati: 
sovra un altro palco dovevano figurare i personaggi del 
lugubre dramma, il predicatore, ì giudici, il bailo e la 
condannata. Si vedeva da un lato un gran palco di 
gesso sovraccaricato di legna, il quale spaventava per 
-la sua altezza. E ciò non solo si era fatto per rendere 
l'esecuzione più solenne, ma anche perchè il rogo es- 
sendo cosi alto, il carnefice non potesse appiccarvi il 
■fuoco che dal basso e per conseguenza ,non potesse 



OigitizeO Dn Google 





CAPITOLO QUARTO 115 


abbreviare il supp 


tizio, ne accelerare la morte della pa- 


piente, come facevi 


i degli altri, graziandoli collo fiamme 


Qui non si .traila) 


a dì fraudar la giustìzia, di dare al 


fuoco un corpo i 


nodo; si voleva che Giovanni fossa 


realmente bruciata 


Viva, e che collocata alla sommità 




1.1 di legna, che dominava il circolo 


delle lance e (ielle 




ogni punto della 


piazza. Lentamente bruciata sulto gli 


occhi di una folla 


curiosa, oravi luogo a erodere che- 



ella si lascerebbe alla Une sorprendere in quache debo- 
lezza, che lo sfuggirebbe qualche cosa che potesse esser 
temila per una negazione, almeno motti confusi che 
potrebbero poi essere interpretali a capriccio, forse basse 
preghiere, umiliami grida di grazia, corno di una donna 
perduta „ 

„ Un cronista amico degl'Inglesi li carica qui assai 
crudelmente. Volevano essi, se gli si deve prestar fede, 
che la veste fosse prima esposta alle fiamme e la pa- 
ziente rimanesse nuda per togliere i dubbi del popolo, 
e che, allontanalo quindi da lei il fuoco, ciascuno venisse 
a vederla insieme a tutti i secreti che possono o deb- 
bono essere in una donna; e ehe dopo questa impudica 
e feroce esposizione, il carnefice riappiccasse il fuoco 
sulla sua povera vittima ,,. 

„ La spaventevole cerimonia cominciò con un ser- 
mone. Mastro Nicola Midy, uno dei lumi dell' università 
di Parigi, predicò sopra questo lesto edificarne: ,, Quandu 
un membro della Chiesa è inalato, lulla la Chiesa è 
maiala „. Questa povera Chiesa non poteva guarire che 



tagliandosi un membro. Eì conchiudeva mila l'ormo 
,, Giovanna andate in pace, la Chiesa non può più' 
fendervi „. 

„ Allora il giudice della Chiesa, il vescovo di Bes 
vais, la esorlò benignamente ad occuparsi dell' anii 



punto a cavillarli cosi la sua vi[a. che ben altri psnsieri 
la dominavano. Anche prima die fosse stala esorlata al 
pentimento, la si era posta in ginocchio, invocando Dio. 
la Vergine, San Michele e Santa Caterina, perdonando 
a lutti e domandando perdono, dicendo agli assistenti; 
,, Pregate per me!....,, Sovra tu Ilo ella si raccomandava 
ai preti perché dicessero ciascuno una messa per l'anima 
sua... e tulio questo in una maniera cosi devola, così umi- 
le, cosi [Oceanie che guadagnando la emozione generale, 
nessuno potè più contenersi: il vescovo di Beauvais si mise 
a piangere, quello di Boulogne singhiozzava, e gli stessi 
Inglesi piangevano e lacrimavano, e il \V intester come 
Uilli gli altri „. 

„ Sarebbe forse in questo momento di commozione 
universale, di lagrime, di contagiosa debolezza che ia 
sventurata, intenerita e ritornala semplice donna, avreb- 
be confessalo di aver avuto torto e che era slata appa- 
re 11 lem et) le ingannala, promeilcndolesi la liberazione? 
Su questo punto noi non possiamo prestar molla fede 



Digitizod by Google 



CAPITOLO ACUITO 11? 

alia testimonianza interessala degl' Inglesi. Tuttavia bi- 
segnerebbe conoscer ben poco la natura umana per 
dubitare] che ingannata per colai mudo nella sua spe- 
ranza, non abbia vacillato nella stia fede Si lasciò 

essa sfuggire un motto? La e cosa incerta, lo però af- 
fermo cbe I' abbia pensalo „. 



colpevole lutti i suoi delitti, scisma, idolatrìa, invoca- 
zione di demoni, come era stala ammessa a penitenza, 
e come „ sedolfa dal principe della menzogna, era essa 
ricaduta, oh dolore! come il cane che sì rivolga al 
avo vomito... Dunque noi pronunciamo cbe voi siete 
un membro guasto, e come tale interdetto dalla Chiesa. 
Noi vi abbandoniamo alla potenza secolare, pregandola 
tuttavia di moderare il .suo giudizio, evitandovi la morte 
e la mulilazione delle membra Abbandonala cosi 
dalla Chiesa, .si rimise ella in tutta confidenza a Dio. 
Domandò- una croce, e un Inglese le ne porse una di 
legno, l'ormala con un bastone che Giovanna non rice- 
vetti! meno devotamente e clic baciò e poso sotto le sue 
vesti e sopra la sua carne.... Ma essa avrebbe voluto la 
croce della Chiesa per tenerla davanti i suoi occhi fino 
alla morie. Il buon usciere Màssieu e il frale Isambart 
lanlo fecero che le ne fu porlata una di San Salvatore. 
Coni' ella (lavasi ad abbracciar questa croce e Isambart 
la incoraggi va, gì' Inglesi cominciarono a tediarsi di 
celesta lungaggine: sì era almeno sul mezzodì; i soldati 



-Digilizod by Google 



118 ciovax.ia ii.nir.i» 

mormoravano, i capuani dicevano ai sacerdoti: ,, Come? 
ci Inrcte voi pranzar quii™,, Allora pèrdendo la pa- 
zienza e senza attender l'ordine do! bailo clic sola aveva 
autorità di mandarla alla morie, fecero essi montare 
ilae sargenti per trarla dalle inani dei preti. A piò del 
tribunale fu essa presa dagli «omini d'arme die la I ra- 
scinarono al carnefice dicendogli: „ Fa il ino dovere. ., 
Questa furia dei soldati fece orrore; molli degli assi- 
stenti, ed anco dei giudici, se ne fuggirono per non 
Vederne- d'avvantaggio „. 

„ Quando essa si trovò al basso usila piazza fra 
quegl'lnglesi elio ponevano le mani sopra di lei, la na- 
tura soffri e la carnosi turbò: l' infelice gridò di nuovo: 
„ 0 Houen, tu sarai dunque la mia ultima dimora!..... 
Ella non disse altro e non peccò colle sue labbra in 
questo momento di timore e di spavento 

„ Essa non accusò nè il suo re, né i suoi santi, 
ma giunta sul]' alto del patìbolo, vedendo quella gran 
città, quella folla immobile e silenziosi., non potè aste- 
nersi dat dire: „ Ahf fiouen, Houen, io ò gran timore 
ebe tu non abbi a soffrire per la mia morte! „ Colei 
che aveva salvalo il popolo e che era dal popolo abban- 
donata, non espresse sul punto di morire (ammirabile 
dolcezza di anima!) che compassione per lui „ 

„ Fa essa legata sotto l'infame cartello in cui si 

leggeva: „ Eretica, ricaduta, apostata, idolatra Allora 

il carnefice appiccò il fuooo. Lo vide essa dall' alto ed 
emise un grido.... Poi, siccome il frate che 'la confortava 
non faceva alcuna attenzione alla fiamma, ella ebbe 



Digiiizcd &/ Google 



li more per lui, ed obbliìmdo sè .stessa, lo fece discen- 
dere .,. ' 

„ Ciò che prova non aver ella lino a questo mo- 
lli quello sciagurato Cauehon a pie del patibolo, obbli- 
galo ad affrontare da vicino la faccia della sua vittima 
per procurare dì trarne qualche parola; ma egli non ne 
ottenne che una disperala. Giovanna gli disse con dol- 
cetta, ciò clic aveva detto prima: „ Vescovo, io muoio 
por voi.... .se voi non ini Svesto posto nelle prigioni 
della Chiesa, ciò non sarebbe avvenuto .,. Si era sperato 
senza dubbio che vedendosi abbandonata dal suo re, lo 
accuserebbe ella finalmente e parlerebbe contro di lui; 
ma Giovanna volle difenderlo ancora. „ Che io abbia fatto 
bene o male, il re non ci entra per nulla; non è egli 
quello che mi à consigliata „. 

' „ Frattanto la fiamma saliva, e nel momento in cui 
la vittima ne rimase tocca, l'infelice fremette e domandò 
acqua benedetta; acqua, era questo apparentemente il 
grido dello spavento.... Ma riavendosi tosto, essa noti 
nominò più che Dio, i suoi angioli e i suoi santi, e ne' 
rese loro testimonianza: „ Sì, le mie voci erano di Dio, 
lentie voci non mi anno ingannata!....,. Che ogni in- 
rerlezza.sìa cessala per lei nelle fiamme, noi dobbiamo 
crederlo, perche ella accettò ia morte per la liberazione 
iromessa, perchè non intese più la salute nel senso 
liudaico e materiale, come aveva fatto fin qui, perché 
Analmente ella vide chiaro die sortendo dalle ombre, 
Henne ciò che le mancava ancora di lume e di santità,,/ 



120 Giovanni dauco 

„ Questa grande parola viene attestala dal testi- 
monio obbligato e giurato della morie, dal domenicano 
che mogio con lei sul patibolo d;i cui lo l'eoe essa di- 
scendere, ma che dal basso le parlava, l'ascoltava e le 
teneva davanti la croco „. 




,, Noi abbiamo ancora un allro testimonio di que- 
sta sanla morie, un testimonio molto grave che fu an- 
ch' egli senza dubbio un santo. Quesf uomo, di cui la 
storia deve conservare il nome, era il frale agostiniano 
già menzionato, (samba ri de la Pierre che nel processo 
fu sul punto di sacrificarsi per aver consiglialo la Pul- 
zella, e che ciò non pertanto, sebbene l'atto segno del- 
l'odio degl'Inglesi, volle con essa montar nella carretla. 
le fece venir la' croco dalla parrocchia, l'assistette fra 
quella folla furibonda sul palco e sul rogo „. 



CAPITOLO QUARTO fai 

,. Venti anni dopo, i due veuerahili religiosi, sem- 
plici-frali, volali alla povertà e non avendo nulla da 
guadagnare né da temere in questo mondo, depongono 
ijuanlo appresso: „ Noi la intendevamo, dicono essi, nel 
fuoco, invocare i suoi sanli, il suo arcandolo; ripeteva 
essa il nome del Salvatore... Finalmente lasciando cader 
la sua lesla, emise un forte grido; Gami! e l'anima sua 
volò al cielo a ricevere il premio delle sue virtù „. 

,, Diecimila uomini piangevano. .. Qualche Inglese 
sollanlo rideva o si sforzava di ridere. Uno di essi, dei 
più furiosi, aveva giuralo di mcllcre on fastello nel 
rogo; Giovanna spirava nel punto in ch'egli ve !o mise, 
ij'iel forsennato si seoli male, i suoi camerati lo con- 



d ussero ad una taverna per fa 




suoi spiriti; ma egli non poleva 


riaversi: lo ó veduto, 


diceva foori di sé stesso, io ò v 


oduto dalia sua bocca 


coli' estremo sospiro involarsi ti 




vano letlo nelle fiamme la paro!: 




Gesti! 11 carnefice andò la sera 


stessa a trovare il frate 


Isarnbart; egli era lutto spavent: 


ito; si confessò, ma non 


poteva credere clic Dio mai gli 


perdonasse.... Un secro- 


larìo del re d'Inghilterra and 


ava asclamando: ,, Noi 


siamo tulli perdali; noi abbiam 


o bruciata una Santa! „ 


„ Qual più bella leggend: 


i di questa sloria incon- 


testabile? Ila bisogna ben guardarsi di farne una leg- 



gend3; se ne debbuno conservare piamente lutti i traiti 
anche i più umani e rispettarne la realtà commovente 
e terribile (a) ,,. 



(a) IHiloire de Frante - Tom. V. Lib. X. Cap- 4. 



122 GIOVA SS A CARCO 

Percolai modo' una eroina straordinaria, a cui 
In altri tempi, si sarebbero erotti alluri e tempi, abban- 
donala alle fiamme, come rea di magia e d' incanì esimo, 
t'ipiò con siffatto barbaro castigo i servigi segnalali da 
lei resi al suo principe e alla patria. La sua famiglia 
onorala di patenti di nobiltà, e la esenzione dolle la^tlie 
accordata al sito villaggio rial ivo, ecco tutto ciò che ave- 
va fatto Carlo VÌI ift suo favore (a). Ciò non pertanto 

(a) La famiglie di Giovanna, uopo la morta dì lai. assunse 
Uno stemmo, distintivo della nobiltà, .conferirle dui re e prese 
il nome di Su Lyi. Nella canticela dove nacque la Pulzella a 
Domrémy si mantengono tuttora tre scudi in pietra, incastrati 
nell'arcata della' porta: quello a destra rappresenta una spada 
nada volta all' insù che sostiene una corona reale fra mezzo' 
a due gigli;, quello a sinistra figura tre vomeri di aratro per 
indicar forse l'umile origine di Giovanna; e in quello di mezzoos- 
servansi i tre gigli, antico stemma ili Francia. Al disopra di que- 
sti stemmi osservasi un mazzetto di Epiche e di grappoli scolpiti 
sulla pietra colla tegnente leggenda elle divenne poi la divisa 
della casa Du Lys; sire Meur-eìc* il Boy Lom-Mll. CCCC. 
LXXXI. Noi diamo in apposita incisone i disegni dei primi 
due stemmi ai quali ne piace aggiunger altri due della fami- 
glia Giusi! ieri, i quali rappresentano tre sbarre traversali in 
campo rosso. In uno di questi del 1434 sovrapposta alla sbarra 
si trova una stella ed è sormontato da-un cane dalla cui bocca 
esce una fascia col motto Fac banum, l'altro- che rimonta ai 
tempi di S. Pio V, e sormontato da un'elmo con corona. 

Noi abbiam dello a pag. 38 che Carlo Du Lys, uno dei 
discendenti di Giovanna domandò a Luigi XIII l'autorizzazione 
di riprendere l'arme primitiva di sua famiglia, la quale vieti 





STEMMI DARCO, DO LVS E GHIS1LIERI 



□igitized by Google 



Digitizcd t>y Google 



CAPITOLO QUARTO 123 

nel 1 433, a rìcliiesla della madre e dei fratelli di Gio- 
vanna, ii monarca francese ordinò la revisione del suo 
processo a fine di rimettere in pieno onore la sua me- 
moria. Il pontefice Calisto 111, supplicato all'uopo, no- 
minò cui) un breve apostolico i' arcivescovo di Rouen, 
il vescovo di Parigi, quello di Costanza e un inquisitore 
commissari incaricali della revisione del processo di 
Giovanna (a). Il 7 luglio 1436, colesti giudici commis- 

descrittn collo sue parole armts parìante» tl'a:ur à l'are Sor 
mit ea faice, charme' ile Imi* fle'ches eairtcroilùs, les poiniei en 
,nanl. fervei deax far, ferreo et plumtlùt if or, et U chef cV ar- 
gini au don passoni de guada. 

|a) Le spese di questo processo furono in gran parte 
pagate dai fratelli ili Giovanna e per spontanee offerte degli 
Orleanesi. Sembra dunque che Carlo VII siasi mostrato poco 
generoso c riconoscente in verso la famiglia di colei che gli 
aveva salvalo il regno; e se egli si prese qualche cura per 
riabilitare la memoria di Giovanna, gli è certo che non fu dì 
suo proprio molo. Il re avrebbe potuto salvare la sua eroina 
pagandone il riscatto ed offrendo per essa agl'Inglesi il cam- 
bio d'illustri prigionieri di guerra che aveva fatto al nemico 
duranti le militari fazioni in cui aveva preso parte la Pul - 
zella; ma egli nulla fece di tutto questo e mostrò invece 
un'apatia ed un' indifferenza ributtevole sulla sorte della sven- 
turata Giovanna. Ben a ragione il celebre poeta Casimiro De- 
lavìgne dirìgge a questa i terribili versi; 

Qoe fesait-il ton roi plongé dans la mollette, 
Tandis que le malheur réclamait son appui? 
L'ingrati il oubliait aux pieds d'une maitresse 
La TÌerge qui monrsit pour lui 1 



134 GIOVANI!* lunrn 

sari pronunziarono la loro semenza colla quale dichia- 
ravano innocente Giovanna, nullo e doloso il processo 
e i suoi paronli esonerali ria qualunque macchia di di- 
sonore o d'infamia (a). Pochi anni dopo, sendo siali 
gl'Inglesi discacciali da Itouen, due processioni espiato- 
rie, nelle quali assistevano la madre e i fratelli della 
Pulzella, furono falle nella jiiazza del Mercato vecchio 
o al cimtlerìo di Sairit-Ouen, ed una croce fu piantala 
ne! posto dove Giovanna aveva subito la morte (b). 



(a) 1 giudici delegali dal papa dichiararono solcnnemenle 
clm le procès et la sentente de Jeanne Dare, tlacidé par eitr, 
itaient plein! de frtmtfr, cneìlttiiititm, iiiitjnitr.i. e! de loal r/pti- 
gnanl ù droit ci juiliee, contentini trreurt et ùhvi manifeste*,- 
qu' en constqiienee tmtM les fnìtssm et inique) exéculians qui en 
daienl prot/d&i et i intuì denoti Are cattùt, taciréu et dé- 

(t>) Dopo la morte di Giovanna, lo donne di Orléans 
decisero (V innalzare un monumento alla sua memoria pagan- 
done esse le spese colla vendita dei ioro gieielli Carlo Vii 
aderì alle loro istanze autorizzandole alla erezione dei monu- 
mento, il quale si componeva ài una croce alla, a piè della 
ijuale era la Vergine lenendo sulle sue ginocchia il Cristo 
morto. Da un lato oravi Carlo VII in Einocchio c dall'altro 
Giovanna Darco egualmente in ginocchio. Cotesto monumento 
dì bromo tu eretto sopra il ponte verso il qnindiresimo arco 
dalla parte delle Torrette e distrutto nel loG2 dai protestanti 
che lo gittarano nella Loira. Vi si leggeva la seguente iscri- 
zione: Ad Dei gloriam meomparabilem, ad virginis matris coni- 
matdationetn, ad Caroli VII decut, ad fowlem Jant Àrxeae tt 



CAPITOLO Ql'IRTO 125 

Poco dopo il supplizio (li questa eroina, il padre 
di lei, oppresso dal dolore la segui nella lomba, e la 



tanfi operii aeternum marni ritentimi, sfrirtiiH populuiqac Aurtlia- 
ntntis, matronaeque el cirgints Aureliunenuci, einjini ftrlìfsimac, 
viragini cardaliiiimar, pojf annua! decreta* tupplkatiune» liane 
crucerà kaìque ttaluas, poniciii'pv lutili intrudili trsltm, auturì- 
late regia poni curorerunt. Noi 1S70 fu rislabìlito il monu- 
mento in discorso e collocato nella crocevia formala dalla 
congiunzione della strada reale c di quella eletta vieille-poterie, 
ma fa di nuovo distratto nel 1792 e le ligure intéramente 
mutilate. L'antico storico orleanese Le Maire ci trascrive la 
iscrizione apposta a questo monumento dopo la sua restaura- 
zione. Eccola: 

Ante Deum supplex, quas Carole rebus in arclis 
Fu disti tacitas corde lo quotile preres. 

Audierat nnllus per sacra silentia tc^tis 
Conscius oranti nec locus ipse fuit: 

Has futura fidem, tibi concita numine virgo 
Retnlìt et facies in tua' vota Deos. 

Mox cadem servum bellatrix terruit hostem 
Faentina quotiens arma tremenda inanu. 

Nunc vobis arcani salvo miracolo Regno 
Poster itas voti special in oerc reos. 

Nel 1803 Napoleone il tirando autoriiiò la città di Or- 
léans ad innalzare la statua di (iiovauna Darco, la quale vo- 
desi anche al presente sulla piazza Martroi. Nel maggio 1817, 
non lontano dal luogo dove sorgevano le Torrette, fu eretta 
una.. croce detta Croce della Pulzella, la quale porla la iscri- 
zione seguente: Ea mémaire de Jeanne flore, dite la Pmelle. 
piove ■ ferrine, qui te 8 inai 1429, don» ce ménte litu; sauva 
par sa naieur la dille, la France ti san roi. Anche la citta di 



I2(> GIOVANNA DÀRCO 

madre, dopo In morto di suo marilo venne a rifugiarsi 



Rouen aveva innalzala un monumento a Giovanna, il quale 
distrutto nel 1702 fu rimpiazzato da una fontana. A Doni- 
rémy noi 1820 fu eretta sulla piazza una fontana col busto 
ilella Pulzella, ili cui Dui offriamo il disegno togliendolo da 
una medaglia inviataci dalla squisita cortesia del Signor Ver- 
gn a ud- Ho magnesi: e nella camera da questa eroina abitata, il 
consiglio municipali; di Orli'ans tlecrelò una tavola di bronzo, 
nella quale veggonsì incisi gli stemmi della città fedele e quelli 
della famiglia Darco eolla seguente iscrizione: 

riOUHAGE A JEANNE D'ORLÉANS 
A DOMRÈ-HY 
POTO L' INAl'GURATION DIi MONDHENT ÉHIGÉ 
A LA MÉHOTRE DE CfiTTE EROINE 

Si ammirano presentemente in Orleans tre statue di 
(ìiovanna d'Arco, le quali rappresentano, per la loro attitu- 
dine c por la loro espressione, le tre fasi principali della sua 
rapida c brillante carriera. Tre parole difatto possono riassu- 
mere la vita della Pulzella: ^rapare, combattere, trionfar». Que- 
ste tre statue sono le tre forinole ind ostruì libi li della ricono* 
■scema di Orleans. La prima sì vede noi piazzo municipale, 
ed offre un'immagine raccolta e pensierosa premendo contro 
il suo cuore la spada che deve salvar la Francia. È Giovanna 
che prega. All'ingresso del ponte della città sorge un'altra 
statua di bronzo, la quale porta ano stendardo in mano, col- 
l' altra agita una spada e si slancia alla vittoria. È Giovanna 
che combatte. Finalmente sulla piazza maggiore della citta 
sorge un piedistallo di granito sovra cui ammirasi una bella 
statua equestre. La eroina vestita sempre in abito militare, 
cogli occhi rivolli al cielo, sembra proferire la parola AUelaja 




□ igìtized byGoOgfe 



I 



Digitized by Google 



MEDAGLIE CONIATE 1» ONORE DI GIOVANNA DAUCO 



Digitized bjr Google 



CAPITOLO QUARTO 127 

co' figli in Orléans, dove in principio visse col poco 



della vittoria. È Giovanna che ritorna vittoriosa da un com- 
battimento. (Vedi il DCPONT - ies troU arateti, di Jtanaf 
tire - Orleans 1835 Pesty in le) Carlo VII aveva inoltro 
follo coniare, ad onore della Pulzellit, una medaglia che da 
ima parta aveva P immagine di lei, dall'altra una spada che 
sostiene la corona reale e due Risii, e all' esergo le parole: 
.CONSILIO CON FIRMATA DEI: il sig. Vergnaud-Ro magnèsi 
fu cortese inviarci il fac-simìle di questa medaglia che si 
, conserva nel suo gabinetto privato e che noi offriamo qui ai 
nostri lettori. Ne furono soli i Francesi a rendere onoro ai- 
l'illustre eroina, che anche gl' Italiani ne' tempi presenti inno 
voluto glorificarne la memoria coli'innaliar statue alla Poi- 
iella. La famiglia Ghisilieri di Jesi ne! 1843 ne eresse una 
nel proprio palano, squisito lavoro dell'illustre scultore Cav. 
Amici, e sotto alla medesima fu incisa la seguente iscrizione: 
NE TANTA E MDLIER1S DE SUA FAMI LIA GHISLERIA 
FAMA ET GLORIA DEE5SET S TATUA M HANC POS 
ANG. COMM. HYER. ANNO MDCCCXLV. La signora con- 
tessa Arpalke Cittadella Vtgodariere di Padova voleva nel 
1841 abbellire le sue stame di una statua di Giovanna Darco, 
c allumatane l'opera artistica al bravo scultore sig. Rinaldo 
Rinaldi, quesli seppe cosi maestrevolmente corrispondere al- 
l' incarico della committente, che il dotto Professore Menc- 
ghelli ebbe a «ri «re che tarMa '««parò m cario prò 
arcuo, presentando la sua Giovanna armata di tutto punto, 
col vessillo nella destra, in atto di andarsene alla liberazione 
d'Orléans ■ L'aspetto, il portamento marziale, una eerta aria 
d' ispiratone, a colpo d'occhio ti mostrano quanlo sentisse 
l'artista, come fosse entralo nello spirito dei suo lavoro n. 
(V. Meneghelli - Giovanna Darco - Padova 1811. Sicca in 8.1. 



128 ctovAas.* dauco 

lasciatole dalla figlia (a); ma nel MAO gli scabini Julia 
cillà graia ai benefìzi ricevuti ila Giovanna ne presero 
cura e la collocarono in pensione presso un otiesl.i cit- 
tadino in via de' Pastorelli assegnandole 48 soldi parisi 
al mese pel suo nutrimento e vestiario. Quivi mori Isa- 
bella ne! U88, e Fu sepolta senza pompa né epitaffio 
nella chiesa di Sant'Ilario sita parroecliia. 

Giovanna era di giusla statura; nobile aveva il por- 
tamento. Giunoni ia dolee ma li era, ed era rimarchevole 
per un miscuglio di candore e di forza, di modestia e 
di autorità' che mai si è (rovaio unito a questo grado 
in alcuna creatura. La sua candida innocenza, la sua 
verginale puriià, l'aspetto pensieroso e una tinta di 
commovente tristezza formavano il carattere generalo 
della sua fìsonomia. Tutti coloro che l'inno conosciuta 
s'accordano a rappresentarla come dotala delle qualità 
le piò preziose e ornata di tutte le virtù. Rimarca valisi 
sopra ogni altra cosa in lei la bontà, la semplicità, la 
modeslia, la moderazione, la pazienza, la prudenza; una 
grande dolcezza, la passione per il lavoro e il timore 
di Dio. Casta e riservata nelle suo parole come nella sua 
condotta, non fu inlesa mai pronunziare un molto inde- 
cente o villano. Durante la sua breve carriera militare 
visse sempre con molla sobrietà; sostenendo senza la- 
gnarsi le più lunghe fatiche, dormendo con una qualche 



(aj All'epoca in cui Giovanna Darco fu fatta prigio- 
niera, possedeva essa cinque corsieri, selle troltieri e riieci u 
donici mila franchi a) più. 



DigitizGd ti/Coogl : 



CAPITOLO Q.UABTO 129 

matrona dolio più .raggwdevoli, e sembrando par- 
ticolarmente sollécita di schivare l'ombra perfino di un 
sospetto intorno alia purezza della propria vila mentre 
le lottava di rimanersi fra meziu alla guerresca licenza. 
La sua bellezza, l' indole mite e benigna, lo sue lunghe 
orazioni e l'uso d'incominciare ogni suo discorso colle 



i le cagion 
irde depns 



a l'ulzt-lla 



mpi 



Ingo olandese Enrico < orekeim cosi scriveva della Pul- 
zella: „ La sua missione divina con fon un si per segni 
soprannaturali, che sono rivelazioni di segreti e predi- 
zione di tasi futuri. Se monta a cavallo noi suo sien lario 
fra* mani, è destra e leggiera the sembra un prodìgio, 
e intendevi delie arti di guerra come un g menile pro- 
vello, rianima ì suoi e spiveiila i turnici a cui sanerà 
cada ogni forzi. Sj s.ruiita e ripiglia gli abiti fero mnili, 
appare semplice affatto ed inesporta delle cose del 
mondo, conu! innocente pecorella. Dicono ancora che 
conducesse una. vita umile e casta, devota a Dio e vie- 
tasse, a dolora che intendevano ubbidirla I assassinio, la 
rapina -e ogni altra siffilta violenza. Pei" questo sjo 
metodo i paesi, le cijtà, i castelli si sottomettono volen- 
tieri -a lei e giurano fedeltà al Ballino. Esurta le gmli 
alla virtù e all'opere di giustizia, onde ne abbia gloria il 



solo per la gemma preziosa dulia pace, senza bisogno ili 
scongiurare lo spirilo maligno eh' è sempre il patirò 
(ielle discordie „■ E il Maggiore Do la Barre Du parer], 
parlando del suo carattere, così si esprime: ,, Giovanna 
riunisce nella sua persona il triplice carattere religioso, 
premerò, patriottico; essa fu la vittima simbolica della 
fede in Dio, nella spada e nella patria che riaccese nei 
cuori francesi. La sua tede in Dio apparisce nella rispo- 
sta da Iqi fatta ai dottori clic la interrogavano: „ Vi ò 
nel libro del Nostro Signore molto più elio nel vostro ,,. 
La sua fede nella spada vieti dimostrata dalle altre pa- 
role dette da lei quando rimase ferita all' assalto delle 
Turrelle: ., È la gloria e non il sangue che cola da 



sulle opinioni dei capitani i più sperimentati, di u 
Dunois, di un Xantrailles, di un La Hirc, e si facei 



□igilized byGocJgle 



CH'ITOLO QUARTO 131 

obbedire c.ome ut) generale invecchialo sui campi di 
liatlaglia. E intorno a ciò la maggior lode le è dovuta 
perchè seppe distinguere le persone sul cui criterio 
tontare, còrno le idee e i suggerimenti, metterli in ese- 
cuzione con un'abilità non comune, e contenuto lo 
spirilo visionario od esaltato che la dominava valse al- 
l' uopo a temprarlo eolla prudenza e la discrezione. Il, 
duca di Alencpn la dichiara così abiie e sperimentala 
(juan lo un capitano che avesse verni o trenl'anpi di 
servizio, e il bravo Dunois ebbe a dire clic Giovanna 
valeva' sola due o tre dei più celebri guerrieri- £ poi 
da rimarcarsi la sua abilità nella scelta di luoghi favor 
revoli per piantarvi l'artiglieria; che essa sapeva diri g- 




gerè con ispeciale destrezza; ahililà nella scelta dei 
luoghi che influì assaissimo sulla resa di molle piccolo 
piazze, massime su quella di Jargeao. In lulle le azioni 



132 GIOVANNA CARCO 

della sua carriera mililare si manifesta uno straordina- 
rio coraggio; coraggio d'iniziativa, dice il Maggiore De 
la Barre Duparcq. che infiammando le (ruppe le trasci- 
nava vigorosameole contro il nemico e ne raddoppiava 
le forze. Nel secondi) attacco della bastiglia degli Ago- 
stiniani dinanzi ad Orléans, nel conihallimento di Jar- 
gea'u e nella giurista di Slopl-Pìloer essa preci pi tossi 
sempre por la prima in mezzo a' nemici, e restò costan- 
temente nel più follo dulia misdiia, combattendo con 
gagliardia e incoraggiando i suoi. Negli assedi di Orlé- 
ans, di Jargeau, di i'arigi ella ne dirigeva gli assalti, 
discendeva nei fossati ed eri prima a montar la scala. 



rendere avvi 
loso ch'egli 



in quel poslo da lui occupalo un gentiluomo colpito 
da un proiettile lancialo dalla macchina. La sua attiviti 
poi giungeva fino ali' impazienza, e può essere giusta- 
mente considerata come il principio vivificatore dirim- 
petto a un governo letargico e che ignorava i successi 



CAPITOLO QUARTO 133 

non favorire coloro che si riposano. Malgrado però la 
sua foga, era Giovanna dotala di molla prudenza; e una 
prova luminosa ne diede nella marcia che precesse la 
battaglia di Palay coli' opporsi, al passo troppo concf- 
lafo del corpo principale dell'armala affinchè non giun- 
gesse ìn disordine dinanzi al nemico. Nella piccola 
guerra poi era Giovanna eccellerne Difallo ella fece 
spesso ricognizioni, e sovratulio amhìva di condurre 
l'avanguardia, come fece nella famosa marcia dà Gìen 
a Iteims; marcia clic fu tutta opera sua, nel concepi- 
mento e nella esecuzione. 

campi di ballaglia e in mezzo alla gloria, che grande, 
mera vi j;l iosa, sublime apparve eziandio nelle sue angu- 
stie, ne' suoi dolori, durante la prigionia, il processo e 
nelle ore del supplizio. Avvinta con' sincero amore e 
sublime fedeltà al suo sovrano, seppe essa tollerare per 
que3lo'i torti e gii oltraggi de' suoi persecutori senza 
mai la menta rei dell'oblio in che il re l'aveva abbando- 
nala. Alle scabre interrogazioni dei suoi giudici essa 
guardava ferma e tranquilla in volto a' nemici che più 
di una volta avvili e confuse, abbattendone i disegni e 
e sfolgorando in mezzo a loro di tutta la pompa del- 
l' innocenza. Ciliare, brevi, precise, sincere erano le sue 
risposte, e nulla aveano di debole, d'indeciso, di fan- 
tastico o di esaltato, c tutto portavano l'impronta di 
uno spirilo fermo, ardilo, generoso, penetrato della ve- 
rità e giustizia della sua causa. Pie le anguste mura del 
carcere, né i spietati custodi, né i giudici iniqui, né i 



131 fflOVAKKÀ BAMtf 

Spasimi atruci della morte potevano far vacillare il suo 
spirito, la sua costante ferrala. Giovanna può essere 
offerta qual simbolo de! più bello e cristiano sacrifizio 
della vita ! 

La vita -della Pulzella ci offre due periodi, due 
ipotesi, due nature diverse. L'nna è contraddistinta per 
la missione divina che la condusse da Domremi a fteims 
c il cui scopo era quello di liberare la città di Orleans 
e di far consacrare il re a Reims. In questa noi vediamo 
realizzarsi i due grandi fatti che essa aveva annunziato 
e i soli impegni che essa aveva dichiarato di compirò 
in persona in nome ili Din. A questo punto di vista si 
può asserire che Giovanna, esaltala dal sentimento po- 
polare e patriottico, abbia tratto esclusivamente da 
questo lo sue soprannaturali ispirazioni che la spinsero 
a dedicarsi tutta per una causa santa, per la quale essa 
aveva fatto quanto poteva (ino all'epoca inclusiva della 
coronazione del re. L'altro periodo che la spinse da 
Reims a Compiègné, ossia l'altra natura puramente umana 
non è che un miscuglio 1 di contraddizioni, d'incertezze, 
d'impotenza, ed in cui Giovanna; proseguendo le eon- 
iegvertze della sua missione, non trovava più nelle sue 
voci che lumi incerti e vacillanti cui venivano a mi- 
schiarsi, in modo da abusarne spesso, i consigli della 
politica umana. Ma se il prestigio della Pulzella à de- 
clinato di fatto dopo il termine della sua vera missione 
fino al' giorno della sna cattività, noi la rinveniamo, 
nel suo processo, più grande e più ammirabile ancora, 
se è possibile, che -nel corso de' suoi maggiori trionfi; 



cài ITOLO qlauto i:ì!> 
Ecco come Carlo No. liei- riassumo lolla la vita di 
questa prodigiosa eroina: „ Quando si lion dietro dice 
egli, a questa giovane guerriera nel olezzo di quello 
mischie sanguinóse, su quelle mura percosse che un 
istante più lardi vanno a coprir il nemico dello loro mi- 
ne, o die fa si vede ini passibile non opporre allo sforzo 
de' soldati furiosi che il suo stendardo spiegalo o il ro- 
vescio delia sua azza; quando si senio qnesla giovano 
dei campi arringare i primi cavalieri del regno, gli 
uomini i pili distìnti del suo tempo con (crmini che li 
riempiono dì meraviglia e di rispetto; quando si svilup- 
pa questo lungo segnili» di l'alti così diligili a. [ire vederi;, 
che ella a annunzialo e che si som» sjmpro verificati, 
secondo lo stia p.irolo, sia durante il tempi) che era essa 
lilla testa delle truppe, sia anche dopo, allorquando, 
eadula nelle inani degl' Inglesi e abbandonala ai loro 
carnefici, cessò di esercilare la minima influenza sugli 
avvenimenti; quando sì rinviene l'eroina di Orléans in 
quella procedura mostruosa, ultima prova di lauta inuo- 
(ieiiza e virtù; quando la si sonte invocare ancora, in 
mezzo alle fiamme che stanno per divorarla, i santi « 
fo santo, di cui ella à narrato con ima convinzione così 
profonda, con donagli così ingenui la meravigliosa assi- 
stenza, quando si ricorda che in quel momento su pre- 
che aveva passato sotto gli ocelli del mondo una gio- 
vinezza piena di purità e di gloria la quale non aveva 
neppiir lascialo pretesto al più leggero sospetto, è ben 
diCiéilé di noir credere che t'essere il più meraviglioso 



13U GIOVANI» DARCD 

rhe abbia giammai onorala l'umanità avesse ricevuta la 
sua missione da un poterà supsriore all' umanità slessa „. 

£ l'erudito Atanasio Renard (a) ci rappresenta la 
guerriera inspirala, the anco in mezzo ai suoi più bei 
trionfi sfugge le vanità egualmente che gli omaggi della 
terra e riferisce lutto a D.o, dolce e graziosa immagine 
die nei fossili di niellili avvertila dalle .'«e voci deità 
sua prossima disgrazia, l'accetta eon rassegnazione; ''he 
si raccoglie nella sua fede primiera, e lascia agi' Inglesi, 
per addio, le predizioni più sicure di Poiliers; e che r.el 
mezzi degli oltraggi e delle invettiva da cui viene op- 
pressa prinia di esser condotta al supplizio, sentendo 
accusare il suo re, non prende la parola che per. difen- 
derlo e testificare sino alla fine il suo ris|ietlo per colui 
che non à mai cessalo di essere a' suoi occhi la perso- 
nificazione della patria. 

Giovanna Dnrco è un personaggio in parte leg- 
gendario e in parie storico; la missione è coperta di un 
velo che il tempo, lungi dal sollevare, sembra invece , 
abbia abbassalo: nel medio evo per alcuni era essa una 
santa, per altri una maga; nei tempi moderni per gli 
uni ó slata l'angelo della monarchia leJtlima, per gli 
altri la personificazione dell'energia e della fede nazio- 
nale del popolo nel senso democratico di questa parala. 
Nk-helet e Martin la considerano sotto questo punto di 
vista. Per tutti si trova essa circondala del presligio 
delia poesia; la sua purezza, il suo coraggio, la sua 

(a) La Minimi di Jeanne d'Are. - pag. 21. 



I 

■ ' i 

Digiiizcd by Google 



càP itolo quarto 137 
potente intuizione elio le rivelava la scienza della guerra 
ed buco quella della politica e della diplomazia, tali 



quali erano no 


mpres. 


; in quel leinpo, anno indotto gl'in- 


lelligenli i più 


distii: 


di ad assegnarle, se non un posto 


Della corte dei 


messa 


ggieri di Dio, almeno uno più ele- 


vaio di quello 


cui pu 


j appartenere una semplice mortale. 


La noslra ero 


ina d 


iviene inconcepibile, a differenza 


dell'eroe dell'i 


i niichi 


là, che sì presta tanto alla forza 


fisica quanto ; 




■menta c all' intelligenza, a di cui 


il patfiotlismp 


e la 


virtù si posavano sul materialismo 


e si appoggiav, 




1 sacrificio della vita, ma per sai' 


varia se gli t 


ra po 


ssiuilc e per farla pagar cara al 


nemico, meni ri 




ina d'Orléans non agisce che sotto 


l'influenza di ti 


n poli 


re invisibile; il suo braccio è visivoj 


le stic armi in 


ofiensi 


ve mantengono la loro verginità: 



come colei che le portava. 

Mortale immateriale, spirilo avente un corpo tra- 
sparente, intermediario fra l'angelo e l'uomo, ella può 
diventare e diventa di fatto il soggetto di tulle le teo- 
rie religiose e polìtiche le più opposte. Così questo per- 
sonaggio allo a conservarli la sua unità e la sua fiso- 
uomia propria e individuale e diventalo molteplice, o 
gli storici, i panegiristi, i poeti, gli artisti gli à mio dato 
forma e apparenze diverse. A forza di essere il soggetto 
della meditazione si e talmente separato dalla realtà che 
ora partecipa della creazione fantastica ed è caduto nel 
dominio della impaginazione c dei sogni, ha notte e le 
sue illusioni àn no \ rimpiazzato il lume del giorno e la 
sua verità. Quando tornerà il giorno? Noi lo ignoriamo. 



hi ciovànha ò.ùtco' 

La storia à recentemente negato a Santa Genoveffa il' 
suo fuso e i suoi montoni: verrà essa forse a rendere 
(Giovanna al suo secolo con tutte le sue superstizioni, 
la sua grossolana ignoranza e i suoi costumi crudeli, 
in luogo di una pastorella, alla maniera della princi- 
pessa Maria d'Orléans (a), o di una eroina inspirata dal 
3<ìiiìo della monarcliia spirarne, o di una incarnazione 
della nazionalità rifugiata nei gradi inferiori della so- 
cietà, alla maniera de) Michelet e del Martin, noi ve- 
dremo con compiacenza una di quelle sibille avanzi 
delle tradizioni druidiche o del paganesimo, frammiste 
alle tradizioni cristiane in <piel tempo mal comprese. 

(a] tjuesta brava pu in ci passa espese al pubblico nel ' 181» 
una statua in piedi di Giovanna d'Arco, di cui mia cupia iir 
l'irono tu inviata dal re Luisi Filippo suu padre alla citta di' 
Orleans. 




Digilizod by Google 



GIOVANNA DARCO 

NELLA 

DIVINA FORESTA DI DANTE 
DI GIUSEPPE PINELLI 



. Vago già ili cercar dentro e dintorno 

■ La DIVINA FORESTA spessa e tifa.... 

• Un aura dolce 0 tenia mutamento 

. Aiere In se mi Cerio per la frnnle 

• Por cui lo (rande Ircmolandu pronta 

■ Tulle c quante piegavano 

■ Tamo rhe fili augellettl per le rime 

• esiliando riceveano in Ira lo foglie 

■ Che tenetan bordone alte sue rime 

• La sommo Ben questo loco 

- Diede per arra all'anni d' eterna paco. ■ 

Canio XVIII ia Pcirj. 



Per canlar gentilmente e perfettamente della Pul- 
zella d'Orléans,, aveva io più voile villeggiato l'idea 
di svilupparne Id storia maravigliosa per un' poema; ehè 
l'argomento si veramente non potrebbe meglio prestarsi 
all' uopo; ma il tempo ma ridimmi, sempre al disio, e 
'pur, volendo -per la mia studiosa figlia Bianca alcun 
verso comporri.', a farli presso di me esercirara nell'urte 
della declamazione, onde già, poco più che trilustre, 
seppe tanto distinguersi, pensai di scriverne un canto, 
cui renJo di pubblica ragione e per osiermi stalo da 
pnreieìii ri eh 'calo, e per dare a lei inconggiamenlo di 
valore a progredire con ìsludio e con impegno nella 
difficile e belllssim'arlc. 

io non ho che accennalo appena ai punti prin- 
cipali de Un fulgida istoria di Giuvanni Darò, muchi 
ne desiderasse più chiara coniczzn, potrà averne scel- 
tissima e di mollo erudita nuli' opera del eh. prof. G. 
B. Crollalanza ut un volume che porta il titolo - Ori- 
gine e Gesta di Giovanna Dareo - illustrato con 



U2 GIOVANNA DAUCO 

incisioni in legno; di cui già feci dovalo encomio nel- 
l'ottimo periodico romano - Il Filodrammatico - Num. 
18 an. 11. - Due punti particolarissimi sono a rilevarsi 
in quella istoria - Il primo che al nome D' Arco, ih 
molli scritto così, viene tolta l'apostrofe, sull'autorità 
del dotto e paziente Vallet de Vìrìville, il quale pub- 
blicò di punto una memoria, per che prova con savie 
ragioni che debba scriversi Darco. ,, Dilutto i Cronisti 
contemporanei, nota il Crollalanza, nominano il padre 
di lei Jaeobus Darcius, e non Da Arca, o De Areu „ 
II secondo poi è sull'origine di Giovanna, cui prova con 
ragioni c con documenti derivare dalla nobile Famiglia 
Ghisilieri di Bologna, ciò che non hanno diniegalo né 
anco le presentì accademie francesi - Quindi io torno 
a porgere molli encòmi al mio nobile amico professor 
Crollalanza, unilamenlc a tanti altri suoi egregi ammi- 
ratori, che nella sua Sforia Militare ili Francia, e in 
aitre sue dotte pubblicazioni sanno apprezzarne il ferace 
ingegno e la grande operosità, per che viene di mollo 
onorato sì nell'Italia, che fuori. 

Mi è grato sperar quindi che sia ben accoliu il 
mio pensiero diretto dall' idea gentile del Hello ad ono- 
rare la patria e la virtù. 

Di Roma « di 111 marzo I86U 



Giuseppe Pirelli 



DigitizGd by Google 



Digìlìzed by Google 



APOTEOSI DI GIOVANNA DJRCO 



GIOVANNA DARCO 



povc son'io? Che solva è qucsla, ccomc 
Qui trapassai?.... Qu al' inneggiar sublime 
Udo d'intorno, e qual mie sciolte chiome 

Agita aurctta, che fien dalle cime- 
Così ridenti di quell'alto monte 
Ove gli augelli alternati liote rime? 

Beata io son! - Per l'attonita fronte 
Mi ferisce quell'aura dolcemente, 
E sì fa tremolar le foglie pronte.... 



1U GIOVANNA DAUCO 

Che selva è questa?.... Sogno, ovver la mente 
Esco d'un sogno errili ile e fatale 
Sì eh' anco mi si par la fiamma articoli; ? 

Chi mi consiglia?.... Oh visi»! .... Ecco - ini!' alo 
Corre vèr me, tutta legjjiaiira c presta 
Donna, il cui volto nnn appar mortale.,... * 

A un tratto si la divina foresta 

Irraggia, e 1 aura e il culle imparadisa 
Come in un di che il del sia messo a festa. 

Ma do, non erro.... È (lessa.... L'indivisa 

Immagin del mio cor, clic al (ronco io scorsi, 
Ond ebbi l'elmo, il brando e la divisa! 

In tante guerre già m'offristi amica, 
Ove per Carlo, re di Francia, io corsi, 

„ Non li smarrir {così par che mi dica) 

Kon' li smarrir, thè il fin del Lio valore 
Non è la gloria de la tua lorica ! 

„ Ora incomincia il vero tuo splendore; 
Ora di lue virtù premio godrai.... 
Sei su la soglia de l'eterno Amore „, 



NELLA DIVINA FORESTA U3 

Ecco - S'urrola.... Aliimà.... Perchè tcn voi?... 

Ferma, deh! ferma.... oh immagine di Ciclo!.... 
Ma più non m'ode.... Ed or?... Che disse mai?.'.. 

Qual da' miei lumi cade (ilio velo! 

Dunque passò la vita mia terrena ? 
Io dunque già qui libero m'incielo? 

Pur, quella vita, di travaglio piena, 
Che qnì d'Italia il fato trasfigura, 
Di Francia nell'istoria s' incatena! 

Oh mio battaglie! oh debellate muro!.... 

Di patrio amor tutta inspirata e accesa, 
Spe»so balzai '1 nemico a ia verzura - 

Sulla Loira la città sorpresa 

Veder sembrami ancor, che a le vedette 
Mirò come obbligò gli Angli a la resa. 

Ogni baluardo, e quel de le Torrette, 

Or'opran miei guerrier gran maraviglia, 
Cader nel picn furor ile le vendette I 

E col sacro stendardo, che s'ingiglia, 
Tutta a trionfo entrare in Orleàno 
Che al giubilo avea sciolto allor la briglia, 

IO 



Ufi GIOVANNI dàuco 

Oli! le gran fesle che al Signor Sovrano 
Ed a la Vergici, mia salute c guida. 
Fece quel popol generoso, umano! 

Poi corro a Loche, C tulla par sorrida 
Tra le accoglienze regie e cittadine; 
E Carlo esorto sì per nuova sfida ! 

„ Gentil Dalfino! Ornai le pellegrine 

Gemme, onde a Reims or girne egli è mestieri 
Per consacrarti re, cingan tuo trine... 

„ Ma dubbio è il re? - Di già ne' miei pensieri 
Il dì Iraluce di mìa fin... Comprendi 
Che d uopo bo ben d'oprar co' mici guerrieri... 

„ Deh! tu del regno e di te cura prendi!,..,, 

Ecco Jargeau !... Che fia?... Fuggono i Franchi? 
Ah! no... coraggio!... l'onta, or via, s'emendi! 

E Tu vittoria ia mia voce, e stanchi, 
Ma. vincitori a Pataj si li meno, 
Ch' alto trionfo il lor valor rinfranchi. 

Si vola a Reims, e i miei guerrier più freno 
Per la gioia non hanno, e là rs Carlo 
É coronalo, ed io ma paga appieno. - . 



MILA BIYINA (OHf.m H7 

Porgendo .illor mio brando a lui. si parlo: 

„ Compiuta e l'opra mia, risorto 4 il regno: . * 
Thii> rieda .i rampi miei oiun può vietarlo! ,. 

Invan - Castri n ^nni a novello impegno 

Par ini si colle.... ahimè!.... Gli ultimi, acerbi 
Allori, the mi fur di morte pegno!..,. 

Abbandonata in mezzo ■ que' superbi. 

Ahi! di Yendòme il Iraditor bastardo 

Mi Tende agli Angli!... A che, Dio! tu mi sorbi*.., 

Son prigioniera!... Il suol dall'alto io guardo.... 
Mi lancio del veron....wa resto immersa 
Nel sangue mio, the grida anco al codardo!.... 

Fossi allor morta o in polvere conversa!..., 
Pur volle Iddio di mia virtù l'estrema 
Orribit prova, thè fia l'alma tersa! 

Nuova preda degli Angli, io nulla ho tema; 
Ma un tribunal, pieno d' infame gara, 
Mi danna al rogo, e, vii! di ine por trenta! 

Oh Roano, Roano! d'ogni affetto avara, 

Ch'io muoia in te dunque pur vuoi?.... Dio Santi)... 
Che cosa è quanto agli occhi miei si para?... 



148 GIOVANNA DARCO 

Tre palchi io scorgo.... E chi vi siede!... Accanto 
A la regale pompa i sacerdoti 
Tutti coperti di lugubre ammalilo! 

Ma la, che si erge, ohimè! Ira que' devoti 

O ìpocritichc sicno?...un rogo!!!. ..Ahi rista! 
Oh terra! A tanto orror che non ti scuoti? 

lo piango... io fremo... e morte non mi attrista... 
Ma il modo sì «radei, sì dispietalo 
Fa, in sua conscienzia pura, l'alena (rista... 

Vescovo di Bovès, chà piangi?... Il fato 

Di chi mi giudicava è in man di Dio!.... 
Or, un conforto non mi fia negato! 

Una croce, una croce io sol disio.... 

Non toccarmi, o carnefice ... l'arretra.... 
Indietro, o sgherri.... Sì - pronta sou'io. 

Ecco....salìsco la catasta (etra... 

Ecco... s'accende... s'ergono le fiamme...!! 
, Ecco... ciascuno per tcrror s'impietra!... 

Oh crudi, atroci spasimi!... Le fiamme 

Brucian mie vesti, cui voller leggiere, 
Chè mie membra paressor tra le fiamme! 



NELU DIVINI FORESTA 149 

In lai martirio innalzo a Dio preghiere.... 
Ahi strano!... Io uranio...! ! Oh vista! E qocllc, 
Quelle son dunque le celesti sfere?... 

Oh me felice!... Io salgo alfin le stelle!... 



INDICE 



Dedica ... r pag. li 

CAPITOLO I. — Deplorabile condizione della 
Francia alla morte di Curio VI — Assedio di 
Orleans — Il conte di Dunois — Fortificazioni 
l u.'li uitc iLikV Infilisi .illuni» alla piazza — Bal.- 
taglia di Rouvr.iy o delle Aringhe — Condizione 
disperala dai difensori «l'Orléans . . pag. ~t 



CAPITOLO II. - Giovanna Parco - Sua ori - 



Si [irt'ieiita al s 


re di Baiidricnurl - (Juindi * 


Callo Vii - A 


ssumc il cannando di ua (■ 


cito — IntroJui 


v un convoglio di meri in Or- 


léans — Suo ir 


gresso in questa città — Prende 


■1- ascilo albine 





poter degl' Inglesi — Liberazione di Orleans pag. 25 

CAPITOLO III — Dopo la liberazione d'Or- 
leans, fiiuvanna ritorna presso il re e lo esorta 
a muovere alla vòlta di Rcum — Assedio n 
presa di Jargeau — Press di Beangeocy — 



Dlgiu;atì By Google 



Dettaglia di Patay — Marcia vittoriosa dell' eser- 
cito francese da Orléans a Ruims — Assedio e 
presa di Trojes — Coniacraiione di Carlo VJI 
a Reims — A a n e — Giovanna 

cade prigioniera in poter detti' Inglesi — Libe - 
razione di Compierne .... pag. 81 

CAPITOLO IV. — Processo e supplizio di Gio - 
vanna — Si riabilita, la sua. memoria. — Monu- 
menti pretti in nnor suo — Suo carattere — 
Sua militare perizia — Conclusione . pag. 110 

Giovanna Darco nella Divina Foresta di Dante — 
Canto di Giuseppe Pinclli pag ii3 



OOS6 995^4 



Digitizod &/ Google 



Digitized by Google 



DigilizMDy Google 



Digitizod &/ Google